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UNICEF: supporto psicologico e sociale per i giovani migranti

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Come accogliamo i minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia dopo aver abbandonato situazioni estremamente difficili e aver percorso viaggi lunghi e duri? Quali servizi mettiamo a loro disposizione per superare stress e disagi che non riusciamo neppure a immaginare?

In occasione della giornata mondiale sulla Salute l’UNICEF ha presentato una ricognizione delle esperienze positive relative ai “servizi di supporto psicosociale e salute mentale per minori stranieri non accompagnati e giovani migranti e rifugiati che vivono in Italia”.

Al netto degli arrivi più recenti dal 2014 a oggi sono stati oltre 86 mila gli adolescenti e i giovani  giunti in Italia attraversando il Mediterraneo. La loro sofferenza psicologica e i complessi processi di adattamento e integrazione al nuovo contesto richiederebbero attenzioni che spesso non siamo in grado di assicurare.

L’UNICEF, per la prima volta in Italia ha cercato “di individuare, tra i servizi di supporto psicosociale e salute mentale già esistenti, dei modelli di intervento virtuosi adeguati ai bisogni dei minorenni e dei giovani migranti e rifugiati che siano replicabili anche in altri territori”. La ricerca ha consentito di mappare tredici pratiche in sei regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Puglia), con interviste, focus group e sondaggi che hanno coinvolto sia i professionisti dei servizi sia i ragazzi e le ragazze migranti.

Quali sono i fattori di successo? Stando ai risultati della ricerca: “la capacità di prestare attenzione all’unicità di ciascun percorso di vita al fine di erogare un supporto individualizzato e adeguato ai bisogni; la presenza di équipe multidisciplinari capaci di garantire la valutazione olistica dei bisogni, e la pianificazione di interventi basati sul continuum di cure; il meccanismo di presa in carico integrata e attento alle necessità linguistiche e culturali degli utenti, la definizione di meccanismi di referral strutturati e l’attenzione alle dimensioni legate all’età  e al genere e a come questi influenzino anche l’espressione della sofferenza e il tipo di supporto da attivare (…) la sensibilizzazione e formazione degli operatori dell’accoglienza sulle tematiche di salute mentale e supporto psicosociale e l’attenzione al lavoro di rete e ai meccanismi di coordinamento multi-stakeholder”.

Sulla base di questi elementi è necessario rivedere la nostra organizzazione puntando a migliorare “il coordinamento tra sistema di accoglienza e servizi sociali e sanitari”, ad adeguare “i servizi di salute mentale pubblici all’utenza dei giovani migranti”, a standardizzare i meccanismi di risposta, a valorizzare e investire “su programmi di prevenzione e rafforzamento del benessere psicosociale, a coinvolgere i “minorenni nei processi di cura che li riguardano”.

In conclusione lo studio sottolinea come “con la giusta valorizzazione, adeguati investimenti e un’azione sinergica tra i diversi attori, le pratiche identificate possano rappresentare una base operativa da cui partire per fissare degli standard minimi che guidino l’azione di salute mentale e supporto psicosociale pensata per i minorenni stranieri e i giovani migranti e rifugiati”.

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