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BES: l’andamento degli indicatori nel 2016

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Seconda parte dell’approfondimento dedicato al Quarto Rapporto Istat sul Benessere Equo e Sostenibile. Dopo aver esaminato le misure del benessere equo e sostenibile prendiamo oggi in esame l’andamento degli indicatori BES in Italia nell’anno appena trascorso. Scopriremo, così, che ci sono alcuni aspetti quali il lavoro, il benessere economico e le relazioni sociali che hanno risentito fortemente della crisi economica e altri, “quali la salute, l’istruzione e l’ambiente che seguono comportamenti più stabili e di più lungo periodo e che quindi mantengono una tendenza di miglioramento”. 

 

Gli indicatori compositi per dominio

SALUTE

Gli indicatori che vanno a comporre il composito sono quelli riferiti alla speranza di vita e alla qualità della sopravvivenza, escludendo sia gli indicatori di mortalità per specifiche cause nelle diverse fasce d’età sia quelli relativi agli stili vita, che rappresentano campanelli d’allarme riguardo rispettivamente le principali urgenze in ambito sanitario e i possibili rischi futuri per la salute.

Questo indice registra un continuo miglioramento negli anni, a meno di un lieve calo nel 2015. Quest’ultimo è riconducibile alla riduzione della speranza di vita verificatasi lo scorso anno in maniera omogenea in tutto il Paese e legata a un aumento della mortalità dovuto a una combinazione di oscillazioni demografiche e di fattori congiunturali di natura epidemiologica e ambientale.

La qualità della sopravvivenza non è, però, un fenomeno omogeneo su tutto il territorio nazionale: il Mezzogiorno, infatti, mostra livelli più bassi rispetto a quelli del resto del Paese. Questo divario, che esiste per tutti gli aspetti considerati, è andato allargandosi negli anni: tra il 2009 e il 2015 la differenza tra l’indice nazionale e quello del Mezzogiorno è cresciuta di 1,4 punti, passando da 8,7 a 10,1. La differenza con il Centro è cresciuta di quasi 3 punti. Per le singole regioni si osservano invece variazioni meno omogenee per l’ultimo anno, con aumenti di oltre 4 punti nella provincia autonoma di Bolzano e in Sardegna, e peggioramenti significativi in Valle d’Aosta (-7,5), Marche (-3,6), Molise (-3,1), Liguria (-3,1) ed Emilia Romagna (-2,9). Tali oscillazioni sono da attribuire principalmente all’indicatore di speranza di vita senza limitazioni nelle attività a 65 anni che mostra una maggiore variabilità.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE

Nel caso del dominio istruzione e formazione la misura sintetica si concentra sugli elementi di partecipazione al sistema formativo: partecipazione alla scuola dell’infanzia, livelli d’istruzione, abbandoni scolastici e formazione continua.

La partecipazione al sistema formativo mostra complessivamente un miglioramento, frutto del continuo aumento dei livelli di istruzione secondaria e terziaria, della formazione continua e del calo negli abbandoni scolastici. Tale tendenza sembra attenuarsi nell’ultimo anno, rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2014, principalmente a causa di una caduta nella formazione continua. Il miglioramento ha riguardato tutte le ripartizioni territoriali a eccezione del Centro che, di fatto, nel 2015 si trova nella stessa condizione del 2008, anno in cui mostrava livelli di partecipazione molto più elevati degli altri territori. Questo andamento ha reso possibile una riduzione consistente delle differenze tra ripartizioni: il Nord ha superato il Centro nei livelli di partecipazione e il divario tra il Centro e il Mezzogiorno si è ridotto di 5 punti passando da poco più di 20 a poco più di 15. La dinamica migliore si osserva nelle regioni del Nord nelle quali l’indice composito è aumentato di quasi 9 punti. Anche nelle regioni del Mezzogiorno la dinamica è stata positiva ma sembra essersi verificata una lieve inversione di tendenza tra il 2014 e il 2015 riconducibile a un aumento degli abbandoni scolastici e a una riduzione della formazione continua.

Nelle regioni del Centro l’evoluzione non soddisfacente è riconducibile ad un calo particolarmente intenso della quota dei bambini che frequentano la scuola dell’infanzia e a un aumento degli abbandoni scolastici. Questo andamento è fortemente influenzato dal marcato peggioramento registrato nel Lazio. Toscana (+3,8 punti) e Molise (+2,7) sono le regioni che migliorano maggiormente la propria condizione nell’ultimo anno grazie agli accresciuti livelli di istruzione terziaria e di partecipazione alla formazione continua. La minore formazione continua è invece alla base dei peggioramenti di oltre 3 punti dell’indice composito in Liguria, Lazio e Abruzzo, dove si registra anche un forte aumento degli abbandoni.

