Portale di economia civile e Terzo Settore

Cosa stai facendo per avere un’aria più pulita?

23

L’aria che respiriamo è troppo inquinata, ma noi non facciamo nulla per porvi rimedio. E’ questo, in estrema sintesi, il grido d’allarme lanciato in questi giorni da Legambiente che ha scritto al Commissario europeo all’Ambiente per lamentare troppi ritardi e inadeguatezza nei provvedimenti di Governo e Regioni italiane contro l’inquinamento.

L’associazione ambientalista, che ogni anno elabora il report “Mal’aria” con i dati sulla qualità dell’aria delle città italiane, ha prodotto un’edizione speciale del dossier (l’ultimo era datato gennaio 2021) soprattutto per mettere in luce l’immobilismo, nazionale e locale, nell’applicazione dei provvedimenti di emergenza e dei piani di risanamento dell’aria, nonostante l’Italia abbia già ricevuto tre procedure di infrazione dalla Commissione Europea per l’inquinamento atmosferico. «La prima, per cui siamo stati condannati, ci costerà tra 1,5 e 2,3 miliardi di euro», ricorda Legambiente rivelando come finora siano già 11 le città italiane fuori legge in termini di eccesso di polveri sottili.

Questo genera inevitabilmente una spirale viziosa dal momento che, al danno di avere città inquinate e quindi estremamente pericolose per la nostra salute, si aggiunge una doppia beffa: quella delle pesanti sanzioni che l’Italia potrebbe a breve vedersi costretta a pagare e quella della perdita di ulteriori fondi comunitari per rendere le città sempre più green.

Legambiente, inoltre, mette in luce anche i risultati di un sondaggio Ipsos dai quali emerge che solo il 27,5% degli italiani conosce la condanna per eccessivo inquinamento, ma per il 77% “abbiamo fatto troppo poco” per evitarla. Inoltre, i nostri connazionali intervistati sembrano avere le idee molto chiare sui possibili interventi da mettere in pratica: a cominciare dalla richiesta di incrementare il trasporto pubblico elettrico, seguita da quella di aumento delle superfici verdi e alberate, dall’estensione dei percorsi pedonali e dalla realizzazione di spazi per il parcheggio di bici e monopattini.

Una domanda appare però legittima: la colpa è davvero dei governi o anche noi giochiamo un ruolo fondamentale in questo graduale processo di “auto-avvelenamento” quotidiano?

Verrebbe da chiedersi quante delle persone che sollecitano un incremento del trasporto pubblico elettrico siano davvero disposte poi a lasciare la propria macchina e a muoversi con i mezzi; quanti di coloro che chiedono più piste ciclabili non si siano mai lamentati dei posti auto sottratti per le proprie macchine; quanti di quelli che suggeriscono spazi più ampi per i parcheggi per le biciclette abbiano realmente l’abitudine di spostarsi sulle due ruote. O ancora: quanti sono gli italiani che, nel periodo invernale o nei mesi autunnali e primaverili particolarmente freddi, rispettano le indicazioni per l’accensione del riscaldamento nelle proprie abitazioni?

Come al solito la coerenza spesso abita altrove. E’ sufficiente vedere quante persone sono “sulla carta” favorevoli alle isole pedonali nei centri cittadini e quante poi si lamentano al primo blocco delle auto. Quante chiedono città più sane per i propri figli e quante poi entrano quasi nelle scuole con le proprie auto per evitare al pargoletto di fare tre passi in più a piedi.

Cos’altro aggiungere? Forse ognuno di noi – a cominciare dalla sottoscritta – dovrebbe farsi un esame di coscienza e chiedersi se sta davvero contribuendo, nel suo piccolo, a rendere il mondo più green, senza aspettare che siano gli altri a farlo al proprio posto.

Del resto, come diceva lo scrittore Guido Morselli: “Negli uomini non esiste che una sola coerenza: quella delle loro contraddizioni”.

Il direttore

Vignetta di copertina: Freccia.

 

Le donne afgane e l’Occidente
In Veneto il primo luna park senza elettricità

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Loading Facebook Comments ...