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Ecco come lo stress aumenta il rischio di infarto e ictus

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“Se c’è soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è soluzione perché ti preoccupi?” diceva Aristotele invitando a mantenere la calma. Così come anche Lewis Carroll nel suo libro più famoso invitava Alice e i suoi lettori ad allontanare lo stress. “Torna indietro!” il bruco la richiamò, “ho qualcosa di importante da dirti!”. Sembrava promettente: Alice si voltò e tornò indietro. “Mantieni la calma,” disse il bruco.

Che lo stress faccia male sia alla psiche che al fisico è cosa nota da tempo ormai, ma oggi ad avvalorare la tesi, basandola su motivazioni scientifiche, c’è anche un nuovo studio condotto tra il Massachusetts General Hospital (Boston) e l’Icahn School of Medicine at Mount Sinai (New York).
Stando ai ricercatori americani, infatti, sarebbe nel cervello il motivo per cui troppo stress fa male al cuore e può aumentare il rischio di infarto e ictus.
Lo studio dimostra, infatti, che una regione neurale sensibile allo stress – l’amigdala, una sorta di centro della paura – diventa iperattiva e aziona le difese immunitarie scatenando processi infiammatori deleteri per l’apparato cardiovascolare. Quindi lo stress logora la salute del cuore agendo attraverso l’amigdala.

Per arrivare al risultato, gli scienziati statunitensi hanno inizialmente coinvolto 293 persone studiandone il cervello con tecniche di imaging (come la PET). L’analisi ha consentito di osservare che in corrispondenza di elevato stato di stress l’amigdala di ognuno era più reattiva, funzionava a regime aumentato. Poi i ricercatori hanno studiato milza e midollo osseo e visto che negli individui con elevati livelli di stress ed elevata attivazione dell’amigdala, anche milza e midollo risultano iperattivi, con conseguente iper-produzione di cellule immunitarie (globuli bianchi) ed eccessivi processi infiammatori a danno delle pareti delle arterie. Una situazione che pesa sulla salute dei vasi aumentando il rischio di formazione di placche arterosclerotiche.

Dopo 4 anni di monitoraggio, è emerso che i soggetti più stressati e con amigdala più attiva sviluppano malattie cardiovascolari con maggiore frequenza. Gli esperti hanno ripetuto lo studio su 13 soggetti con disturbo da stress post-traumatico (una condizione che segue a un forte trauma) e visto che questi avevano amigdala e sistema immunitario più attivi, maggiore infiammazione dei vasi e maggior rischio di malattie cardiovascolari (infarto e ictus).
La scoperta suggerisce che lo stress cronico dovrebbe essere trattato alla stregua di altri fattori di rischio noti per il cuore, come fumo e pressione alta.

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