Il termine per la chiusura dell’incidente probatorio sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto a febbraio dopo il fallito trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, slitta di trenta giorni per consentire ai periti nuovi accertamenti sul caso. La proroga, chiesta nell’ambito dell’inchiesta coordinata dall’autorità giudiziaria, riguarda verifiche tecniche sul cuore arrivato congelato da Bolzano e sulla documentazione del Centro Nazionale Trapianti, passaggi ritenuti necessari prima di arrivare a una conclusione.
Incidente probatorio sulla morte di Domenico Caliendo, chiesta la proroga
L’incarico ai periti era stato conferito il 3 marzo dal giudice Mariano Sorrentino e prevedeva un termine di 120 giorni per il deposito degli esiti. Ora, se arriverà il via libera del magistrato, il calendario si allungherà a 150 giorni. Un mese in più, dunque, per chiudere un accertamento che resta delicato e che riguarda una vicenda seguita con attenzione dalla famiglia del piccolo e dai loro legali.
Secondo quanto emerso, la richiesta di proroga nasce dalla necessità di svolgere ulteriori verifiche medico-legali e documentali. Al centro dell’attenzione c’è il percorso del cuore destinato al trapianto, arrivato a Napoli da Bolzano in condizioni che gli inquirenti stanno ancora ricostruendo nei dettagli. Non solo. I consulenti dovranno esaminare anche gli atti e le comunicazioni del Centro Nazionale Trapianti, per capire tempi, procedure e responsabilità lungo tutta la catena sanitaria.
La morte di Domenico Caliendo, due anni e mezzo appena, aveva scosso la comunità napoletana e acceso un confronto sul funzionamento della rete dei trapianti pediatrici. Il bambino era ricoverato al Monaldi, centro di riferimento per la cardiochirurgia, in attesa di un organo compatibile. Poi il trapianto non riuscito, il peggioramento delle condizioni e il decesso, arrivato dopo giorni di apprensione per i familiari.
Il cuore arrivato da Bolzano e gli accertamenti dei periti
Uno dei nodi tecnici riguarda il cuore giunto congelato da Bolzano, elemento su cui i periti sono chiamati a fornire una valutazione puntuale. Gli accertamenti dovranno chiarire le modalità di conservazione, trasporto e gestione dell’organo, oltre alla compatibilità con le condizioni cliniche del bambino in quel momento. È su questo tratto della procedura, secondo le prime ricostruzioni, che si concentra una parte consistente del lavoro istruttorio.
La verifica non si limita però al dato materiale dell’organo. I periti dovranno incrociare referti, registri, comunicazioni interne, note operative e documenti prodotti dagli enti coinvolti nella procedura. Una mole di carte che richiede tempo, hanno spiegato fonti vicine al procedimento, perché ogni passaggio può incidere sulla lettura complessiva dei fatti.
Il giudice Mariano Sorrentino dovrà ora pronunciarsi sulla proroga. In caso di accoglimento, il deposito della relazione slitterà di trenta giorni rispetto alla scadenza originaria. Solo allora, con un quadro tecnico più completo, le parti potranno valutare gli sviluppi dell’indagine e le eventuali responsabilità legate al fallito trapianto di cuore.
Risarcimento alla famiglia, tempi più lunghi per l’accordo
Lo slittamento dell’incidente probatorio avrà effetti anche sul fronte del possibile risarcimento tra l’ospedale Monaldi e la famiglia di Domenico. La discussione sull’accordo, inizialmente attesa in tempi più ravvicinati, non avverrà prima del 20 luglio. Anche qui, la ragione è legata alla necessità di esaminare nuova documentazione prima di arrivare a una decisione.
La struttura sanitaria, secondo quanto riferito, ha chiesto di approfondire gli atti relativi alla disponibilità di un secondo cuore per il bambino. Un organo che sarebbe potuto arrivare da Bologna e che, nella ricostruzione ora al vaglio, rappresenta un passaggio chiave per comprendere se vi fossero alternative praticabili in quelle ore. Una domanda semplice, almeno nella formulazione. Molto meno nella risposta tecnica.
Nel fascicolo rientra anche la questione dell’esclusione temporanea di Domenico dalla lista dei pazienti trapiantabili, avvenuta nello stesso frangente. Gli accertamenti dovranno chiarire quando sia stata disposta, per quali ragioni cliniche e con quali conseguenze sulla possibilità di ricevere un altro organo. È un punto che pesa, e che la famiglia vuole vedere chiarito senza zone d’ombra.
La famiglia attende risposte sul caso del piccolo Domenico
Per i genitori di Domenico Caliendo, il rinvio significa attendere ancora. Non solo per l’eventuale risarcimento, ma soprattutto per una ricostruzione completa di quanto accaduto al figlio all’interno del percorso sanitario. In queste settimane, i familiari hanno mantenuto una linea prudente, affidandosi ai legali e aspettando gli esiti degli accertamenti disposti dal giudice.
La vicenda resta sul terreno giudiziario, ma conserva una forte dimensione umana. Un bambino di due anni e mezzo, una corsa contro il tempo per un trapianto di cuore, un organo arrivato da fuori regione e poi una serie di passaggi che ora devono essere verificati uno per uno. Carte, orari, decisioni cliniche. Tutto conta.
Il lavoro dei periti dovrà stabilire se le procedure siano state rispettate e se eventuali criticità abbiano inciso sull’esito del trapianto. Fino al deposito della relazione, ogni conclusione resta prematura. Ma il nuovo termine, se autorizzato, indica che gli accertamenti sul caso Domenico Caliendo non sono ancora chiusi e che la magistratura intende approfondire anche gli aspetti rimasti finora meno chiari.
