Il corteo per il 25ennale del G8 di Genova è arrivato oggi, lunedì 20 luglio 2026, in piazza Alimonda, a Genova, per ricordare Carlo Giuliani, il manifestante ucciso il 20 luglio 2001 durante gli scontri con le forze dell’ordine, ripercorrendo i luoghi simbolo di quelle giornate segnate da violenze, ferite ancora aperte e memoria politica.
Piazza Alimonda gremita per il ricordo di Carlo Giuliani
In piazza Alimonda, davanti al cippo con la targa “Carlo Giuliani ragazzo”, il corteo si è fermato per alcuni minuti. La piazza, riempita da manifestanti arrivati da diversi spezzoni del movimento antagonista e della sinistra di base, ha accolto il passaggio con cori, bandiere e cartelli. “Siamo tutti Carlo Giuliani”, hanno scandito in molti, mentre altri rispondevano: “Le nostre idee non moriranno mai, Carlo è vivo e lotta insieme a noi”.
Sul cippo sono stati deposti fiori e, accanto alla targa, anche due estintori, simbolo diretto di quella sequenza del 20 luglio 2001 che portò alla morte del giovane manifestante. Un gesto preparato, non improvvisato, che ha richiamato il momento più discusso e doloroso degli scontri di allora. Alcuni partecipanti si sono avvicinati in silenzio, altri hanno alzato il pugno. Per qualche minuto il rumore del corteo si è abbassato, poi sono ripartiti i cori.
Lo striscione sulle scale della chiesa e i cori del corteo
Sulle scale della chiesa affacciata sulla piazza, un gruppo di giovani ha esposto uno striscione con la scritta: “20/7 bandiere rosse al vento. Uccidono un compagno, ne nascono altri 100”. La frase, accolta da applausi e slogan, ha segnato uno dei passaggi più visibili della commemorazione. Intorno, tra bandiere rosse, vessilli dei collettivi e striscioni locali, si sono raccolti anche curiosi e residenti, molti affacciati ai balconi o fermi ai margini della piazza.
La tappa in piazza Alimonda ha rappresentato il cuore simbolico della giornata. Qui, il 20 luglio 2001, Carlo Giuliani venne colpito da un colpo d’arma da fuoco esploso da un carabiniere durante gli scontri nei pressi di un mezzo dell’Arma. Aveva 23 anni. Da allora quel punto della città è diventato, per una parte del movimento, un luogo di memoria civile e politica. Non solo un anniversario, dunque. Una ferita che ritorna.
Il percorso nei luoghi del G8 e la marcia verso De Ferrari
Dopo il momento di raccoglimento, il corteo del 25ennale del G8 di Genova 2001 è ripartito verso il centro cittadino, seguendo un percorso pensato per attraversare alcuni dei luoghi chiave degli scontri e delle violenze di quei giorni. La manifestazione, secondo le prime informazioni raccolte sul posto, si dirige verso piazza De Ferrari, punto di arrivo previsto della mobilitazione.
Nel passaggio da piazza Alimonda al centro, il corteo ha cambiato anche lo striscione di apertura. In testa è comparsa una grande scritta nera: “Trump, Vannacci, sucate”. Un messaggio politico diretto, rivolto contro l’ex presidente statunitense Donald Trump e contro il generale ed europarlamentare Roberto Vannacci, inserito dentro una manifestazione che, pur nata nel segno della memoria del G8, ha assunto anche toni legati all’attualità internazionale e nazionale.
Il clima, lungo il percorso, è rimasto teso ma controllato. I manifestanti hanno avanzato tra cori, tamburi e slogan, mentre le forze dell’ordine hanno seguito gli spostamenti lungo le vie interessate dal passaggio. Non risultano, al momento, incidenti segnalati dalle autorità. In molti, soprattutto tra i partecipanti più giovani, hanno spiegato di essere scesi in strada “per non lasciare quella storia ai libri o agli archivi”, come ha detto un ragazzo con una bandiera rossa sulle spalle.
Ventacinque anni dopo, una memoria ancora divisiva
Il G8 di Genova del 2001 resta uno degli snodi più complessi della storia recente italiana. Le giornate del vertice internazionale furono segnate da manifestazioni di massa, scontri, devastazioni, cariche e violenze, fino all’irruzione alla scuola Diaz e alle torture nella caserma di Bolzaneto, vicende sulle quali negli anni sono intervenute sentenze e condanne. La morte di Carlo Giuliani, avvenuta in piazza Alimonda, rimane il simbolo più forte e controverso di quei giorni.
A distanza di venticinque anni, la piazza genovese mostra quanto quella memoria sia ancora viva, ma anche divisa. Per i manifestanti, Giuliani è “un compagno ucciso” e il G8 rappresenta una frattura democratica mai davvero ricomposta. Per altri, resta una pagina da leggere dentro il contesto di scontri duri, responsabilità diverse e ordine pubblico fuori controllo. In mezzo, Genova. La città che ancora oggi, ogni 20 luglio, vede tornare cortei, fiori, slogan e domande rimaste sospese.
