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Il discorso del presidente Mattarella al mondo del volontariato

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato ieri (3 marzo 2017) il mondo del volontariato in occasione del convegno dal titolo “La democrazia diffusa. Maria Eletta Martini e il volontariato“, promosso a Lucca dal Centro Nazionale per il Volontariato e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione. Ad accogliere il presidente, oltre al “padrone di casa” e presidente del CNV Edoardo Patriarca, anche decine di giovani volontari ai quali Mattarella ha rivolto il discorso che vi proponiamo.

Un caro saluto a tutti voi, in questa splendida cornice, e attraverso voi, alle associazioni che rappresentate.

Ringrazio coloro che hanno preso la parola, particolarmente Inva e Amin che hanno dimostrato, con la loro esperienza diretta, cose importanti: da un lato come il nostro Paese, la nostra comunità sia arricchita da presenze che, avendo ricevuto aiuto, trasferiscono e restituiscono aiuto; dall’altro hanno dimostrato che l’impegno in favore di chi ha problemi e difficoltà rende gratificati e privilegiati coloro che forniscono questo aiuto. Vedere che chiunque possa partecipare ad attività sportive, ad attività lavorative, è una condizione che arricchisce l’intero nostro Paese.

In realtà tutti voi che siete qui (le vostre associazioni, il vostro volontariato) esprimete una voglia di futuro – di un futuro migliore da costruire insieme – nei vostri pensieri e nella vostra quotidiana azione.

Il volontariato – nelle sue libere, molteplici forme – è un giacimento prezioso per l’intera società. E’ anzitutto espressione di libertà. Di libere scelte. E’ un capitale sociale, che arricchisce tutti di valori di speranza, di fiducia. E’ una realtà capace di entrare nelle difficoltà e nei problemi della vita, aiutando chi ha bisogno a superare ostacoli, mostrando come sia possibile sentirsi più comunità e quindi rafforzando anche le istituzioni, incoraggiando all’impegno comune, dimostrando che questo impegno può essere spiegato e dare grandi risultati. L’esempio magnifico offerto in occasione delle manifestazioni del sisma di questi mesi è eloquente.

Qui a Lucca siamo nella capitale del volontariato e cogliamo appieno il valore che esso rappresenta.

Una società più ricca si basa su uno sviluppo che migliora la qualità della vita, che alla competitività sa unire solidarietà, cultura, tutela del nostro ambiente, e quel senso della convivenza che vince ed elimina isolamento e solitudine.

Una società è ricca davvero se il suo modello sociale consente alle persone di esprimersi, di riconoscersi gli uni negli altri, di trasmettere valori positivi alle nuove generazioni, di progredire in umanità e, insieme, di fornire a tutte le persone le opportunità per le loro scelte di vita e per un’esistenza dignitosa e gratificante.

Il volontariato si colloca in questo crocevia decisivo nella vita della nostra società.

Partecipa allo sviluppo della società rafforzando anzitutto i legami umani, il senso di appartenenza alla comunità.

Donare – il proprio tempo, impegno, lavoro – non significa privarsi di qualcosa. Al contrario, come ben sapete tutti, chi dona riceve un multiplo di umanità, e di questo si avvantaggiano tutti coloro che gli stanno intorno.

C’è una articolata realtà sociale, che talvolta non viene adeguatamente percepita, ma che è decisiva per la nostra vita e per la stessa tenuta del Paese.

Quando si parla di formazioni intermedie, non si deve pensare ad ammortizzatori che limitano gli attriti o i conflitti tra i poteri pubblici e i cittadini.

Né si deve pensare alla supplenza che si organizza all’interno delle società per colmare le lacune e talvolta i disservizi del sistema pubblico.

Naturalmente, queste funzioni laddove vengono concretamente svolte perché le risorse pubbliche si rivelano carenti, sono preziose. Eppure non sono l’essenza del volontariato, né dei corpi intermedi.

