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Usura: il Covid ha generato un’impennata di casi

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Un impennata del 9,6 per cento dei reati di usura solo nei primi tre mesi del 2020 rispetto allo stesso arco temporale del 2019. Sono questi i dati allarmanti che arrivano dal Comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura (l’organismo statale che esamina e delibera sulle domande di accesso ai benefici del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura) che mette in luce un fenomeno drammatico acuito dalla pandemia.

Numeri che diventano ancora più preoccupanti se abbinati a quelli contenuti nella relazione annuale del prefetto Annapaola Porzio, pubblicata alla conclusione del suo mandato a capo dell’ufficio del Commissario antiracket e antiusura. Nei primi nove mesi del 2020, infatti, il Comitato di solidarietà ha deliberato la concessione di oltre 19 milioni di euro, 15 milioni dal fondo antiracket e il resto per l’usura. In cima alla lista delle regioni che hanno presentato più istanze, la Campania e la Puglia, poi seguite per l’usura da Veneto e Lombardia. I fondi concessi in favore delle vittime di usura dall’inizio del 2020 fino al 31 agosto riguardano per il 77 per cento le attività nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione auto, moto e beni personali. Il 9 per cento per alberghi e ristorazione. Per i benefici in favore delle vittime di estorsione, invece, il 18 per cento dei fondi ha riguardato il settore delle costruzioni e il 12 per cento quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio.

Facile pensare che questa impennata dei reati per usura abbia a che vedere con la crisi economica generata o ampliata dalle restrizioni imposte per contrastare il Covid. Nonostante i ristori e gli aiuti previsti a livello nazionale e locale, infatti, molte famiglie e molte imprese già in difficoltà hanno visto la loro situazione precipitare e hanno deciso – sbagliando – di rivolgersi agli usurai. Ad aumentare sembra essere stato in particolare lo strozzinaggio di vicinato, una sorta di rete malsana di contatti di prossimità che ha generato nuove vittime e, probabilmente, nuovi usurai.

“In alcuni contesti territoriali”, si legge nel report del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, “l’avvento del Covid19 ha ampliato le condizioni favorevoli alla diffusione dell’usura in uno scenario già compromesso da povertà e disagi economici”. In alcune regioni gli aumenti sono considerevoli: Campania (+21,43%) e Lazio (+45,45%), ma anche in Emilia Romagna, Lombardia e Puglia, seppur con numeri più esigui. «Dalle spese primarie al pagamento di dipendenti e fornitori, questi i campi in cui si annida il rischio dell’usura, sia familiare sia d’impresa» dice il report.

La situazione appare ancora più drammatica analizzando i dati del rapporto Povertà della Caritas: «nel periodo maggio-settembre 2020, il 45% delle persone che si sono rivolte alle strutture dell’organismo della Cei lo ha fatto per la prima volta mentre negli stessi mesi del 2019 la percentuale di “nuovi poveri” si fermava al 31%», sottolinea Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana.

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