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Trent’anni di Erasmus, probabilmente il senso della vera Europa

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Se da un lato è innegabile quanto, in molte situazioni, l’Europa non abbia dato grandi segni di unione, coesione e stessa visione d’intenti, lo è altrettanto che esistono realtà che invece hanno funzionato e sono diventate, nel tempo, esempi di scambio culturale, reciproca accoglienza, abbattimento di barriere e superamento di pregiudizi. Parliamo del Progetto Erasmus che festeggia 30 anni, da quando fu fondato grazie all’intuizione di un italiano, Domenico Lenarduzzi, ai tempi operante in ambito di Pubblica istruzione.

Così oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri – Sandro Gozi – può effettivamente dichiarare con soddisfazione quanto segue: «Il Progetto Erasmus è stato un moltiplicatore di opportunità, dal 1987 a oggi oltre 3 milioni e mezzo di studenti sono stati coinvolti, tra cui figurano più di 350.000 italiani».

Se infatti ci limitiamo a considerare solo l’adesione relativa allo scorso anno, scopriamo che il nostro Paese ha accolto più di 20.000 candidati, ma, fa notare Gozi, «questo non basta, è necessario lavorare affinché l’Ue investa maggiori risorse, permettendo così a un numero più elevato di giovani di poter viaggiare all’estero, imparare lingue straniere e condividere culture e valori diversi».

Secondo quanto dichiarato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, l’Erasmus possiede la peculiarità di formare ragazzi con maggiori capacità occupazionali ma – sopra ogni altra cosa – conferire ad essi una vera identità europea. Un discorso ineccepibile stante l’attuale contesto storico, in cui valori come il confronto, la riscoperta dell’importanza dell’accoglienza, del dialogo e delle libertà, hanno bisogno di essere ribadite con forza. La giusta risposta a un progetto unitario che la Brexit ha messo a dura prova, esattamente come le politiche avverse ai flussi migratori di molti Stati europei, fatti di fronte ai quali i giovani possono reagire se dotati degli strumenti appropriati.

E allora Sandro Gozi sottolinea come il Progetto Erasmus sia il miglior antidoto contro l’Europa dei muri, dei populismi e del terrorismo. E conclude: «Io appartengo a questa generazione ed è per tutti i giovani che verranno che dobbiamo investire nel programma Erasmus, perché questo significa investire nel futuro dell’Europa».

 

 

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