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Brasile: chi vincerà le elezioni?

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Le elezioni in Brasile si terranno il 2 ottobre e vedranno come contendenti il presidente in carica Jair Bolsonaro e il suo avversario Lula, già presidente dal 2003 al 2011. I candidati indigeni sono ben 181, un record storico.
Attualmente, il sondaggio più recente vede Lula in vantaggio con il 45% delle intenzioni di voto, contro il 34% di Bolsonaro.
La tensione è alle stelle in un Paese che ha subito perdite, nel corso del 2020, di circa 680.000 persone per il Covid-19 e oltre tre milioni di ettari di foresta tropicale primaria.
Da un lato c’è Lula che spera, dopo due mandati da presidente e 580 giorni in carcere, di riaffermarsi dopo l’operazione Autolavaggio, una grande indagine per riciclaggio di denaro e corruzione. E’ stato condannato nel 2017 a nove anni per aver presumibilmente accettato soldi dalla società petrolifera Petrobras, anni aumentati poi in appello, è finalmente tornato uomo libero nel 2019 dopo una sentenza della Corte Suprema che ha rivisto il contenuto di una legge. Dal canto suo, Lula si è sempre dichiarato innocente, vittima di una persecuzione politica.
Gli intenti di Lula sono incentrati sulla lotta contro la povertà e quindi, nel concreto, il suo partito punta sul credito per le imprese, sull’adeguamento del salario minimo, su un piano per agevolare l’acquisto della prima casa. La sua è una lotta contro la povertà.
Durante un’intervista, Lula ha detto anche di voler porre fine all’estrazione illegale di oro e combattere seriamente contro la deforestazione.
Dall’altra parte abbiamo Jair Bolsonaro, anche lui intento a conquistarsi i favori della fascia più povera della società. Ha infatti promesso sussidi in denaro alle famiglie meno abbienti che si sono trovate in forte difficoltà per la perdita di valore del denaro; va detto, inoltre, del pesante bilancio sanitario e sociale di una pandemia che lo stesso Bolsonaro ha cercato di minimizzare. E’ stato invece un periodo favoloso per le lobby dell’agribusiness, palesemente sostenute dal governo anche a costo di allentare visibilmente le tutele previste per la foresta amazzonica.
È stato Il Time a far comprendere quanto Bolsonaro in carica si sia mostrato molto accentratore, emettendo più volte decreti che superavano il Congresso e provando a far tacere le critiche. Quando poi la Corte Suprema ha bloccato alcune sue iniziative, ha pregato i suoi sostenitori di scendere in piazza.
Il Brasile è una repubblica presidenziale in cui il capo del governo è anche capo di stato. Se il 2 ottobre nessuno dei due candidati otterrà più del 50% dei voti, i cittadini torneranno a votare il 30 ottobre per il ballottaggio. Il vincitore resterà in carica per quattro anni.
Alle elezioni brasiliane si vota anche per il Congresso nazionale, vale a dire l’organo legislativo del Paese, l’equivalente del nostro Parlamento. È suddiviso in due: la Câmara dos Deputados ha un numero di membri proporzionale a quello della popolazione e verrà completamente rinnovata, il Senato invece ha tre seggi per ciascuno degli stati federati.
Al di là di chi vincerà, le elezioni brasiliane del 2022 hanno già portato un record: quello per il maggior numero di candidati indigeni ai seggi in Parlamento. Come è già stato scritto, sono infatti 181, molti dei quali non avevano mai militato all’interno di un partito.
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