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Il vile agguato di Cosa Nostra contro il giudice Cesare Terranova

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25 settembre 1979 – Sono le ore 8.30 del mattino e una Fiat 131 guidata dal maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso si sta recando presso l’abitazione del giudice Cesare Terranova che prende il posto alla guida di Mancuso, il quale siede al suo fianco. Per recarsi sul luogo di lavoro percorrono una strada secondaria di Palermo, stranamente chiusa da una transenna che indica lo svolgimento di lavori in corso. Si tratta di un agguato mafioso: i sicari aprono il fuoco, il magistrato e il maresciallo provano a difendersi con la loro pistola di ordinanza ma è tutto vano. Cesare Terranova muore ferito perché colpito in più parti del corpo. Ciononostante i mafiosi infieriscono e si accaniscono sul cadavere riservandogli un colpo di pistola alla nuca. Lenin Mancuso viene di corsa trasportato in ospedale, ma spirerà poche ore dopo la sparatoria.

Il magistrato italiano aveva alle spalle una carriera importante, improntata su una costante lotta alla mafia. Nel processo di Bari del 1969 della cosca di Corleone è lui il procuratore d’accusa e assiste all’assoluzione di quasi tutti gli imputati tra cui quel Luciano Liggio che proprio Terranova condannerà all’ergastolo nel processo del 1974. Il grande merito del magistrato, che era anche uomo politico – deputato alla camera nella lista del PCI ma come indipendente di sinistra – è quello di essersi distinto nell’ambito della Commissione parlamentare antimafia per aver insistito fortemente sul legame tra mafia e politica, in modo particolare con la DC della quale facevano parte Giovanni Goia, Vito Ciancimino e Salvo Lima.

Nel 1976 Cesare Terranova viene nominato consigliere della Corte d’Appello del Tribunale di Palermo e in seguito capo dell’Ufficio Istruzione dello stresso tribunale. Stando alle indagini processuali, Cosa Nostra decide che il magistrato è un ostacolo e ne comanda l’assassinio. Il mandante è Luciano Liggio, gli esecutori sono Giuseppe Giacomo Gambino, Vincenzo Puccio, Giuseppe Madonia e Leoluca Bagarella.

Nel corso degli anni il processo è stato riaperto è sono state emesse altre condanne contro la “Cupola palermitana” e nei confronti di altre 7 persone che hanno dato “il permesso” di uccidere Terranova: Michele Greco, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonio Geraci, Francesco Madonia, Totò Riina e Bernardo Provenzano.

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