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Amnesty: rapporto sulla pena di morte 2020

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La denuncia arriva, come ogni anno, da Amnesty International che ha presentato il suo Rapporto sulla pena di morte nel 2020 (anche negli scorsi anni avevamo dato conto di altri rapporti, come quello del 2019).

La pandemia da Covid 19, pur presentando una sfida senza precedenti nel mondo, non è stata purtroppo sufficiente a impedire in ben 18 Stati le esecuzioni di condanne a morte.

Sebbene quest’anno il Rapporto mostri una tendenza generale verso la diminuzione dell’uso della pena capitale, è pure vero che viene evidenziato come alcuni Paesi abbiano uguagliato o aumentato il numero delle esecuzioni, mostrando un evidente disprezzo per la vita umana e proprio mentre la pandemia mieteva vittime e il mondo intero era concentrato sul salvataggio di ogni singolo individuo.

Gli Stati in cima alla lista sarebbero: la Cina (che però considera i dati sulle esecuzioni come segreti di Stato e quindi non li comunica); l’Iran, con almeno 246 esecuzioni; l’Egitto, con almeno 107 condanne eseguite; l’Iraq, almeno 45 uccisi, e l’Arabia Saudita con almeno 27.

I Paesi sopra citati – con l’esclusione della Cina – si sono resi responsabili addirittura dell’88% delle esecuzioni note nel 2020; malauguratamente ci sono state condanne a morte anche in altri Stati come Indonesia, Laos, Malesia, Zambia, Sri Lanka, Thailandia, Vietnam, India, Oman, Qatar e persino in Bangladesh e Pakistan sono state emesse condanne a morte per blasfemia da tribunali speciali.

Per quanto riguarda le Americhe, gli USA sono stati l’unico Paese ad aver eseguito condanne a morte: a luglio del 2020 l’amministrazione Trump ha ordinato la prima esecuzione federale degli ultimi 17 anni – e successivamente altre 9 – mentre cinque stati dell’Unione hanno eseguito sette condanne a morte.

Nonostante i dati parziali registrati da Amnesty (escludendo quindi Cina, Corea del Nord e Siria che non li comunicano), questi si confermano come i più bassi degli ultimi 10 anni e, rispetto allo scorso anno, nessuna esecuzione si è avuta in Bahrein, Bielorussia, Giappone e Sudan.

Inoltre, nel corso del 2020, il Ciad e il Colorado (USA), hanno abolito la pena di morte, mentre il Kazakhistan si è impegnato ad abolirla e nelle Barbados è stata cancellata l’obbligatorietà della condanna alla pena capitale.

Ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International: «Mentre il mondo cercava il modo di proteggere le vite umane dalla pandemia, alcuni governi hanno mostrato una sconcertante ostinazione nel ricorrere alla pena capitale e a eseguire condanne a morte. La pena di morte è una punizione abominevole e portare a termine esecuzioni nel mezzo di una pandemia ne ha ulteriormente evidenziato la crudeltà. Contrastare la pena di morte è già difficile quando le cose vanno bene, ma la pandemia ha fatto sì che molti prigionieri nei bracci della morte non abbiano potuto incontrare di persona i loro legali e che molti che hanno cercato di fornire aiuto si sono dovuti esporre a gravi, e del tutto evitabili, rischi per la loro salute. L’uso della pena di morte in circostanze del genere è un attacco particolarmente grave ai diritti umani».

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