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Marinella Sclocco (assessore Regione Abruzzo): “Si vince solo se ognuno fa la sua parte”

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Questa settimana abbiamo incontrato l’assessore alle politiche sociali della Regione Abruzzo Marinella Sclocco, per conoscere più da vicino questa amministratrice donna, che ha iniziato la sua esperienza politica molto giovane, e quali sono i principali provvedimenti adottati dal suo assessorato.

Di seguito il testo dell’intervista video.

Come e quando si è avvicintata al mondo della politica?
Mi sono avvicinata al mondo della politica molto presto, avevo all’incirca 20 anni, perché a quell’età si pensa di riuscire a cambiare le cose. Poi qualcosa magari si riesce a cambiare, ma a 20 anni si pensa di riuscire a fare davvero la rivoluzione e a cambiarne tante di cose. Siccome sono cresciuta in una zona difficile della città di Pescara, ho pensato di rimboccarmi le maniche invece di lamentarmi, come fanno in molti.

Qual è stato il suo percorso politico prima di diventare assessore regionale?

La prima cosa che ho fatto è stata la candidautra nel mio quartiere. E grazie all’elezione ho potuto gestire qualche fondo nel settore cultura. Sono stati anni bellissimi, ero molto giovane e avevo pochissimo, forse 5 milioni di lire da gestire. Facemmo tantissime cose nelle scuole e portammo il cinema all’aperto in alcune zone dove la sera invece si faceva altro. Poi mi candidai di nuovo al quartiere, avevo ancora 23 anni, poi mi candidai in Provincia e fui una delle prime donne elette in Provincia di Pescara e furono anche quelli 5 anni bellissimi. Le Province non erano quelle di oggi, avevano molte competenze. E anche lì riuscii a fare tantissime cose. Ho sempre lavorato molto  nelle scuole perché capivo già allora la complessità delle classi che rappresenta un po’ la complessità del nostro mondo esterno. Poi 7 anni fa arrivò la Regione. Mi candidai pensando quasi certamente di perdere e invece fui eletta come unica donna dell’opposizione. Furono anni belli duri, perché si andava oltre la propria provincia sia come sguardo che come competenze. Furono 5 anni e mezzo intensi, ci fu anche il terremoto in quella consiliatura. Una cosa complicata ma riuscii a venire a contatto anche con molte realtà che andavano oltre i confini della mia provincia. Eppoi di nuovo un anno e mezzo fa mi sono candidata e adesso sono assessore regionale.

Quali sono le attuali deleghe che lei gestisce nella giunta regionale abruzzese?

Attualmente sono assessore alle politiche sociali, all’istruzione, ai giovani, alle pari opportunità e ai beni culturali.

Prima che politica è anche psicologa. Come mai ha scelto questa professione?

Quella è una vocazione. Io sono molto curiosa. Quando ero piccola osservavo molto. Passavo lunghi minuti sugli autobus e mi ricordo che in quei minuti, in cui ero sola, mi incuriosiva molto osservare le persone e cercare di capire quale fosse il loro pensiero, anche dallo sguardo. Questo per dire che sono stata sempre molto curiosa di capire i meccanismi, non solo miei o quelli della mia famiglia, ma anche i meccanismi che regolano i rapporti umani, da sempre. La vocazione è sempre quella di rimboccarsi le maniche e di cercare di strecciare i grovigli che non solo noi stessi abbiamo ma anche soprattutto che hanno gli altri.

Quanto influisce la sua formazione professionale sul ruolo istituzionale che ricopre?

Vorrei che influenzasse molto di più. E’ una professione che ti dà degli strumenti utili e quando sono tranquilla riesco ad analizzare lucidamente quello che sta succedendo. Però tante volte, essendo in prima persona coinvolta a fare le cose, vengo più che altro presa dall’emotività, dall’emozione e dalla voglia di fare e non mi fermo ad analizzare più di tanto le situazioni. In questo dovrei essere più brava, ma sono una passionale. In studio riesco a stare calma e a guardare le cose con oggettività soprattutto perché sto parlando di altri. Quando si tratta di me sono molto più passionale, meno analitica.

Quali sono stati finora i provvedimenti più importanti presi dal suo assessorato?

