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Decreto Sicurezza: si cambia strada?

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Finalmente! Lo ha scritto bene la nostra Patrizia Abello, il nuovo decreto sicurezza ha finalmente visto la luce. Le resistenze sono state infrante, le incertezze superate, le prudenze tattiche messe da parte. L’Italia riconquista un accettabile livello di civiltà giuridica e l’umanità che le è propria. Possiamo dire che una delle pagine più nere della nostra politica sia stata archiviata.

Ma quali sono state le ragioni politiche che hanno permesso di conseguire questo risultato? Perché il PD si è finalmente convinto a spingere l’acceleratore? Come mai i Cinquestelle hanno accettato di riscrivere il decreto, dopo aver opposto una sorda resistenza? Credo che le recenti elezioni amministrative siano state determinanti per più ragioni. In primo luogo nessun partito di maggioranza ha voluto mettere mano al provvedimento prima del confronto elettorale, sia per non fornire facili argomenti di speculazione alle forze di opposizione, sia per non destare allarme nel proprio elettorato. Ma anche i risultati elettorali hanno avuto il loro peso. Il centrodestra non è più l’armata inarrestabile e invincibile degli ultimi anni. Salvini e Meloni non solo non espugnano le “roccaforti” del centrosinistra ma perdono terreno in modo significativo nelle elezioni comunali. Il PD indubbiamente accresce il suo ruolo, non tanto per i voti guadagnati quanto per la capacità di essere forza centrale delle coalizioni vincenti. I Cinquestelle sono in evidentissima difficoltà e, quindi, non possono esercitare appieno il ruolo di azionisti di maggioranza del governo in carica. In definitiva, ora si sono determinate tutte le condizioni per cui la riscrittura del Decreto Sicurezza potesse andare in porto.

Eppure, anche in questo quadro, il nuovo testo, pur apprezzabile per molti aspetti, presenta elementi contraddittori e risente di timidezze che tradiscono qualche mediazione al ribasso e indecisioni di fondo. Basta leggere alcuni commenti. Forse i giudizi più severi li troviamo sul quotidiano “Domani” e sul sito de “L’Espresso”. Sul primo la giurista Vitalba Azzolini ripercorre il testo articolo per articolo sostenendo che l’impianto dei decreti Salvini non sia stato “smontato” e neppure sia stata ripristinata la situazione precedente, quanto piuttosto sia stata ricercata una sorta di mediazione “a metà strada”. Ancora più duro il giudizio di Susanna Turco de “L’Espresso” che parla di “rimessa in ordine tardiva a parziale”, di “rattoppi e pezzi di stoffa” che scrive: «Insomma dopo tanto pensare il governo giallorosa ha cambiato le norme del governo gialloverde come restando in sudditanza psicologica, con una miriade di piccoli interventi, correzioni, riscritture, aggiunte, coordinamenti».

Allora? Solo pannicelli caldi? No, è stato fatto un passo in avanti indiscutibile che consente di riaprire il campo delle riforme. Le questioni legate all’immigrazione non sono più un tabù, è possibile agire senza lasciarsi paralizzare dagli strepiti dell’opposizione. Forse è cambiato il clima anche nell’opinione pubblica, come sembrano suggerire i recenti risultati elettorali. L’interrogativo, piuttosto, è il seguente: il decreto varato dal Consiglio dei Ministri è in grado di inaugurare una stagione di riforme sul tema dell’immigrazione o rappresenta un modo “civile” di archiviare la questione? Nel primo caso possiamo sperare di trovare all’ordine del giorno, di qui a poco, una nuova legge sui flussi migratori, la normativa di ius soli e, perché no, la correzione di qualche evidente contraddizione dell’attuale decreto. In caso contrario avranno avuto ragione le giornaliste Azzolini e Turco, dimostrando che l’attuale maggioranza, al di là delle affermazioni di principio, resta di fatto subalterna all’impostazione salviniana.

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