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Patrick Zaki è tornato a casa!

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Il regalo di Natale più bello è arrivato per Patrick Zaki, la sua famiglia e tutti coloro che, come noi di Felicità Pubblica, abbiamo fatto il tifo per lui in questi lunghissimi 670 giorni.
Ora che finalmente lo studente egiziano dell’Università di Bologna è al sicuro nella sua casa di Mansoura, non possiamo che tirare tutti un sospiro di sollievo. In questi due anni di reclusione abbiamo sofferto, sperato, tenuto le dita incrociate ad ogni possibilità di scarcerazione e ci siamo indignati per tutte le volte che la libertà gli è stata negata. Una mobilitazione che è passata dal mondo politico a quello diplomatico, senza tralasciare il mondo delle associazioni e la società civile. Sono state tante le manifestazioni di solidarietà in tutto il mondo, ma anche e soprattutto in Italia, paese che ha adottato idealmente Patrick come fosse un suo connazionale, un suo giovane studente.
In questi due anni, infatti, Zaki non è stato un semplice trentenne detenuto in carcere in condizioni disumane, quanto piuttosto il simbolo di un diritto negato, della privazione della libertà di opinione. A tal proposito Amnesty International, che è sempre stata al suo fianco con petizioni e manifestazioni, pur mostrando grande soddisfazione per la scarcerazione di Patrick, ha ricordato che “la battaglia per la liberazione di Patrick continua. Zaki è un prigioniero di coscienza detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media: le accuse a suo carico devono essere annullate del tutto”. Seppur tornato finalmente a casa, infatti, Zaki è ancora sotto processo ed è prevista per il 1° febbraio la prossima udienza.
La nostra speranza è che, anche in quella occasione, Patrick possa pronunciare la parola che ha sussurrato alla madre, alla sorella e alla fidanzata appena uscito dal carcere: “temam”, va tutto bene. E che possa tornare a studiare, viaggiare, lavorare e battersi per i diritti umani da uomo libero. Così come auguriamo a Patrick di realizzare i suoi sogni e i “piccoli” obiettivi che lo hanno accompagnato in questi 22 mesi in carcere, come pubblicare un libro con i suoi diari dal carcere, visitare la città di sua nonna, Napoli, e incontrare un’altra “nonna”, come lei stessa si è definita chiedendo per lui la cittadinanza onoraria, Liliana Segre. Lei che sicuramente è riuscita a comprendere meglio di ognuno di noi le sensazioni di Patrick per quella detenzione e quelle accuse ingiuste, sono certa riuscirà a trovare le parole giuste per incoraggiare Patrick, per spingerlo a continuare a tenere la testa alta e a non mollare, proprio come ha fatto in questi due anni, dimostrando coraggio e determinazione.

 

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