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Usa, terzo attacco consecutivo contro l’Iran: Trump informa il Congresso sulla ripresa della guerra

Petroliera in mare al tramonto con piccole navi militari sullo sfondo e fumo all’orizzonte Una petroliera quasi ferma nello Stretto di Hormuz mentre sullo sfondo si vede fumo in lontananza.

Gli Stati Uniti hanno avviato lunedì 14 luglio una nuova ondata di attacchi contro l’Iran in più località del Paese, con l’obiettivo dichiarato dal Centcom di colpire capacità militari legate allo Stretto di Hormuz, dopo le accuse a Teheran di aver preso di mira il traffico marittimo internazionale.

Usa-Iran, terza notte di raid e nuove esplosioni a Bandar Abbas

Il Comando centrale americano ha scritto su X che alle 16.45 ora della costa orientale, le 22.45 in Italia, le forze statunitensi hanno avviato la terza notte consecutiva di operazioni “su disposizione del commander-in-chief”. Secondo il Centcom, i raid hanno colpito sistemi di difesa, radar costieri, capacità missilistiche e droni, oltre a mezzi navali, con l’impiego di munizioni di precisione.

Le esplosioni sono state segnalate soprattutto nell’area di Bandar Abbas, porto strategico nel sud dell’Iran, e sull’isola di Kish, zona di libero scambio e centro turistico nel Golfo Persico. L’agenzia iraniana Irna ha riferito di nuove deflagrazioni nella parte orientale di Bandar Abbas, mentre Tasnim ha parlato dell’attivazione delle difese aeree. Le cause, per il momento, non sono state chiarite dalle autorità iraniane.

Il Centcom ha rivendicato anche l’uso, per la prima volta in combattimento, di droni marini. Tre mezzi Corsair, secondo la nota americana, avrebbero colpito il porto della base navale di Bandar Abbas e una struttura per la manutenzione di sottomarini e navi. L’obiettivo, ha spiegato il comando Usa, è “ridurre la capacità dell’Iran di continuare a colpire il traffico commerciale”.

La risposta di Teheran: basi Usa nel mirino e avvertimento ai Paesi della regione

La replica iraniana è arrivata attraverso le Guardie rivoluzionarie, che hanno dichiarato di aver lanciato missili e droni contro basi americane in Giordania, Kuwait e Bahrein. In una nota diffusa dall’agenzia Irna, i pasdaran hanno sostenuto di aver colpito la base aerea Prince Hassan, in Giordania, strutture militari nella base di Sheikh Isa, in Bahrein, e installazioni nelle basi kuwaitiane di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber.

Da Teheran è arrivato anche un avvertimento diretto ai Paesi dell’area. Il comando militare di Khatamolanbia, citato da Tasnim, ha affermato che qualsiasi cooperazione logistica con gli Stati Uniti sarà considerata “un atto di guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell’Iran”. Parole dure, pronunciate mentre nella regione cresce il timore di un allargamento del conflitto.

Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli attacchi americani definendoli “aggressivi” e contrari alla Carta delle Nazioni Unite. Secondo Teheran, Washington avrebbe violato quasi tutti i termini del recente memorandum d’intesa, facendo saltare gli sforzi diplomatici degli ultimi mesi. Il portavoce Esmaeil Baghaei ha avvertito che, se gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni presi, anche l’Iran smetterà di attenervisi.

Trump al Congresso: blocco navale, pedaggio del 20% e minaccia su Pickaxe Mountain

Donald Trump ha formalmente notificato al Congresso la ripresa delle operazioni militari in Iran, riaprendo lo scontro con Capitol Hill sui poteri di guerra della Casa Bianca. In una lettera inviata ai leader parlamentari, ottenuta dal New York Times, il presidente ha definito i raid del 7 luglio “attacchi difensivi contro obiettivi in Iran”. La Casa Bianca sostiene che il presidente agisca nell’ambito della sua autorità costituzionale di comandante in capo.

Dallo Studio Ovale, Trump ha detto che il nuovo conflitto “sarà molto veloce”. Poi, durante l’Hugh Hewitt Show, ha minacciato nuovi bombardamenti contro Pickaxe Mountain, complesso sotterraneo vicino a Natanz, circa 300 chilometri a sud di Teheran, indicato come sito nucleare segreto. “Attacchiamo stanotte e colpiremo tutte le loro capacità che hanno a che fare con lo Stretto di Hormuz”, ha detto il presidente americano.

Trump ha inoltre annunciato il ripristino del blocco navale verso i porti iraniani, entrato in vigore alle 22 italiane. Sul suo social Truth, il presidente ha scritto che gli Stati Uniti diventeranno “custodi dello Stretto di Hormuz” e ha previsto un rimborso pari al 20% del valore di ogni carico in transito, misura respinta dal comando militare iraniano: “Non permetteremo in alcun caso agli Stati Uniti di interferire nella gestione dello Stretto”.

Hormuz quasi fermo, petrolio in rialzo e l’Ue cerca spazio nei negoziati

Gli effetti della crisi si sono visti subito sul traffico marittimo. Secondo la Bbc, che cita dati di MarineTraffic, i transiti commerciali visibili attraverso lo Stretto di Hormuz si sono quasi azzerati da domenica sera. Bloomberg, sulla base di dati Kpler, ha riferito che alcune navi avrebbero attraversato il passaggio “al buio”, cioè con i transponder spenti, una pratica che aumenta i rischi per la sicurezza della navigazione.

I mercati hanno reagito con vendite diffuse. A Wall Street, il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,26%, il Nasdaq ha perso l’1,55% e l’S&P 500 lo 0,79%. Più pesante la seduta a Seul, dove il Kospi ha ceduto l’8,95%, con sospensione temporanea degli scambi dopo l’attivazione del circuit breaker. Il Brent è salito oltre il 4%, fino a 79,17 dollari al barile.

A Bruxelles, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha spiegato che l’Unione europea è pronta a offrire competenze tecniche, anche sul dossier nucleare, per sostenere un nuovo canale negoziale con l’Iran e i Paesi del Golfo. “Il memorandum esiste, ma non sta realmente reggendo”, ha ammesso Kallas al Consiglio Affari esteri. In quel momento, tra diplomazia e raid, il nodo resta lo stesso: tenere aperto Hormuz senza far precipitare tutta la regione.

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