RTI S.p.A. Business Digital ha ribadito nel 2026, attraverso le note legali pubblicate sui propri contenuti online, il divieto di utilizzare testi, dati e materiali editoriali per l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa e per attività automatizzate di data scraping, indicando come titolare dei diritti la società con partita Iva 03976881007 e sede operativa a Cologno Monzese, nel Milanese.
RTI, diritti sui contenuti digitali e divieto di uso per l’intelligenza artificiale
Nel testo legale diffuso in calce ai contenuti, RTI S.p.A. Business Digital richiama il proprio copyright dal 1999 al 2026 e specifica che ogni diritto resta riservato. La formula, asciutta ma netta, riguarda i materiali pubblicati sulle piattaforme del gruppo e si inserisce in un contesto in cui editori, broadcaster e società digitali stanno ridefinendo i confini dell’utilizzo dei contenuti online.
Il passaggio più rilevante riguarda i contenuti e i dati personali trasmessi o riprodotti. RTI indica infatti che ne è vietata ogni utilizzazione funzionale all’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa. Una precisazione che, nel linguaggio giuridico delle piattaforme editoriali, punta a escludere usi non autorizzati da parte di software capaci di raccogliere e rielaborare grandi quantità di testi, immagini o informazioni.
Stop anche ai sistemi automatizzati di data scraping
La nota contiene anche un secondo divieto espresso: quello di utilizzare mezzi automatizzati di data scraping. Si tratta di strumenti informatici impiegati per estrarre in modo massivo dati da siti web, archivi digitali o pagine pubbliche, spesso senza un’interazione diretta da parte dell’utente.
Nel documento non vengono indicati casi specifici né eventuali contenziosi in corso. La formulazione, però, è chiara: l’uso automatizzato dei materiali non è consentito. In altre parole, chi intenda accedere, copiare o riutilizzare contenuti riconducibili a RTI S.p.A. Business Digital deve attenersi alle condizioni stabilite dal titolare dei diritti. Una linea che diversi editori europei stanno adottando, anche alla luce del crescente impiego di modelli generativi nel mercato dell’informazione.
La società, la sede e il perimetro editoriale
Nel testo viene indicata RTI S.p.A., società collegata a Mediaset N.V., con sede legale ad Amsterdam, nei Paesi Bassi. Gli uffici italiani risultano invece in Viale Europa 46, 20093 Cologno Monzese, indirizzo noto del polo televisivo e produttivo del gruppo.
Per la pubblicità viene citata Mediamond S.p.A., concessionaria attiva nella raccolta pubblicitaria. La presenza di queste indicazioni non è soltanto formale: serve a chiarire il perimetro societario, commerciale e legale entro cui vengono distribuiti i contenuti digitali. È il linguaggio standard delle informative editoriali, ma con un’aggiunta ormai sempre più frequente: il riferimento diretto all’intelligenza artificiale.
Il nodo tra editoria, dati e modelli generativi
La posizione richiamata da RTI rientra nel confronto più ampio tra industria dei contenuti e società tecnologiche. Al centro c’è il valore dei materiali editoriali: articoli, video, immagini, metadati e informazioni personali che possono essere raccolti, archiviati e usati per addestrare sistemi automatici.
Per gli editori, il punto è duplice. Da un lato c’è la tutela del diritto d’autore; dall’altro, la protezione dei dati personali e delle condizioni di accesso ai contenuti pubblicati online. La nota di RTI non entra nel merito tecnico, ma fissa un confine: senza autorizzazione, niente uso per addestramento AI e niente raccolta automatizzata. Un messaggio breve, messo in fondo alla pagina. Ma il segnale, nel settore, è tutt’altro che marginale.
