Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato oggi, lunedì 13 luglio 2026, a Bruxelles, prima del Consiglio Affari Esteri, per fare il punto sui negoziati tra Israele e Libano ospitati a Roma e sul nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia, con l’obiettivo dichiarato di sostenere il cessate il fuoco in Medio Oriente e aumentare la pressione su Mosca per la guerra in Ucraina.
Tajani a Bruxelles: “Roma sede dei colloqui, Italia protagonista”
Davanti ai cronisti, nel passaggio con la stampa a margine della riunione europea, Antonio Tajani ha rivendicato il ruolo dell’Italia nella fase diplomatica aperta sul fronte mediorientale. “Continueremo a lavorare per un cessate il fuoco e per la pace in Libano”, ha detto il ministro, soffermandosi poi sul fatto che i colloqui tra Israele e Libano si tengano a Roma.
Per Tajani, la scelta della capitale italiana non è un dettaglio logistico. “Il fatto che i negoziati si svolgano a Roma è molto importante, dimostra quanto l’Italia sia protagonista”, ha spiegato il titolare della Farnesina a Tgcom24, parlando di un lavoro diplomatico che, nelle intenzioni del governo, deve restare agganciato alla stabilizzazione dell’area. Poche parole, ma pesate. Anche perché il dossier libanese, negli ultimi mesi, è tornato al centro dell’agenda europea.
Il ministro ha evitato toni trionfalistici, insistendo piuttosto sulla necessità di “continuare a lavorare”. Nel linguaggio della diplomazia significa tenere aperti i canali, evitare strappi e provare a costruire — passo dopo passo — una cornice che possa reggere. Roma, in questo quadro, diventa luogo di mediazione, ma anche segnale politico verso alleati e interlocutori regionali.
Medio Oriente, il nodo del cessate il fuoco tra Israele e Libano
La questione del cessate il fuoco in Libano resta uno dei punti più delicati sul tavolo europeo. Tajani ha collegato la presenza italiana nei negoziati alla necessità di ridurre la tensione lungo il confine e favorire una soluzione negoziale, senza entrare nei dettagli tecnici delle trattative. “Lavoriamo per la pace”, ha ripetuto, una formula asciutta, in linea con la prudenza richiesta da dossier ancora aperti.
Secondo le prime indicazioni emerse in ambito diplomatico, il confronto riguarda il consolidamento di condizioni di sicurezza e il tentativo di evitare una nuova escalation. L’Italia, ha lasciato intendere il ministro, punta a restare dentro il processo, forte anche della sua presenza storica nelle missioni internazionali nell’area. Un riferimento implicito, ma chiaro, al ruolo svolto negli anni dai contingenti italiani nel sud del Libano.
A Bruxelles, tra corridoi e sale riunioni, il tema è stato affrontato insieme agli altri ministri europei. La linea italiana, nelle parole di Tajani, è quella di sostenere ogni sforzo utile a fermare le ostilità e favorire un’intesa. Non ci sono annunci operativi, per ora. C’è però la volontà di mettere la diplomazia italiana al centro di una fase che resta fragile.
Ucraina, Tajani spinge per nuove sanzioni alla Russia
Sul fronte della guerra tra Russia e Ucraina, Tajani ha confermato la posizione del governo italiano: serve un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. “Vanno inflitte sanzioni alla Russia, serve un nuovo pacchetto su cui si stanno affinando i punti”, ha dichiarato il ministro, spiegando che il lavoro tecnico tra i Paesi europei è ancora in corso.
La frase chiave, nella posizione italiana, è arrivata subito dopo: “Stiamo andando nella giusta direzione per dare un segnale forte”. Un segnale rivolto al Cremlino, ma anche a Kiev e agli alleati europei, in una fase in cui l’Unione cerca di mantenere compatto il fronte delle misure restrittive. Tajani non ha indicato i settori che potrebbero essere colpiti dal nuovo pacchetto, né ha anticipato una data per l’intesa.
Il negoziato europeo sulle sanzioni alla Russia richiede, come sempre, equilibrio tra pressioni politiche, interessi economici e sensibilità nazionali diverse. L’Italia, ha fatto capire il ministro, sostiene l’inasprimento delle misure purché il testo finale sia condiviso e solido. “Si stanno affinando i punti”, ha detto, lasciando intendere che restano dettagli da chiudere prima dell’approvazione definitiva.
Consiglio Affari Esteri, la linea italiana tra diplomazia e pressione su Mosca
Il passaggio di Tajani a Bruxelles si inserisce in una giornata segnata da due dossier intrecciati: la stabilità del Medio Oriente e il sostegno all’Ucraina. Da una parte il governo italiano rivendica il valore politico dei colloqui ospitati a Roma; dall’altra sostiene la necessità di nuove misure europee contro la Russia. Due piani diversi, ma legati dalla stessa impostazione: negoziato dove possibile, pressione dove necessario.
Nel confronto con gli altri ministri degli Esteri dell’Unione, Tajani ha portato una linea che punta a rafforzare il profilo internazionale dell’Italia. Non solo presenza ai tavoli, ma capacità di ospitare trattative e contribuire alla costruzione di decisioni comuni. È questo, ha lasciato intendere, il senso della parola “protagonista” usata parlando dei negoziati tra Israele e Libano.
Resta da capire quali risultati concreti produrranno le prossime ore. Sul Libano, molto dipenderà dalla tenuta dei canali diplomatici e dalla disponibilità delle parti a proseguire il confronto. Sull’Ucraina, invece, il banco di prova sarà il testo del nuovo pacchetto di sanzioni europee. Tajani, per ora, si dice fiducioso: il lavoro continua, tra Roma e Bruxelles, con la Farnesina impegnata su entrambi i fronti.
