La Commissione europea ha inflitto oggi a AliExpress, piattaforma cinese di e-commerce del gruppo Alibaba, una multa da 550 milioni di euro a Bruxelles, contestando il mancato rispetto del Digital Services Act nella gestione di prodotti illegali, pericolosi e contraffatti venduti online ai consumatori europei.
AliExpress multata dall’Ue per 550 milioni di euro
La decisione della Commissione europea arriva al termine di un’indagine avviata il 14 marzo 2024 e riguarda il modo in cui AliExpress avrebbe gestito i rischi legati alla circolazione di prodotti illegali sulla propria piattaforma. Secondo Bruxelles, le misure adottate dal marketplace non sono state sufficienti a impedire la vendita e la promozione di articoli contraffatti, non sicuri o comunque vietati dalle norme europee.
Nel mirino dell’esecutivo Ue non c’è soltanto la presenza di questi prodotti, ma il sistema complessivo di controllo messo in campo dall’azienda. La piattaforma, sostiene la Commissione, avrebbe sovrastimato l’efficacia dei propri strumenti di rilevazione e rimozione, senza verificare in modo adeguato se il personale disponibile fosse davvero sufficiente per esaminare le segnalazioni e intervenire in tempi rapidi. Un punto tecnico, certo. Ma centrale.
I rilievi di Bruxelles sui prodotti illegali
Dai test condotti dai servizi della Commissione europea, diversi prodotti illeciti sarebbero rimasti visibili sulla piattaforma e, in alcuni casi, sarebbero stati anche raccomandati o pubblicizzati agli utenti prima della loro rimozione. Tra gli esempi citati da Bruxelles figurano abbigliamento contraffatto, giocattoli non sicuri, cosmetici potenzialmente pericolosi e altri articoli considerati nocivi per i consumatori.
Secondo l’esecutivo Ue, AliExpress non avrebbe utilizzato metriche quantitative adeguate per misurare l’efficacia del proprio sistema di prevenzione dei rischi. La valutazione interna, viene contestato, si sarebbe basata su un solo indicatore, giudicato però insufficiente a rappresentare la reale capacità della piattaforma di bloccare merci vietate o pericolose. In sostanza, per Bruxelles, il problema non era episodico: riguardava il funzionamento del meccanismo di controllo.
“La diffusione di abbigliamento contraffatto, giocattoli non sicuri, cosmetici pericolosi e altri prodotti illegali e nocivi non è un costo dello shopping online”, ha detto Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione europea per la sovranità tecnologica. Per la rappresentante Ue, si tratta di “un inadempimento da parte di AliExpress dei propri obblighi ai sensi della legge sui servizi digitali”. Poi il passaggio politico: “Le dimensioni della società non sono una scusa”.
Il Digital Services Act e l’indagine aperta nel 2024
Il procedimento contro AliExpress era stato aperto per verificare il rispetto degli obblighi previsti dal Digital Services Act, la normativa europea che impone alle grandi piattaforme online di gestire in modo più rigoroso i rischi sistemici, la moderazione dei contenuti, la trasparenza e la tracciabilità dei venditori. Nel fascicolo rientravano anche l’accesso ai dati da parte delle autorità e la capacità della società di spiegare come valuta e riduce i rischi per gli utenti.
Nel giugno 2025, Bruxelles aveva già reso vincolanti alcuni impegni assunti dalla piattaforma su una parte delle contestazioni. Il procedimento, però, era rimasto aperto sul capitolo più delicato: la prevenzione della vendita di merci illegali e la reale efficacia dei controlli. Solo ora, con la sanzione da 550 milioni di euro, la Commissione ha chiuso questo filone dell’inchiesta.
La decisione non si limita alla multa. La Commissione europea ha ordinato ad AliExpress di adeguarsi alla normativa Ue e di presentare entro il 20 ottobre un piano d’azione con le misure previste per correggere le carenze individuate. Sarà poi Bruxelles a valutarne la solidità. E, se necessario, a chiedere ulteriori interventi.
La replica di AliExpress: “Sanzione sproporzionata”
La risposta di AliExpress è arrivata a stretto giro, con una nota dai toni netti. “Non siamo d’accordo con la decisione odierna e con la sanzione sproporzionata, che non riflette adeguatamente il nostro quadro normativo consolidato e i significativi miglioramenti proattivi che abbiamo apportato”, ha spiegato l’azienda, contestando l’impostazione scelta dalla Commissione europea.
La piattaforma ha aggiunto di stare “esaminando attentamente la decisione” e di valutare “tutte le opzioni disponibili”, formula che lascia aperta anche la strada di un possibile ricorso. AliExpress ha poi rivendicato gli investimenti compiuti negli ultimi mesi, parlando di “risorse considerevoli” destinate alla valutazione dei rischi, alla sicurezza dei prodotti e alla tutela dei consumatori.
Il caso segna un passaggio rilevante nell’applicazione del Digital Services Act alle grandi piattaforme globali, in un settore — quello dell’e-commerce transfrontaliero — dove prezzi bassi, venditori terzi e catene di fornitura lunghe rendono più difficile il controllo. Per Bruxelles, però, il principio resta lo stesso: chi opera nel mercato europeo deve garantire che lo shopping online non diventi una scorciatoia per vendere prodotti vietati.
