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Onu: “Proteggiamo gli oceani se vogliamo salvare la nostra vita”

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Gli oceani sono minacciati come mai prima d’ora“. Un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato ieri dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres durante l’apertura della prima conferenza sugli oceani, di cui si è celebrata proprio ieri la giornata mondiale.

Sappiamo tutti che i nostri mari e ancor di più i nostri oceani sono costantemente minacciati dai rifiuti e dall’inquinamento. In particolare è la plastica a giocare il ruolo del nemico principale dell’acqua e dell’intero ecosistema, dal momento che sappiamo bene come molti pesci e animali marini vengano uccisi dalle trappole mortali rappresentate da reti, buste di plastica e altri materiali, mentre tanti altri ingeriscono microparticelle che, quando non li uccidono, finiscono sulle nostre tavole.

In un recente studio, citato dal segretario generale dell’Onu, è stato messo in luce come addirittura la plastica potrebbe superare, in termini di peso, la quantità di pesce entro il 2050. E tutto questo per colpa dell’uomo, quindi nostra. Eppure, come ha ricordato Guterres, gli oceani ci danno da respirare, da bere e da mangiare, in sintesi ci permettono di sopravvivere, e anziché proteggerli, li danneggiamo. Non a caso lo slogan di quest’anno è “Our Ocean, Our Future” (il nostro oceano, il nostro futuro).

L’obiettivo della conferenza è stato proprio quello di ricordare le numerose minacce agli oceani e alla natura a presidenti, ministri, diplomatici e ambientalisti provenienti da 200 Paesi, con l’obiettivo di trovare delle soluzioni rapide per invertire la rotta.

«Dobbiamo mettere da parte i vantaggi nazionali a breve termine», ha sottolineato Guterres, «per prevenire una catastrofe generale di lungo periodo, soprattutto perché preservare i nostri oceani, che coprono due terzi del pianeta, e usarli in modo sostenibile, vuol dire preservare la vita stessa».

La conferenza Onu, che si affianca alle innumerevoli iniziative promosse in tutto il mondo dalle principali associazioni ambientaliste, vuole dare impulso all’attuazione in particolare all’obiettivo 14 degli impegni dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. E al termine della Conferenza ciascuno indicherà i propri impegni nel “Registry of Commitments“.

Intanto l’Unesco, che per l’occasione ha diffuso un report sullo stato di salute degli oceani, sollecita i Paesi del mondo a condividere le conoscenze per realizzare politiche comuni basate sulla scienza. Ma è soprattutto sui giovani che si vuole far leva per salvare gli oceani ma anche il loro futuro.

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