La radice, il nucleo vitale del volontariato sta nella persona e nel suo bisogno di realizzarsi pienamente. Questo vale sia per chi si trovi dalla parte del dono, sia per chi si trovi dalla parte del bisogno.

Lo sviluppo integrale della personalità non si ha nell’isolamento, o peggio nella marginalità. La personalità si realizza quando è libera di interagire con gli altri, di formarsi e crescere nel dialogo diretto, quando riesce a esprimere i valori in cui crede e a trasmetterli, a farli diventare senso comune, cultura condivisa.

Le vostre associazioni sono un atto di libertà delle persone, che muovono dalla concretezza dell’amicizia, del bisogno, dell’impegno generoso e solidale. Le istituzioni devono rispettarle e valorizzarle per quanto possibile. Non certo ingabbiarle.

Questo è stato uno degli insegnamenti più nitidi di Maria Eletta Martini.

La pratica del volontariato e la pluralità delle sue associazioni sono espressione di quella libertà e di quell’attenzione alle persone, che sono pietre angolari su cui è stata edificata la nostra Costituzione.

La legge sul Terzo settore – che il Parlamento ha approvato di recente, e che il governo ha cominciato a rendere operativa, a partire dall’importante delega sul Servizio civile universale che ho firmato proprio oggi – è una strada sulla quale si deve continuare a procedere. Procedere insieme: istituzioni e associazioni, volontari e cittadini che trovano, nell’impegno gratuito di altre persone, il soddisfacimento di bisogni importanti.

Il volontariato riconduce a parole – e concetti – di grande rilievo: gratuità, generosità, impegno. Testimoniare questi valori costituitivi del vivere insieme è anche un modo per comunicarli ai più giovani, fare in modo che i giovani stessi continuino a loro volta a trasmetterli ad altri.

I giovani avvertono il bisogno di esempi coerenti, che non si limitino a enunciazioni astratte. L’ampia risorsa rappresentata dal volontariato della Terza età ha, anche sotto questo profilo, un valore inestimabile.

Il volontariato è un bene comune; offerto alla società di oggi e a quella di domani.

Volontariato è anche apertura mentale, capacità di progetto. Dal volontariato e dal suo panorama associativo è nato, ad esempio, il no-profit e così si è sviluppato un settore non marginale dell’economia sociale: in tanti vi si dedicano e tante risorse vengono messe in campo.

La vivacità e la libertà del tessuto civile rappresentano un moltiplicatore di ricchezza, anche economica.

Viviamo un tempo – dopo la lunga crisi economica – che ha fatto crescere la povertà e ampliato le diseguaglianze.

Il volontariato è utile anche su questo fronte: nell’ essere un antidoto nei momenti di crisi.

Pensiamo ai bisogni di tante periferie, sociali ed esistenziali. Pensiamo ai migranti che arrivano nel nostro Paese. Pensiamo ai malati e alle persone non autosufficienti. Pensiamo alla famiglie che devono affrontare oneri pesanti e bisogni inattesi. Pensiamo all’erogazione di determinati servizi di assistenza, i quali assicurano l’esercizio effettivo di diritti di cittadinanza. Pensiamo alla tutela delle nostre risorse naturali, paesaggistiche e culturali. Pensiamo al lavoro che tante imprese no-profit creano e difendono ogni giorno, con beneficio per tutta la collettività circostante.

Si tratta di partecipazione al destino della comunità.

In questo senso il volontariato è anche scuola di cittadinanza e di democrazia.

E’ una modalità, costruttiva, che contribuisce a far maturare la coscienza civile e a far crescere la capacità di autonomia e di auto-organizzazione della società.

Il volontariato aiuta a crescere, ad essere più consapevoli, e generosi; a mettere a frutto il nostro capitale sociale.

Così si attua la nostra Costituzione. E’ l’orizzonte del “bene comune”, espressione che qui è di casa e viene ben compresa.

Sono qui per incoraggiarvi a proseguire nelle vostre opere perché so bene che un Paese più solidale è un Paese più unito e più forte.

 

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