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Noi Partigiani: storie di anziani giovanissimi

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È il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo. Inutile negarlo, per mille motivi nel corso degli anni questo appuntamento suscita sempre meno attenzione. Sarà perché non sappiamo coltivare la memoria, sarà perché molti testimoni sono ormai morti, sarà perché spesso abbiamo usato toni retorici e vanamente apologetici. In ogni caso l’evento fondativo dell’Italia del secondo dopoguerra incide poco sulla coscienza collettiva.

Quest’anno, tuttavia, abbiamo un’opportunità inedita. Ciascuno – a casa propria – può compiere una “celebrazione laica” del 25 aprile dedicando un’ora di tempo all’ascolto delle testimonianze raccolte da Laura Gnocchi e Gad Lerner nel sito www.noipartigiani.it per conto dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

500 storie di partigiani e partigiane, in brevi video, concorrono a realizzare uno scrigno prezioso che “va maneggiato con la cura ed il rispetto che si deve alle madri e ai padri che hanno generato un Paese altro, diverso e opposto a quello fascista: l’Italia – come è scritto sulla Costituzione – del lavoro e della pace”, ricorda Gianfranco Pagliarulo, Presidente nazionale dell’ANPI.

Le centinaia di volti “che compongono le tessere del mosaico di questo Memoriale della Resistenza italiana – scrivono i curatori –, rappresentano un insieme di storie di vita raccontate in tarda età dai diretti interessati, allora giovanissimi. Ciascuno di loro, nella grande varietà delle estrazioni sociali e degli orientamenti culturali, testimonia una scelta di libertà compiuta rivoltandosi contro il regime fascista e l’invasore tedesco”.

Il prodotto è sobrio e curato, con testi e immagini di qualità, ma soprattutto i racconti hanno la forza e l’immediatezza della vita vissuta. Non un trattato di storia ma neppure una banale successione di eventi. L’insieme delle storie individuali si erge a testimonianza collettiva delle scelte di una generazione. Le donne e gli uomini anziani che raccontano le loro avventure sono i diciottenni e i ventenni di allora. Offrono una preziosa testimonianza dell’energia e della voglia di libertà che hanno mosso i loro passi, ma non nascondono neppure l’inconsapevolezza e il senso di avventura che li hanno spinti verso strade inesplorate, sconosciute.  Nelle loro parole la Resistenza dimentica il tono paludano con cui spesso è stata raccontata e prende il sapore e il colore della gioventù, della rabbia, dell’amore, della giustizia, della solidarietà, del futuro.

Quante volte abbiamo percepito il solco che separa i nostri giovani da quella pagina di storia. Altrettante volte abbiamo ascoltato gli anziani e gli adulti lamentarsi della superficialità dei ragazzi di oggi. Questo è il frutto avvelenato della mancanza reciproca di ascolto. Le generazioni non si conoscono e maturano diffidenze e rancori. Eppure basterebbe che quelli che hanno meno di trent’anni guardassero queste testimonianze. Sono certo che le distanze, d’improvviso, si annullerebbero e i ragazzi di oggi riconoscerebbero in quelle storie i sentimenti e le aspettative che agitano la loro vita.

Anche per questo dobbiamo essere grati a Laura Gnocchi, a Gad Lerner e all’ANPI per averci restituito un’immagine “a colori” del 25 aprile con le parole di anziani giovanissimi.

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