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Anagni, imprenditore rapinato di auto e orologi: arrestato un dipendente 25enne

Due carabinieri controllano un’auto di lusso scura ferma a bordo strada vicino a un’area industriale Carabinieri al lavoro su un controllo a bordo strada vicino a una zona industriale, immagine simbolo dell’indagine sulla rapina.

Un 25enne di Anagni, incensurato, è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Anagni nelle ultime ore in provincia di Frosinone perché ritenuto il basista e mandante della rapina messa a segno a fine maggio ai danni di un imprenditore di Colleferro, derubato di un’Aston Martin, di un Rolex e di gioielli per un valore complessivo vicino ai 190mila euro.

Rapina ad Anagni, il sospetto basista lavorava per la vittima

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane arrestato conosceva bene abitudini, spostamenti e disponibilità economiche della vittima: lavorava infatti all’interno della fabbrica dell’imprenditore e, proprio da quella posizione, avrebbe raccolto le informazioni utili per preparare il colpo. Non un dettaglio secondario, per chi indaga. Il sospetto è che il 25enne abbia indicato ai complici il momento giusto per agire, il percorso da intercettare e, forse, anche il tipo di beni che l’uomo poteva avere con sé.

Il provvedimento è arrivato dopo circa due mesi dalla rapina di fine maggio e a quattro settimane dal primo intervento dei militari, quando erano già finiti in manette due giovani di 22 e 24 anni, ritenuti gli autori materiali dell’assalto. Il 25enne, che fino a quel momento non aveva precedenti, è stato accompagnato nel carcere di Frosinone. Gli inquirenti, almeno per ora, mantengono un profilo prudente: il quadro indiziario viene ritenuto solido, ma saranno gli accertamenti successivi a definire meglio ruoli e responsabilità.

Il trucco dei finti poliziotti al posto di blocco

La rapina, in base ai rilievi dei carabinieri, sarebbe stata studiata con cura. I due uomini entrati in azione si sarebbero presentati come poliziotti in borghese, simulando un controllo stradale alla periferia di Anagni, in una zona scelta proprio perché compatibile con gli spostamenti abituali dell’imprenditore. Una scena costruita per non destare sospetti: un’auto ferma, l’atteggiamento deciso, poche parole. Quanto basta, secondo la denuncia, per convincere la vittima a rallentare e fermarsi.

Solo allora sarebbe scattata la rapina. I due, sempre secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero portato via l’Aston Martin dell’imprenditore, il Rolex che aveva al polso e diversi gioielli: collane d’oro, un orecchino e un anello con brillanti. La refurtiva, nel suo complesso, è stata stimata in quasi 190mila euro, una cifra che ha spinto gli investigatori a lavorare fin da subito sull’ipotesi di un colpo non improvvisato. “Sapevano chi fermare e quando farlo”, è il ragionamento filtrato dagli ambienti investigativi, senza dichiarazioni ufficiali oltre gli atti.

Le indagini tra Colleferro e la provincia di Frosinone

Dopo la denuncia, i militari hanno ricostruito passo dopo passo il tragitto compiuto dall’imprenditore tra l’azienda di Colleferro e l’area in cui è stato fermato. Un lavoro paziente, fatto di immagini da recuperare e confrontare: telecamere comunali, impianti di videosorveglianza privati, accessi stradali, varchi e riprese di esercizi commerciali. Frame dopo frame, gli investigatori hanno cercato di individuare non solo i rapinatori, ma anche eventuali auto di appoggio e movimenti anomali nei giorni precedenti.

Il primo risultato era arrivato il 23 giugno, quando i carabinieri avevano arrestato due giovani di 22 e 24 anni, indicati come i responsabili materiali del colpo. Da quel momento, però, l’inchiesta non si è fermata. Anzi, proprio l’analisi delle immagini e dei contatti avrebbe portato i militari a stringere il cerchio attorno al 25enne di Anagni, ritenuto dagli inquirenti l’anello di collegamento tra la vittima e la banda. In quel passaggio, spiegano fonti investigative, il rapporto di lavoro con l’imprenditore avrebbe assunto un peso decisivo.

Il movente economico e il valore della refurtiva

Il movente, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe legato alla possibilità di mettere le mani su una refurtiva di alto valore, scelta non a caso. L’Aston Martin, il Rolex e i gioielli rubati rappresentavano beni facilmente riconoscibili, ma anche appetibili per eventuali canali di ricettazione. Proprio questo aspetto complica il lavoro degli investigatori, che stanno verificando dove sia finita la merce sottratta e se vi siano altre persone coinvolte nella gestione successiva al colpo.

Per il momento l’accusa ipotizzata nei confronti del 25enne riguarda il suo ruolo di ideatore e mandante della rapina, mentre i due presunti complici restano indicati come esecutori materiali. La vicenda, partita come un assalto con il trucco dei finti poliziotti, si è trasformata in un’indagine più ampia sui rapporti personali e professionali attorno alla vittima. Ed è proprio lì, tra turni di lavoro, confidenze raccolte in fabbrica e spostamenti osservati con discrezione, che i carabinieri ritengono di aver trovato la chiave del colpo.

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