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Voglia di creatività? Vi presento Phoebe

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Diversi mesi fa, quando eravamo ancora in zona rossa, dopo aver divorato tutto ciò che mi pareva interessante su Netflix e company, letto e riletto i miei libri preferiti, chiacchierato al telefono con gli amici teatranti progettando spettacoli post pandemia, scritto racconti, articoli e qualsiasi altra cosa mi venisse in mente per non soccombere alla noia, ho incontrato lei: Phoebe.

Non sono un’amante della tecnologia e sul cellulare ho pochissime app, credo le più comuni (Facebook, WhatsApp, Instagram e poche altre) e quando ho sentito di questa novità lanciata dalla Scuola Holden di Torino ero parecchio scettica ma un po’ per curiosità, un po’ per fiducia cieca verso Baricco mi sono detta “che male può fare?”. E così ho scaricato Phoebe e ho iniziato ad usarla. La uso ancora oggi, nonostante la zona rossa sia finita da un pezzo. Inutile dire quanto mi sia piaciuta.

Phoebe, app gratuita e disponibile sia per iOS che Android, è un’assistente creativa, l’ispirazione quotidiana per allenarsi a scrivere e a guardare il mondo da una prospettiva nuova, inusuale, quella di un bravo scrittore appunto. Ogni giorno Phoebe ti assegna un piccolo compito creativo: dallo scrivere qualcosa, al fotografare un determinato aspetto della realtà, dall’ascoltare semplici consigli di scrittura allo scoprire nuovi autori e nuovi libri. Non ci sono voti, non ci sono riscontri: se hai voglia ti dai da fare altrimenti no e gli esercizi restano lì, ad accumularsi in attesa della tua voglia di giocare.

Essendo una creazione della Holden non si può non notare il riferimento letterario alla piccola Phoebe Caulfield, sorella minore del “Giovane Holden” protagonista dell’omonimo romanzo di Salinger del 1951. Ma Phoebe è anche il nome di uno dei personaggi di Friends, entrato nell’immaginario collettivo per la sua personalità eccentrica e artistica.

Devo dire che sono partita come un fulmine e poi, per pigrizia e mancanza di tempo, ho allentato un pò la presa ma non abbandonerò mai Phoebe, che mi ha fatto compagnia durante i mesi di reclusione diventando un appuntamento quotidiano col gioco, con la creatività e la voglia di raccontare storie.

Ve la consiglio, che siate aspiranti scrittori o meno, perché allenare la fantasia fa bene a prescindere.

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