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OMS e UNICEF: 8 raccomandazioni per la scuola

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Siamo tutti d’accordo sull’assoluta necessità di garantire la ripresa delle lezioni in presenza per l’anno scolastico appena iniziato. Anzi, si potrebbe affermare che questo è uno dei pochi obiettivi su cui convergono le valutazioni di tutta l’opinione pubblica e delle stesse forze politiche.

Allo stesso tempo, messa in pace la coscienza, le scelte concrete restano incerte e talora contraddittorie. Eppure il disastro provocato da oltre un anno di attività scolastica “da remoto” è sotto i nostri occhi, certificato dall’esperienza quotidiana, dal crescente disagio in larga parte della popolazione scolastica e, da ultimo, anche dagli indicatori INVALSI. Come sempre le situazioni di emergenza allargano il divario anche in termini di “povertà educativa”: gli studenti con più tecnologie a disposizione e con alle spalle un ambiente culturale strutturato anche in questa circostanza se la cavano, i meno fortunati restano sempre più indietro.

A ribadire l’urgenza di mettere in campo strategie efficaci in tutta Europa per riattivare un’istruzione adeguata anche durante la pandemia scendono in campo l’UNICEF e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa: “La pandemia ha causato la più catastrofica interruzione dell’istruzione nella storia. È quindi vitale che l’apprendimento in aula continui senza interruzioni in tutta la regione europea. Questo è di fondamentale importanza per la formazione, la salute mentale e le abilità sociali dei bambini, affinché le scuole aiutino a fornire ai nostri figli gli strumenti per essere membri felici e produttivi della società”. “Ci vorrà un po’ di tempo prima di poterci lasciare la pandemia alle spalle, ma la formazione dei bambini in sicurezza in un ambiente scolastico fisico deve rimanere il nostro obiettivo primario, per non privarli delle opportunità che meritano così tanto. Incoraggiamo tutti i paesi a tenere aperte le scuole ed esortiamo tutte le scuole a mettere in atto misure per ridurre al minimo il rischio di COVID-19 e la diffusione delle diverse varianti”.

“I bambini sono stati le vittime silenziose della pandemia, e i più emarginati sono stati tra i più colpiti. Prima del COVID-19, i bambini più vulnerabili della regione erano già fuori dalla scuola, o a scuola ma non imparavano allo stesso livello dei loro compagni”, ha affermato Philippe Cori, vicedirettore regionale dell’UNICEF Europa e Asia centrale. “Una scuola è molto più di un edificio. È un luogo di apprendimento, sicurezza e gioco, nel cuore delle nostre comunità. Quando sono chiuse, i bambini non possono imparare, stare con i loro amici e potrebbero essere esposti alla violenza in casa. La pandemia ha peggiorato una situazione già inaccettabile – dobbiamo assicurarci che le scuole riaprano, e che restino aperte in sicurezza”.

Forti di queste convinzioni gli esperti di OMS e UNICEF hanno approvato 8 raccomandazioni la scuola durante il COVID-19.

1. Le scuole devono essere tra gli ultimi luoghi a chiudere e i primi a riaprire.
2. Mettere in atto una strategia di test.
3. Garantire misure efficaci di mitigazione del rischio.
4. Proteggere il benessere mentale e sociale dei bambini.
5. Proteggere i bambini più vulnerabili ed emarginati.
6. Migliorare l’ambiente scolastico.
7. Coinvolgere i bambini e gli adolescenti nel processo decisionale.
8. Attuare una strategia di vaccinazione pensata per far rimanere i bambini a scuola.

Attenzione, non si tratta di vuote affermazioni di principio, ma di obiettivi imprescindibili per le scelte di governo e per l’azione quotidiana delle nostre comunità. Ancora una volta chi ha orecchie intenda!

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