La passeggera serba Svetlana Grković ha raccontato, quattro giorni dopo l’incidente avvenuto venerdì 10 luglio sul volo Ryanair Salonicco-Memmingen, di aver trattenuto il marito Ljubiša Karović, 61 anni, quando un finestrino si sarebbe frantumato in volo mentre l’aereo era in rientro verso la Grecia per un problema tecnico, secondo le ricostruzioni riportate dai media serbi.
Il racconto della moglie sul volo Ryanair
Per alcuni minuti, ha spiegato Svetlana Grković, non ci sarebbe stato spazio per pensare. Solo per agire. La donna ha raccontato di essersi aggrappata alle gambe del marito, mentre l’uomo veniva trascinato verso l’esterno dopo la rottura del finestrino accanto al suo sedile, a circa 20 mila piedi di quota, secondo quanto riferito dai passeggeri.
“Ho reagito d’istinto e gli ho afferrato le gambe”, ha detto la donna ai media serbi, rompendo il silenzio a quattro giorni dall’episodio. Poi quella frase, asciutta, rimasta addosso a chi l’ha ascoltata: “Ho pensato: se moriamo, moriremo insieme”. Grković ha aggiunto che il marito, in quel momento, aveva ancora la cintura di sicurezza allacciata, dettaglio che avrebbe contribuito a impedirne il risucchio completo fuori dalla cabina.
Secondo il suo racconto, la scena sarebbe durata circa cinque minuti, un tempo lunghissimo in un aereo in emergenza, con le maschere d’ossigeno calate e i passeggeri nel panico. “È stato terribile”, ha confidato la donna, che con Karović lavora nel settore degli affitti turistici in Grecia. Una vita ordinaria, interrotta all’alba da un rumore secco e da un vuoto improvviso accanto al sedile.
Passeggeri nel panico: “Pensavamo di precipitare”
A bordo del volo Salonicco-Memmingen, diretto verso la Germania meridionale, viaggiavano circa un centinaio di turisti. Il decollo era avvenuto poco prima delle 6 del mattino da Salonicco; poco dopo, mentre l’aereo sorvolava la Macedonia del Nord, il pilota avrebbe rilevato un problema a un motore e deciso di invertire la rotta.
La situazione, già tesa, sarebbe precipitata durante la discesa. In base alle prime ricostruzioni diffuse dalla stampa serba, un frammento del motore si sarebbe staccato e avrebbe colpito il finestrino vicino a Ljubiša Karović, mandandolo in frantumi. Non ci sono, al momento, comunicazioni tecniche complete rese pubbliche dalle autorità aeronautiche competenti; la dinamica resta quindi da verificare nei dettagli.
Un passeggero ha raccontato che molti a bordo pensavano che l’aereo stesse perdendo quota senza controllo. “Credevamo di precipitare”, ha detto. “Lui aveva sangue sulla testa, sveniva di continuo. Indossavamo le maschere d’ossigeno e non sapevamo se ce l’avremmo fatta”. Frasi spezzate, ancora confuse. Come spesso accade dopo un’emergenza in volo, i ricordi si sovrappongono: il rumore, il vento, le urla, il freddo improvviso.
L’aiuto degli altri viaggiatori e l’atterraggio a Salonicco
Dopo i primi minuti, ha spiegato Svetlana Grković, un altro passeggero sarebbe riuscito ad avvicinarsi nonostante il risucchio e a darle il cambio, aiutandola a riportare il marito all’interno della cabina. “Quell’uomo ha aiutato molto me e Ljubiša”, ha raccontato la donna, senza riuscire a nascondere la gratitudine per un gesto compiuto in una manciata di secondi.
Un terzo viaggiatore, citato dal quotidiano serbo Informer, ha riferito che la cintura di sicurezza sarebbe stata decisiva. “Per fortuna non se l’è slacciata”, ha detto. “Sua moglie gli ha tenuto le gambe finché altri passeggeri non sono accorsi. La testa e le spalle spuntavano dalla finestra rotta”. Una descrizione dura, che restituisce la violenza della decompressione e il caos dentro l’aereo.
Il velivolo è poi riuscito a rientrare a Salonicco dopo circa mezz’ora dall’inizio dell’emergenza. L’atterraggio, secondo le ricostruzioni disponibili, è avvenuto senza ulteriori conseguenze per gli altri passeggeri, anche se molti sono stati assistiti a terra per lo choc. Le autorità aeronautiche dovranno stabilire che cosa abbia provocato il guasto e se un frammento del motore abbia davvero colpito il finestrino.
Le condizioni di Ljubiša Karović dopo l’incidente
Ljubiša Karović, 61 anni, è ancora ricoverato in ospedale e, secondo quanto riferito dalla moglie, non riesce a parlare a causa delle ferite e dello stato di choc. I medici avrebbero riscontrato ustioni da attrito, lesioni alla testa e una grave ferita a una mano. La prognosi completa non è stata resa nota.
La moglie ha spiegato che l’uomo ricorda poco dell’accaduto, anche perché avrebbe perso conoscenza più volte mentre era parzialmente fuori dalla cabina. In ospedale, ha raccontato, alterna momenti di lucidità a una forte stanchezza. “È vivo, questo conta”, avrebbe confidato ai familiari.
Ryanair, secondo quanto riportato dai media locali, non ha ancora diffuso una ricostruzione dettagliata dell’episodio. Saranno gli accertamenti tecnici sul velivolo e le testimonianze dell’equipaggio a chiarire la sequenza esatta dei fatti: il problema al motore, la rottura del finestrino, la gestione dell’emergenza e il rientro a Salonicco. Per Svetlana, però, il punto resta uno solo. In quei minuti, ha detto, non stava salvando un passeggero. Stava tenendo suo marito.
