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Legambiente: sono aumentati del 27% i reati contro il mare italiano

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In un anno sono aumentati del 27% i reati a danno del nostro mare, con 2 infrazioni e mezzo per ogni chilometro di costa. In testa il settore della pesca illegale con circa 6.810 reati accertati. A cui seguono cattiva depurazione e scarichi. Questo è quanto emerge dal dossier “Mare Monstrum” di Legambiente che ieri da Genova ha preso il largo nei mari italiani con la sua imbarcazione Golletta Verde.

Golletta Verde da circa trent’anni svolge il suo lavoro di analisi della qualità delle acque, di denuncia dell’inquinamento e della scarsa e inefficiente depurazione dei reflui, delle speculazioni edilizie e degli ecomostri, e della cattiva gestione delle coste italiane.

Dal dossier si legge anche che aumenta il numero delle persone denunciate, da 18.109 a 19.614, mentre scende leggermente il dato dei sequestri, sono 4.680 a fronte dei 4.777 del 2014. A primeggiare è il settore della pesca illegale, con 6.810 reati accertati, seguita dalle infrazioni riguardanti la cattiva depurazione e gli scarichi selvaggi che sono state 4.542. Risulta alto anche il numero delle infrazioni collegate al ciclo del cemento, ossia 4.482, dove domina l’abusivismo edilizio costiero. I litorali italiani, infatti, sono pieni di distese di villini costruiti in maniera del tutto spontanea.

Dopo la demolizione nel 2014 delle case abusive sulla collina di Quarto Caldo nel Parco nazionale del Circeo e della struttura di Alimuri a Vico Equense, quest’anno la nuova top5 dell’abusivismo edilizio vede accanto alle strutture di Pizzo Sella a Palermo, il villaggio di Torre Mileto a Lesina (Fg), la struttura dell’Aloha Mare ad Acireale (Ct), le 35 ville nell’area archeologica di Capo Colonna a Crotone e le case abusive dell’Isola di Ischia.

Come ha sottolineato Rossella Muroni, presidente di Legambiente: «Abbiamo vinto tante battaglie, a partire dalla nuova legge sugli ecoreati (leggi l’articolo), ma molto resta ancora da fare sia contro il cemento e gli abusi edilizi, sia contro le trivellazioni e le ricerche petrolifere, contro gli scarichi e le sostanze inquinanti che in mare vengono sversate ogni giorno e contro il marine litter (immondizia marina, ndr) la cui presenza è, purtroppo, sempre più forte nei mari e sulle spiagge».

Nello specifico, possiamo notare che il 52,4% degli illeciti si rileva maggiormente nelle regioni del Sud, anche classificabili come quelle “a tradizionale presenza mafiosa”, ossia Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. In testa, c’è la Campania con 3.110 illeciti, il 16,8% del totale, ben 6,6 per chilometro di costa. Molto vicino si posiziona la Sicilia, con 3.021 reati, il 16,4%. Le due regioni, da sole, costituiscono un terzo di tutti i reati. Terzo è il Lazio, con 1.920 reati accertati, al quarto posto si classifica la Calabria con 1.838 e quinta è la Puglia con 1.701.

Inoltre, la Campania detiene anche il primato specifico del cemento illegale, con quasi il 20% dei reati accertati. La maggior parte di questi reati sono collegati alla realizzazione di case, stabilimenti turistici, hotel, villaggi vacanza e altre infrastrutture private sul demanio marittimo o in aree vincolate lungo la costa. Al secondo posto, la Calabria con il 13,2%, seguita dal Lazio con l’11,5%, dalla Sicilia con il 10,3% e dalla Puglia con il 9,6%. E sono sempre la Campania, la Calabria, la Puglia, la Sicilia e il Lazio a condurre la classifica relativa ai reati connessi all’inquinamento delle acque, totalizzando insieme il 57,5% degli illeciti nazionali.

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