LAVORO E CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA

Nel dominio lavoro e conciliazione dei tempi di vita sono stati sintetizzati due aspetti: il primo relativo ai livelli di occupazione; il secondo alla qualità del lavoro.

Per quanto riguarda l’occupazione, l’andamento ha risentito pesantemente della difficile congiuntura economica ed è stato negativo fino al 2013, anno in cui si registra un cambio di tendenza. Nel Mezzogiorno i livelli di occupazione sono diminuiti in misura più accentuata determinando un acuirsi delle differenze territoriali (l’indice sintetico per questa ripartizione rimane 25 punti sotto il livello nazionale).

La qualità del lavoro si è decisamente deteriorata in modo omogeneo sul territorio, con una conseguente stabilizzazione del divario territoriale (15 punti).

Il 2015 segna un netto miglioramento nel numero di occupati (una tendenza che è proseguita anche nei primi due trimestri del 2016) ed una stazionarietà nella qualità del lavoro, che non recupera i livelli pre-crisi.

Rispetto a entrambi gli indicatori compositi, le condizioni migliori per i due aspetti considerati si riscontrano nelle province autonome di Trento e Bolzano, cui si affiancano l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta per l’occupazione, e Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta per la qualità del lavoro. Le condizioni più sfavorevoli si osservano in Calabria e Sicilia per entrambi gli indici, e in Campania per i bassi livelli di occupazione. Tra il 2014 e il 2015 i maggiori progressi nell’occupazione (oltre il 3%) si sono registrati in Basilicata, Umbria e Sardegna. La qualità del lavoro è invece migliorata in misura significativa in Basilicata (+7,5 punti grazie ad un deciso miglioramento di tutti gli indicatori elementari) e si è invece deteriorata in (-2,6 punti) in Emilia-Romagna a causa dell’aumento del tasso di irregolarità.

 

BENESSERE ECONOMICO

La condizione economica dei cittadini è sintetizzata attraverso due indicatori: il livello di reddito e la sua distribuzione; la diffusione di condizioni di forte disagio economico e abitativo (indice di “condizioni economiche minime”).

Gli aspetti reddituali sono fortemente influenzati dal ciclo economico. Al miglioramento osservato tra il 2004 e il 2008 si contrappone il peggioramento che ha avuto termine nel 2013. Tra il 2014 e il 2015 la situazione si è stabilizzata a sintesi di un aumento dell’1% dei redditi e di un aumento della stessa misura della diseguaglianza nella loro distribuzione. Il Mezzogiorno è la ripartizione che mostra il peggioramento più rilevante (l’indice sintetico è sceso di 7 punti tra il 2008 e il 2013) ma è anche la ripartizione che tra il 2014 e il 2015 ha visto un miglioramento più marcato delle condizioni reddituali, frutto di un incremento dei redditi maggiore della media nazionale e, al contempo, di una riduzione consistente dell’indice di diseguaglianza, particolarmente rilevante in Campania ma anche in Calabria e Sicilia. Nelle altre due ripartizione, invece, le condizioni sono rimaste sostanzialmente stabili. Si osserva, quindi, una riduzione della forbice tra le ripartizioni che riporta il Mezzogiorno 15 punti al di sotto della media nazionale, il valore più basso dal 2010.

Le condizioni economiche minime migliorano, tra il 2014 e il 2015, nel Mezzogiorno più che nel resto del Paese, in particolare rispetto al Nord dove rimangono invariate. Il miglioramento nel Mezzogiorno è legato alla forte riduzione di quanti si dichiarano in grande difficoltà economica, una tendenza presente anche al Centro dove viene però compensata da un aumento della grave deprivazione. La stabilità del Nord deriva invece principalmente da una calo della deprivazione ed un aumento di quanti vivono in condizioni abitative di bassa qualità.

L’evoluzione delle condizioni di disagio attraverso la crisi è stata più sfavorevole nel Mezzogiorno: l’indice sintetico ha perso oltre 9 punti tra il 2008 e il 2015, mentre al Centro e al Nord l’indice ha perso rispettivamente 3,3 e 3,5 punti. Particolarmente critica la situazione in Abruzzo dove l’indice ha perso ben 18 punti, la Puglia (-13,8) e la Sicilia (-13,1) e la Calabria (-11,1). Anche in alcune regioni del Nord e del Centro, però, le condizioni di disagio si sono aggraviate in maniera consistente: tra queste l’Umbria (-14,4), le Marche (-11,7) e la Liguria (-10,5).

