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Appello di Amnesty per i rifugiati detenuti in Libia

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Da anni noi di Felicità Pubblica segnaliamo che la Libia non è un posto sicuro per rifugiati e migranti  – per esempio qui o in altri articoli -.

Di nuovo Amnesty International si scaglia contro quel Paese segnalando che le persone che approdano sulle sue coste sono sottoposte a una lunga serie «di violazioni dei diritti umani e abusi, tra cui uccisioni illegali, torture e altri maltrattamenti, stupro e altre violenze sessuali, detenzioni arbitrarie a tempo indefinito in condizioni crudeli e inumane e lavoro forzato».

Eppure, sempre Amnesty, denuncia che, nonostante i continui rapporti documentati di violazioni che sono restate impunite, per sovrappeso Stati e Istituzioni della UE «continuano a fornire supporto materiale e perseguire politiche migratorie che permettono ai guardacoste libici di intercettare uomini, donne e bambini che cercano di scappare alla ricerca di salvezza attraversando il mar Mediterraneo, e ne consentono il ritorno forzato in Libia».

Infatti, soltanto nei primi sei mesi del 2021, la Guardia Costiera Libica ha intercettato in mare e rimpatriato circa 15.000 persone, un numero più alto rispetto all’intero 2020.

Purtroppo, alle persone sbarcate nei porti libici, viene consentito solo un accesso limitato e sommario alle diverse organizzazioni umanitarie che operano su quel suolo, in circostanze sempre precarie e nel caos più totale. Non è quindi casuale che migliaia di profughi finiscano in centri di detenzione e la stessa ONG ne stima un calcolo di oltre 6.100 alla fine di giugno di quest’anno. Le loro condizioni sono inumane: hanno scarso accesso al cibo, all’acqua, alle cure mediche e sono sottoposti a trattamenti brutali, tortura, violenze sessuali, e perfino venduti.

Le richieste di Amnesty ai leader sia libici sia europei trattano di una collaborazione urgente per:

  • rilasciare tempestivamente tutti i migranti e i rifugiati dai centri di detenzione e porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti in Libia;
  • indagare su tutte le accuse di tortura e altri maltrattamenti nei confronti di rifugiati e migranti in Libia, e assicurare che i sospetti responsabili siano perseguiti in un processo trasparente ed equo per porre fine al circolo vizioso degli abusi;
  • reimpostare la cooperazione con la Libia in materia di migrazione, dando priorità alla protezione dei diritti umani dei rifugiati e dei migranti, invece di intrappolare le persone in Libia;
  • riconoscere formalmente l’Unhcr in Libia e consentire all’organizzazione di svolgere appieno il suo mandato, compresa la protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

Per questo motivo hanno preparato un appello che potrete firmare anche voi online e che potrete trovare a questo link . Auspichiamo abbia qualche effetto.

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