A Bologna, nel pomeriggio di oggi, il sit-in per Abderrahim Fakir, il 43enne morto domenica al quartiere Pilastro mentre era ammanettato, è sfociato in tensioni davanti a prefettura e questura, in piazza Roosevelt, dove alcuni manifestanti hanno lanciato una bomba carta e la polizia ha risposto con idranti, lacrimogeni e cariche per contenere il presidio che chiedeva verità sulla morte dell’uomo.
Tensioni in piazza Roosevelt davanti a prefettura e questura
La situazione è cambiata nel giro di pochi minuti, quando una parte del corteo arrivato in piazza Roosevelt, nel centro di Bologna, si è avvicinata ai mezzi delle forze dell’ordine schierati davanti agli ingressi istituzionali. Secondo le prime ricostruzioni, tra urla, cori e spintoni, dai manifestanti sarebbe partita una bomba carta verso gli agenti in tenuta antisommossa.
A quel punto la polizia ha reagito con una carica, utilizzando anche idranti e lacrimogeni per allontanare il gruppo più vicino ai blindati. Alcuni partecipanti al presidio, sempre in base a quanto emerso sul posto, hanno staccato le protezioni dei finestrini dei mezzi blindati e le hanno lanciate contro i veicoli della polizia. La tensione, già alta fin dall’arrivo del corteo, è salita ancora.
Nella piazza, presidiata da diversi reparti, si sono sentiti scoppi secchi e poi il fumo dei lacrimogeni ha raggiunto anche le strade laterali. Alcuni manifestanti sono arretrati verso via IV Novembre e piazza del Nettuno, altri sono rimasti a ridosso degli sbarramenti. “Vogliamo sapere cosa è successo”, ripetevano alcune persone presenti al presidio, mentre gli agenti tenevano la linea davanti alla prefettura di Bologna.
Il presidio per Abderrahim Fakir e la richiesta di giustizia
Il sit-in era stato convocato per chiedere chiarimenti sulla morte di Abderrahim Fakir, 43 anni, deceduto domenica al Pilastro, periferia nord-est di Bologna. L’uomo, secondo quanto finora riferito, sarebbe morto mentre era ammanettato; su quanto accaduto sono in corso accertamenti e la famiglia chiede che venga ricostruita con precisione la sequenza dei fatti.
In piazza erano presenti centinaia di persone, tra amici, familiari, attivisti e cittadini arrivati per esprimere solidarietà. Cartelli, cori e striscioni chiedevano “giustizia per Fakir” e una verifica completa dell’intervento che ha preceduto il decesso. L’atmosfera, prima degli scontri, era tesa ma composta, con diversi interventi al microfono e un continuo afflusso di persone nella zona tra piazza del Nettuno e piazza Roosevelt.
Molti dei presenti hanno raccontato di voler “risposte chiare”, non slogan. Una donna, vicina alla famiglia, ha confidato che “nessuno può accettare una morte così senza capire”. Parole dette a bassa voce, quasi coperte dai cori. Poi, con l’avvicinarsi del presidio ai palazzi istituzionali, il clima si è irrigidito e il confronto con le forze dell’ordine è diventato diretto.
La sorella di Fakir sviene durante il presidio
Nel momento più delicato della giornata, la sorella di Abderrahim Fakir si è sentita male in piazza del Nettuno, proprio mentre il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, le stava porgendo il microfono per farla parlare davanti ai manifestanti. La donna è crollata a terra, tra lo spavento dei familiari e delle persone raccolte intorno al presidio.
Per alcuni istanti il brusio della piazza si è trasformato in un silenzio spezzato da richieste di aiuto. Alcuni presenti hanno fatto spazio, altri hanno cercato di proteggerla dalla calca. Poco dopo è arrivata un’ambulanza, che l’ha soccorsa sul posto. Non sono state comunicate, al momento, ulteriori informazioni sulle sue condizioni.
Il sindaco Matteo Lepore, presente al presidio, aveva raggiunto la famiglia per ascoltarne le richieste e tentare un momento di confronto. La scena del malore ha colpito molti dei partecipanti, già provati da una giornata segnata dalla rabbia e dal dolore. “È una famiglia distrutta”, ha detto una persona vicina ai parenti, mentre i soccorritori intervenivano in mezzo alla piazza.
Accertamenti in corso sulla morte al Pilastro
La morte di Abderrahim Fakir resta al centro degli accertamenti delle autorità competenti. Gli investigatori dovranno chiarire che cosa sia accaduto domenica al quartiere Pilastro, in quali circostanze l’uomo sia stato ammanettato e quali siano state le cause del decesso. Al momento, in assenza di una ricostruzione definitiva, il quadro resta affidato ai rilievi e agli atti che verranno raccolti nelle prossime ore.
La famiglia, sostenuta da una parte della comunità locale, chiede trasparenza e tempi rapidi. Una richiesta che oggi è arrivata nel cuore della città, davanti ai palazzi delle istituzioni, ma che è stata attraversata da momenti di forte tensione. Le forze dell’ordine, dopo gli scontri in piazza Roosevelt, hanno mantenuto il presidio nella zona per evitare nuovi contatti tra i gruppi più agitati e gli ingressi di prefettura e questura.
Resta da capire se nelle prossime ore verranno diffuse comunicazioni ufficiali sugli eventuali feriti, sui danni ai mezzi della polizia e sulle persone identificate durante i disordini. Intanto Bologna si ritrova con una ferita aperta: da una parte il dolore per la morte di un uomo di 43 anni, dall’altra la necessità di ricostruire i fatti senza zone d’ombra. Solo allora, forse, la piazza avrà una prima risposta.
