Washington ha annunciato oggi, venerdì 24 luglio 2026, nuovi dazi statunitensi tra il 10% e il 12,5% su decine di partner commerciali, compresi diversi Paesi europei, per rispondere — secondo la Casa Bianca — alle preoccupazioni legate al lavoro forzato nelle catene di fornitura dirette verso gli Stati Uniti.
Trump conferma la stretta sui dazi
La decisione arriva nel giorno in cui scadono le tariffe temporanee del 10% introdotte dall’amministrazione di Donald Trump dopo l’annullamento, all’inizio di febbraio, di precedenti misure tariffarie da parte della Corte suprema. La Casa Bianca, in una nota diffusa nella mattinata americana, ha spiegato che i nuovi prelievi entreranno in vigore da oggi e saranno applicati alle merci provenienti dai Paesi ritenuti non abbastanza attivi nel contrasto al lavoro forzato.
Il passaggio, nelle intenzioni dell’amministrazione, non è solo commerciale. È anche politico. Trump, che da mesi insiste sulla necessità di “riequilibrare” i rapporti con gli alleati e con i grandi esportatori verso gli Stati Uniti, ha scelto di sostituire i dazi in scadenza con un pacchetto più mirato e, in diversi casi, più oneroso. “Non possiamo accettare che prodotti legati allo sfruttamento entrino nel nostro mercato senza conseguenze”, ha spiegato un funzionario della Casa Bianca durante un briefing con i giornalisti.
Nel mirino 60 partner commerciali
Secondo una scheda informativa pubblicata dall’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti (Ustr), le nuove misure riguarderanno complessivamente 60 Paesi partner e copriranno il 99,4% del commercio statunitense interessato dalle verifiche sulle catene globali di approvvigionamento. Il documento non elenca, nella sintesi diffusa alla stampa, tutti i settori coinvolti, ma precisa che le tariffe saranno applicate in modo differenziato, con aliquote comprese tra il 10% e il 12,5%.
Restano esclusi, ha chiarito Washington, i prodotti già sottoposti a dazi settoriali specifici. In altre parole, le merci colpite da provvedimenti precedenti su acciaio, alluminio o altri comparti regolati da misure dedicate non dovrebbero essere toccate da questa nuova tranche. Un dettaglio tecnico, ma rilevante per le imprese: nelle ultime ore gli importatori americani hanno iniziato a chiedere chiarimenti ai consulenti doganali, soprattutto nei porti della East Coast e nei grandi hub logistici del Midwest.
La motivazione: lavoro forzato nelle filiere
Il cuore del provvedimento, almeno nella versione fornita dall’amministrazione Trump, riguarda il rispetto dei diritti dei lavoratori nelle filiere che riforniscono il mercato americano. Washington sostiene che alcuni governi non abbiano fatto abbastanza per prevenire o sanzionare pratiche di sfruttamento del lavoro, anche quando queste emergono lungo catene di produzione complesse, con subappalti e passaggi intermedi difficili da tracciare.
“Si tratta della più ampia azione internazionale mai intrapresa dagli Stati Uniti, e da qualsiasi Paese, in materia di diritti dei lavoratori”, ha dichiarato un alto funzionario dell’amministrazione durante il briefing. Una frase pensata per dare alla misura un profilo etico, oltre che protezionistico. Eppure, tra Bruxelles e le capitali europee, la lettura potrebbe essere diversa: nuovi dazi significano costi più alti per le aziende esportatrici, possibili ritocchi ai prezzi e un nuovo fronte di tensione nei rapporti transatlantici.
Le possibili ricadute sui rapporti con l’Europa
Per l’Unione europea, già impegnata da mesi in un confronto difficile con Washington su commercio, industria e sicurezza economica, l’annuncio apre una fase delicata. I Paesi europei coinvolti non sono stati indicati nel dettaglio nella comunicazione iniziale, ma la Casa Bianca ha parlato di “molti partner commerciali europei”, lasciando intendere che la misura possa avere un impatto anche su settori con scambi consolidati con gli Stati Uniti.
Le reazioni ufficiali, nelle prime ore, sono state caute. A Bruxelles si attende di esaminare il testo completo del provvedimento prima di valutare eventuali risposte, hanno riferito fonti diplomatiche europee. Il punto, però, è già chiaro: se i nuovi dazi Usa saranno percepiti come una barriera commerciale più che come uno strumento sui diritti del lavoro, il confronto rischia di spostarsi rapidamente sul piano delle contromisure. Per le imprese, intanto, la scadenza è arrivata: da oggi le nuove aliquote entrano nei conti, nelle fatture e nei contratti in corso.
