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AraBat, la start up che ricicla batterie usando gli agrumi

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AraBat è una start up pugliese, nata dalla rivoluzionaria idea di cinque giovani laureandi, che punta a impiegare gli scarti degli agrumi, attraverso un processo idrometallurgico alternativo, per riciclare le batterie al litio esauste e recuperarne i metalli preziosi, come litio, nichel, manganese e cobalto per poi rioffrirli in cicli produttivi diversi.

Da qui l’acronimo AraBat, dalla combinazione di arance e batterie.

La start up è composta da Nacchiero e Giovanni Miccolis, entrambi ingegneri gestionali, Vincenzo Scarano e Leonardo Renna, economisti, Leonardo Binetti, ingegnere dei materiali e professore, con il supporto di Gian Maria Gasperi, biologo ed esperto di green economy.

“Secondo il Global E-waste Monitor 2020” spiega Nacchiero “il numero di RAEE, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, prodotto in tutto il mondo cresce tre volte di più rispetto alla popolazione mondiale. Ed i dati che provengono dalla nostra regione non sono incoraggianti: nel 2019 sono state prodotte in Puglia 8 milioni di RAEE e di questi più di 2 milioni e mezzo di tonnellate sono RAEE che contengono sostanze pericolose come il litio, che può causare incendi nelle discariche e nei luoghi di smaltimento. Tutto questo rappresenta un problema ambientale ed economico immenso che AraBat propone di risolvere con la sua idea alternativa”.

Un’idea davvero sostenibile oltre che originale, se pensiamo che solo nel 2021 sono state prodotte oltre 150mila tonnellate di batterie al litio esauste, senza considerare poi gli elevati costi di smaltimento e riciclo, che secondo una stima vanno da 4 euro al chilo per lo smaltimento a 55 euro a KWh ora per il riciclo. AraBat offre in questo modo anche una soluzione concreta, alternativa e circolare al problema della gestione dei rifiuti pericolosi.

L’intuizione dei giovani innovatori trae ispirazione da un lavoro di ricerca di un team della Nanyang Technological University di Singapore che li porta a creare nel 2020 questa start up all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità. Rispetto alla comune idrometallurgia infatti, che si basa sull’utilizzo di composti chimici per l’estrazione di metalli, la ricetta di AraBat prevede invece l’utilizzo di acidi a basso impatto ambientale, di cui sono ricche proprio le bucce delle arance.

Il prossimo step sarà la costruzione di un prototipo dimostrativo per affermare con certezza quante batterie si possono processare in un determinato periodo di tempo e quanti metalli preziosi si possono recuperare con il trattamento messo a punto, per ora l’obiettivo è di 50 tonnellate di batterie l’anno.

Sempre Nacchiero conclude: “AraBat è alla costante ricerca di partnership e investitori che possano credere nella nostra idea di business e sviluppare questo progetto rivoluzionario per la crescita verde, circolare, sostenibile ed economica del nostro territorio”.

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