RELAZIONI SOCIALI

L’indice sintetico delle relazioni sociali considera la quasi totalità degli indicatori del dominio, escludendo il numero di istituzioni non profit, disponibile solo per il 2011. La dinamica delle relazione sociali per l’Italia risulta abbastanza stabile presentando però due fasi di peggioramento nel 2013 e nel 2016. La più recente delle due, quella tra il 2015 e il 2016, si deve principalmente alla diminuzione di quanti si dichiarano molto soddisfatti tanto per le relazioni familiari come per quelle amicali e alla minore partecipazione civica e politica.

La distribuzione territoriale mostra anche in questo caso un livello significativamente più elevato per il Nord e più basso per il Mezzogiorno. Il divario però si è lievemente ridotto: lo scostamento tra i due indici era di 23,1 punti nel 2010 ed è di 20,8 del 2016. Il Mezzogiorno mostra risultati peggiori per tutti gli indicatori considerati, ma con una dinamica differente rispetto al Centro e al Nord. Nell’ultimo anno, infatti, sono peggiorate nel Mezzogiorno soprattutto le relazioni cosiddette “bridging” (partecipazione sociale, partecipazione civica e volontariato) mentre mostrano un risultato migliore le relazioni cosiddette “bonding” (relazioni familiari e amicali, persone su cui contare). Al Nord e al Centro la dinamica è invece invertita con la caduta della soddisfazione per le relazioni personali a fronte un maggiore impegno nella partecipazione sociale e nelle attività di volontariato.

BENESSERE SOGGETTIVO

Per questo dominio l’indicatore composito è rappresentato dall’indice della soddisfazione per la vita, riconosciuto anche a livello internazionale come la più solida misura di benessere soggettivo, standardizzato per essere comparabile agli altri indici compositi.

La soddisfazione per la vita mostra un andamento positivo tra 2010 e 2011 quando passa da 100 a 103,2 registrando poi un forte crollo nel 2012, quando il livello scende a 89,1 per poi stabilizzarsi intorno a 89 punti nel 2013 e 2014. Nel 2016 si evidenzia una chiara crescita dell’indicatore rispetto agli anni precedenti, anche se non tale da riportarlo ai livelli pre-crisi.

Il Nord mantiene livelli dell’indicatore stabilmente superiori a quelli del resto del Paese. I differenziali territoriali però si stanno riducendo, dopo essere aumentati nel periodo della crisi. La distanza tra il Nord e il Mezzogiorno, che era pari a 12,1 punti nel 2010, tocca un massimo nel 2014 (17,5 punti) per poi scendere progressivamente a 14,1 nel 2016. Nel 2015 le province autonome di Bolzano e Trento occupano le prime due posizioni (rispettivamente 127,7 e 116,1), mentre la Campania si colloca all’ultimo posto (79,6) con un distacco rilevante rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno. La Sardegna, con un valore del composito pari a 95,2 si mantiene sui livelli delle regioni del Centro. Rispetto al 2015 aumenta il benessere soggettivo in tutte le regioni, e in misura maggiore in quelle del Mezzogiorno e del Centro.

AMBIENTE

Le condizioni di qualità dell’ambiente sono sintetizzate attraverso l’uso di un gruppo di indicatori riferiti a inquinamento, protezione della biodiversità, energia e la percezione da parte dei cittadini.

La tendenza nel medio periodo è di un progressivo miglioramento che riguarda tutte le ripartizioni, con il Nord che mantiene uno standard di qualità più elevato e il Mezzogiorno che ha realizzato la crescita più consistente (+7 punti dell’indice composito dal 2008 al 2015) a riflesso di un miglioramento nella gestione dei rifiuti e il conseguente minor conferimento in discarica.

L’analisi dell’ultimo anno disponibile mostra una sostanziale stabilità, ad eccezione del Mezzogiorno, dove l’indice composito cala di 0,5.

La Valle d’Aosta e le province di Trento e Bolzano e l’Abruzzo presentano una più alta qualità dell’ambiente. Al contrario, le uniche regioni che ottengono un valore dell’indicatore inferiore a 100 nel 2015 sono le Marche (99,5), che mostrano un risultato al di sopra della media solo per quanto riguarda la soddisfazione dei cittadini, la Puglia (99,8) e la Sicilia (90,2), dove in presenza di una diffusa diminuzione, si segnalano significativi miglioramenti per quanto riguarda le energie rinnovabili e la percezione dei cittadini.

 

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