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Fakir morto ammanettato a Bologna, scontri con la polizia e accuse del legale: negano giustizia alla famiglia

Manifestanti si allontanano tra fumo e strada bagnata, con polizia in tenuta antisommossa e blindati sullo sfondo al Tensione in centro città: manifestanti si disperdono nel fumo mentre la polizia in assetto antisommossa presidia l’area.

A Bologna, nella serata di oggi, 21 luglio 2026, il presidio davanti a prefettura e questura per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir, 43enne deceduto mentre era ammanettato, è degenerato in scontri tra manifestanti e polizia, dopo il lancio di bombe carta e oggetti contro i mezzi delle forze dell’ordine.

Bologna, tensione davanti alla prefettura durante il sit-in per Abderrahim Fakir

La manifestazione era cominciata nel tardo pomeriggio tra piazza Roosevelt e piazza del Nettuno, nel cuore di Bologna, con centinaia di persone raccolte per chiedere chiarimenti sulla morte di Abderrahim Fakir. Cartelli, cori, qualche striscione tenuto alto davanti al palazzo della prefettura. Poi, con il passare dei minuti e il calare della sera, il clima è cambiato.

Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo di manifestanti avrebbe lanciato bombe carta verso gli agenti schierati in tenuta antisommossa davanti agli ingressi di prefettura e questura. La polizia ha risposto con idranti, cariche di alleggerimento e il lancio di lacrimogeni. In quel momento la piazza, fino a poco prima attraversata da slogan e richieste di giustizia, si è spezzata in più tronconi: da una parte chi cercava di allontanarsi, dall’altra chi continuava a fronteggiare gli agenti.

Alcuni manifestanti, secondo quanto riferito da fonti presenti sul posto, avrebbero staccato le protezioni dei finestrini di alcuni blindati per poi lanciarle contro i mezzi della polizia. Le sirene, il fumo dei lacrimogeni e l’acqua degli idranti hanno trasformato per alcuni minuti la zona in un’area di forte tensione. Una scena dura, nel pieno centro cittadino.

Feriti lievi tra agenti e manifestanti, il bilancio resta provvisorio

Il bilancio, al momento, parla di 11 persone con ferite lievi tra manifestanti e appartenenti alle forze dell’ordine. Si tratta di un dato ancora provvisorio, legato ai primi interventi effettuati durante e dopo gli scontri di piazza. Alcuni contusi sono stati medicati sul posto, altri sono stati presi in carico dal personale sanitario.

Le verifiche sono ancora in corso. Gli investigatori stanno raccogliendo immagini, filmati girati con i telefoni e riprese delle telecamere di zona per ricostruire la dinamica degli episodi più violenti. La posizione di alcune persone presenti in piazza, in base ai rilievi della polizia, potrebbe essere valutata nelle prossime ore.

La tensione è salita soprattutto quando una parte del corteo si è spostata verso il fronte della prefettura di Bologna, dove erano già stati predisposti cordoni di sicurezza. A quel punto il contatto è diventato più ravvicinato. Urla, spinte, fughe improvvise. “Stavamo andando via, poi abbiamo sentito i botti”, ha raccontato una persona presente al presidio, ancora con gli occhi irritati dal fumo.

La sorella di Fakir sviene in piazza del Nettuno

Nel corso della manifestazione si è sentita male anche la sorella di Abderrahim Fakir, proprio mentre il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, le stava porgendo il microfono in piazza del Nettuno. La donna è crollata a terra davanti ai presenti, in un momento già carico di tensione e dolore. Attorno a lei si è subito formato un cerchio di persone, poi l’arrivo dei soccorsi.

Un’ambulanza è intervenuta poco dopo per assisterla. La scena ha colpito molti dei partecipanti al presidio, perché arrivata mentre la famiglia stava provando a tenere la manifestazione su un piano di richiesta civile: verità, rispetto, accertamento dei fatti. Poco prima, familiari e conoscenti avevano ribadito la volontà di evitare provocazioni.

Il legale della famiglia Fakir ha preso una posizione netta contro le violenze esplose al termine del presidio. “Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”, ha detto l’avvocato, parlando di una “strumentalizzazione becera e violenta”. Poi ha aggiunto che il dolore della sorella, soccorsa per un malore, “è chiarissimo” e che quanto accaduto rappresenta “una ferita inflitta alla famiglia”.

Le reazioni politiche dopo gli scontri a Bologna

Gli scontri a Bologna hanno provocato anche le prime reazioni politiche. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, è intervenuto con un post su X, attaccando duramente i responsabili delle violenze. “Scontri a Bologna tra teppisti e Polizia. Irresponsabile e anti-italiana una sinistra che alimenta l’odio verso chi indossa una divisa e ci difende”, ha scritto.

Salvini ha poi annunciato l’intenzione di recarsi nei prossimi giorni a Bologna “per portare sostegno e solidarietà alle donne e agli uomini della Polizia di Stato”. Parole destinate ad alimentare il confronto politico attorno a una vicenda già molto delicata, nella quale si intrecciano il dolore di una famiglia, la richiesta di accertamenti sulla morte di Abderrahim Fakir e la gestione dell’ordine pubblico.

Resta centrale, intanto, l’inchiesta sulla morte del 43enne. La famiglia chiede che venga chiarito ogni passaggio, dalle circostanze del fermo alle condizioni in cui Fakir si trovava quando è deceduto. Solo allora, hanno ripetuto più volte i suoi familiari, sarà possibile parlare davvero di verità e giustizia. La piazza, però, questa sera ha raccontato anche altro: rabbia, fratture, e una tensione che ha finito per travolgere il senso iniziale del presidio.

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