Cia Agricoltori italiani ha presentato oggi, alla Camera dei Deputati, la Fondazione EnerCia, una comunità energetica rinnovabile nazionale pensata per accompagnare le imprese agricole nella produzione di energia pulita senza sacrificare i terreni coltivati, con l’obiettivo di ridurre le bollette e creare nuovo reddito attraverso l’agrivoltaico.
Fondazione EnerCia, il progetto di Cia per le aziende agricole
La nuova Fondazione EnerCia nasce dentro una fase in cui molte aziende agricole italiane, strette tra costi energetici, burocrazia e margini ridotti, guardano alle Comunità energetiche rinnovabili come a una possibilità concreta. L’iniziativa, illustrata da Cia Agricoltori italiani, punta a mettere insieme produzione di cibo e produzione di energia rinnovabile, evitando quella competizione tra “food” e “no food” che in passato ha accompagnato una parte dello sviluppo del fotovoltaico sui terreni agricoli.
Il punto, spiegano dall’organizzazione, non è coprire campi produttivi con pannelli senza criterio, ma costruire impianti capaci di convivere con le coltivazioni. L’agrivoltaico, in questa impostazione, diventa uno strumento tecnico e imprenditoriale: consente di produrre energia, ridurre i consumi aziendali e, allo stesso tempo, mantenere la funzione agricola del suolo. Non una scorciatoia, dunque. Piuttosto un percorso guidato.
Agrivoltaico, bollette ridotte e reddito aggiuntivo
Secondo l’esempio presentato nell’ambito del progetto, un investimento di circa 120mila euro per un impianto agrivoltaico da 183 kWp potrebbe consentire a un’azienda agricola di soddisfare il proprio fabbisogno energetico e generare un possibile reddito aggiuntivo stimato in oltre 2.000 euro al mese. A questo si aggiungerebbe il beneficio dell’autoconsumo, valutato in circa 6mila euro l’anno per il risparmio sui costi dell’energia.
Sono cifre che, naturalmente, dipendono dalla dimensione dell’impresa, dai consumi, dalla localizzazione dell’impianto e dalle condizioni di accesso agli incentivi. Ma il messaggio di fondo è chiaro: per molte realtà agricole, soprattutto piccole e medie, l’energia può smettere di essere solo una voce di spesa e diventare una componente stabile del reddito. “Una leva in più”, ha confidato un tecnico presente alla presentazione, indicando proprio la difficoltà delle aziende a reggere gli aumenti degli ultimi anni.
La Fondazione, nelle intenzioni di Cia, servirà anche a evitare che l’imprenditore agricolo venga lasciato solo davanti a norme, pratiche autorizzative e valutazioni economiche non sempre semplici. In quel passaggio, spesso, molti progetti si fermano.
Comunità energetiche rinnovabili e territori rurali
Il progetto targato Cia Agricoltori italiani, riassunto nello slogan “Rinnovabile è Agricoltura”, guarda oltre il singolo impianto aziendale. L’obiettivo è inserire le imprese agricole dentro le Cer, le Comunità energetiche rinnovabili, in modo da condividere l’energia prodotta con altri soggetti del territorio: famiglie, enti locali, piccole attività, cooperative, realtà sociali.
È qui che la dimensione rurale diventa centrale. Un impianto collocato in un’azienda agricola può infatti produrre benefici non solo per l’imprenditore, ma anche per la comunità circostante, se inserito in un modello di condivisione regolato e sostenibile. La transizione energetica, vista da questa prospettiva, non passa solo dai grandi parchi o dalle aree industriali, ma anche dalle cascine, dai poderi, dai distretti agricoli.
Resta il nodo amministrativo. Le procedure per realizzare impianti, accedere agli incentivi e costituire una comunità energetica richiedono competenze tecniche, fiscali e legali. Proprio per questo Fondazione EnerCia si propone come struttura di accompagnamento: non solo consulenza, ma servizi integrati e supporto operativo. Una sorta di cabina di regia, nelle intenzioni dei promotori.
Fini: cibo ed energia non sono in competizione
“Si tratta di un passo concreto verso la promozione di modelli innovativi di produzione e condivisione di energia rinnovabile in ambito agricolo e rurale”, ha detto il presidente di Cia Agricoltori italiani, Cristiano Fini, durante la presentazione alla Camera. Fini ha insistito sul legame tra resa produttiva, difesa del suolo e valore per le imprese, spiegando che “cibo ed energia non sono in competizione, ma parte di una sfida comune”.
Il presidente di Cia ha parlato di “strumenti, servizi e competenze integrate” al servizio delle aziende agricole e dei territori. Il riferimento è alle piccole e medie imprese, che spesso hanno meno capacità di investimento e più difficoltà a orientarsi tra bandi, permessi e modelli contrattuali. Eppure sono proprio queste realtà a presidiare molte aree interne e rurali del Paese.
La sfida, ora, sarà tradurre il progetto in cantieri, impianti e comunità funzionanti. Con una condizione di fondo: la produzione agricola deve restare al centro. Solo così l’agrivoltaico potrà essere percepito non come sottrazione di terra, ma come una forma di integrazione del reddito e di protezione dell’impresa agricola dentro un mercato dell’energia ancora instabile.




