La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto oggi, a Montecitorio, la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, nell’ambito degli accertamenti legati al ristorante “Le 5 Forchette”, perché i magistrati ritenevano quei messaggi utili al fascicolo che coinvolge l’ex sottosegretario di Fratelli d’Italia e il ristoratore detenuto con l’accusa di mafia.
La Giunta dice no alle chat di Delmastro
Il voto è arrivato nella Giunta per le autorizzazioni, dove la maggioranza di centrodestra ha sostenuto la proposta del relatore, il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis, contraria al sequestro della conversazione. I gruppi di opposizione hanno invece votato contro, contestando una decisione che, a loro giudizio, limita il lavoro della magistratura romana.
Al centro della richiesta c’era la chat di gestione del ristorante “Le 5 Forchette”, locale di cui Andrea Delmastro era stato socio insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia. Secondo quanto emerso, le quote dell’attività sono poi passate a Miriam Caroccia, che le avrebbe rilevate lo scorso anno da Delmastro e dagli altri soci politici. Un passaggio societario già finito sotto osservazione nel confronto pubblico, anche per il profilo di Mauro Caroccia, detenuto con l’accusa di mafia.
Il fascicolo passa ora all’Aula di Montecitorio
La decisione della Giunta non chiude la vicenda. Il fascicolo, dopo il primo passaggio parlamentare, arriverà infatti all’Aula della Camera, che dovrà esprimersi in via definitiva sulla richiesta della Procura di Roma. Solo allora sarà chiaro se i magistrati potranno o meno acquisire i messaggi indicati negli atti.
Nel frattempo, il voto ha riacceso lo scontro politico. Il deputato del Pd Matteo Orfini ha accusato la maggioranza di usare le prerogative parlamentari come una forma di protezione per i propri esponenti. “Si impedisce ai magistrati di fare il loro lavoro”, è il senso della critica arrivata dal centrosinistra, che in Giunta ha tenuto una linea compatta contro la proposta del relatore.
La maggioranza, dal canto suo, ha difeso la scelta richiamando le garanzie previste per i parlamentari e la necessità di valutare con attenzione l’accesso a comunicazioni private. Nessuna apertura, però, sul punto politico sollevato dalle opposizioni: per il centrodestra la decisione rientra nel perimetro delle prerogative costituzionali. Una posizione netta, destinata a pesare anche nel voto d’Aula.
Protesta del M5S al Senato: cartelli e seduta sospesa
La tensione si è spostata subito a Palazzo Madama, dove i senatori del Movimento 5 Stelle hanno occupato i banchi del governo in segno di protesta. In Aula sono comparsi cartelli con la scritta “Fuori le chat”, mentre dai banchi pentastellati sono partiti cori di “vergogna, vergogna”. La seduta, tra richiami e proteste incrociate, è stata sospesa dalla presidenza.
Dai banchi di Fratelli d’Italia sono arrivate repliche dure, con alcuni parlamentari che hanno risposto ai pentastellati gridando “buffoni”. In quei minuti, secondo quanto riferito in Aula, un esponente della maggioranza si è avvicinato al capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini e gli ha strappato un cartellone dalle mani. I commessi sono intervenuti, mentre la presidente invitava i senatori a lasciare i banchi del governo.
L’episodio ha mostrato plasticamente il livello dello scontro. Da una parte il M5S, che chiede la trasmissione delle chat ai magistrati; dall’altra la maggioranza, che respinge l’accusa di voler “coprire” Delmastro e rivendica la correttezza del percorso parlamentare. Una scena concitata, durata pochi minuti, ma sufficiente a segnare la giornata politica.
Conte attacca: “Hanno messo lo scudo”
A stretto giro è intervenuto anche Giuseppe Conte, con un video pubblicato sui social. “È incredibile. Hanno messo lo scudo”, ha detto il leader del Movimento 5 Stelle, accusando il centrodestra di avere protetto Andrea Delmastro dal lavoro della magistratura. Parole pesanti, pronunciate mentre la protesta dei senatori pentastellati era ancora al centro del dibattito parlamentare.
Conte ha poi insistito sul legame tra la vicenda del ristorante “Le 5 Forchette” e gli accertamenti della Procura di Roma. “Poco fa il Parlamento, in Giunta per le autorizzazioni a procedere, ha scudato Delmastro di Fratelli d’Italia”, ha affermato l’ex premier, sostenendo che i magistrati volessero acquisire le chat per proseguire le indagini. “Cosa hanno da nascondere?”, ha aggiunto, rivolgendosi alla maggioranza.
Il passaggio decisivo resta ora quello dell’Aula di Montecitorio. Fino al voto definitivo, la richiesta della Procura rimane sospesa, così come resta aperto lo scontro tra maggioranza e opposizioni sul confine tra garanzie parlamentari e necessità investigative. Una linea sottile, ancora una volta, finita al centro della battaglia politica.