Ce ne sono stati diversi. Partiamo dalla fine: sicuramente il nuovo piano sociale è una scommessa che stiamo facendo ed è interessante, oltre al contenuto, il percorso che stiamo seguendo. Lo stiamo costruendo insieme ai cittadini, insieme alle istituzioni, in questo programma di co-costruzione, di co-programmazione e di co-progettazione, perché credo molto nella corresponsabilità. Costruire insieme, fare le cose insieme non significa fare un passo indietro come istituzione, ma significa far sì che tutti possano sentirsi attori della nostra società. E’ un processo lughissimo, che stiamo portando avanti già da un anno. Però credo che sia la cosa giusta da fare. E’ un progetto che stiamo presentando e che già prevede delle piccole rivolzuoi, come l’integrazione socio-sanitaria, quindi la coincidenza degli ambiti sociali con i distretti sanitari. Per esempio poi prevede il regolamento obbligatorio per l’accesso ai servizi pubblici. Oggi molti ambiti sociali non hanno il regolamento di accesso, per cui è un po’ “il servizio io te lo do a discrezione, per buon senso”. Invece per equità è necessario far sì che ci sia un regolamento di accesso obbligatorio in tutti gli ambiti. Un’altra scommessa sarà quella degli accreditamenti dei servizi sociali. Altre cose fatte: abbiamo dato una mano anche a far sì che la legge sulla vita indipendente avesse dei piedi per camminare. Prima non c’erano fondi. Da quando ci siamo noi, invece, il primo anno ci sono stati 600 mila euro, che sono sempre pochi, però ogni anno stiamo facendo qualcosa in più. Quest’anno siamo già partiti da 600 mila euro e con variazioni di bilancio certamente metteremo altri soldi in più. Poi io ho anche la delega su Garanzia Giovani. Per la prima volta siamo riusciti a far sì che anche i disabili potessero fare i tirocini. Da quando esiste il tirocinio in Abruzzo mai i disabili avevano potuto usufruirne per problemi finanziari, nel senso che i disabili hanno un’indennità che sommandosi con quella del tirocinio gli avrebbe fatto perdere quella di disabilità. Abbiamo così abbassato l’indennità del tirocinio per loro in modo da non far loro perdere questa occasione. E questa è stata una piccola rivoluzione. Con Garanzia Giovani abbiamo fatto incontrare il mondo del lavoro a 5 mila persone, tra cui anche i disabili. E questo in trent’anni non era mai successo.

La politica è troppo spesso un mondo fatto di molti più uomini che donne. Qual è la sua esperienza di donna in politica e ha notato dei cambiamenti in questo setore con il passare degli anni?

Io non ho mai pensato che ci fosse tutta questa disparità anche perché provengo da una famiglia in cui le donne sono molto autorevoli, la mia mamma, la mia nonna. Sono famiglie matriarcali. Quindi per me non è mai stato un problema l’essere donna. Nel momento in cui vengo a contatto con dei mondi prevalentemente maschili, mi accorgo che c’è una differenza. La politica e i partiti sono luoghi dove gli uomini hanno la maggiore, perché culturalmente la nostra Italia è così, fa ancora molta difficioltà. Io facendo parte da 20 anni di questo sistema non posso non considerare che forse, purtroppo, ho acquisito qualche atteggiamento maschile, anche un po’ forse per difendermi. C’è ancora tantissimo da fare perché per esempio vedo il fastidio che danno queste quote rosa, che io mai avrei pensato di dover difendere, mai, proprio perché per me era normale che le donne fossero rappresentate. Però mi sono accorta che più si va avanti, più si assume un ruolo di vertice, e più è difficile far passare questa mentalità. Quindi c’è ancora tantissimo da fare, tantissimo.

Secondo lei le donne hanno una marcia in più rispetto agli uomini, e se sì perché?

Una marcia diversa. Io non dico in più. Siamo diverse ed è necessario far sì che questa diversità possa interagire, possa partecipare alla costruzione della nostra comunità.

Cosa le regala e cosa le regala il ruolo che ricopre?

Mi sottrae tantissimo tempo. Purtroppo è un grande senso di colpa che mi porto da sempre. Tutto il tempo che cerco di dedicare a me stessa e alla mia famiglia lo vivo con grande senso di colpa rispetto a questo ruolo. Ma non riesco a farne a meno. Mi regala però il fatto di venire a contatto con realtà sconosciute e lì la mia curiosità viene assolutamente soddisfatta. Questo ruolo mi ha aperto mondi sconosciuti, o poco conosciuti. Mi regala delle relazioni belle, significative, anche molto diverse. Mi regala anche l’arte del dubbio.

Qual è il momento della sua carriera politica che ricorda con maggiore soddisfazione?

Veramente tanti. Sicuramente questo momento di presentazione del piano sociale è molto bello perché vedo che è anche molto partecipato e che le persone mi seguono perché sono entusiaste, perché hanno capito che si vuole riprendere in mano tutta la situazione, che si vuole riorganizzare un sistema. E’ stato bello l’inizio. Sono stati belli dei momenti anche all’interno del mio partito, anche di partecipazione a lotte nazionali. Ce ne sono tanti. Anche l’aver conosciuto alcune persone, che magari adesso non ci sono più, che hanno portato avanti delle lotte importanti, non solo per le donne e penso ad esempio a Memena Delli Castelli, ma anche per il nostro Abruzzo.

Qual è il suo sogno nel cassetto da assessore regionale?

Ce ne sono tanti ancora. Mi piacerebbe lasciare un metodo di lavoro perché poi i progetti finiscono. Però lasciare un modo di fare a chi verrà dopo di noi mi piacerebbe molto, cioè il metodo della co-costruzione, dell’ascolto di tutti. Io ho questa grande pretesa di mettere in connessione tutto, perché secondo me si cresce solo se ci si confronta e anche se si discute tanto. Questa è una mia pretesa.

Infine, qual è per Marinella Sclocco il fattore più importante per il raggiungimento della felicità pubblica?

Che ognuno faccia la propria parte. Qui non c’è chi vince e chi perde. O vinciamo tutti o perdiamo tutti, e si vince solo se ognuno fa la sua parte. Ti diamo un pezzo, ma se tu non metti il tuo pezzo non cresci. Quindi la felicità pubblica dipende anche da noi.

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