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L’Italia non è un Paese per ciclisti

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La Germania, grazie a un uso intelligente dei fondi europei, ha dato vita – nel corso del 2015 – alla prima autostrada ciclabile, offrendo ai suoi cittadini una soluzione che in termini di sostenibilità ambientale e sicurezza è assolutamente innovativa.

Non stiamo parlando di semplici piste ciclabili, ma di una vera e propria infrastruttura dedicata ai ciclisti, da percorrere con tranquillità per spostarsi rapidamente da un posto all’altro evitando i pericoli delle città, lo smog, praticamente tutto ciò che oggi tocca subire a chi usa la bicicletta nelle città italiane.

Quindi se in Germania si stima che entro il 2020, grazie a questo progetto, le automobili saranno 50.000 in meno, in Italia i percorsi e i progetti restano, per la maggioranza, su carta tranne che per qualche felice eccezione. Il problema ulteriore sorge quando andiamo a vedere le cifre dei decessi dei ciclisti che sono pari a 249 per quanto riguarda il 2015. In Germania si muore molto meno, ma la maglia nera italiana non è certo dovuta alla nostra imbranataggine su strada, piuttosto alla poca lungimiranza.

Se infatti in Germania, una volta acclarati i tanti morti, si è scelto di studiare la situazione e intervenire sul problema, in Italia è stato fatto poco e solo in alcune città.

Esiste una classifica europea della Federazione ciclisti che tiene il conto dell’utilizzo della bicicletta nei vari Stati e un sito dedicato ai ciclisti europei, l’ECF (European cyclists’ federation). Se qualche anno fa eravamo al numero 15 della lista, oggi siamo al 17 con la Lituania e la Croazia che ci hanno abbondantemente superato.

L’Italia non è un Paese per ciclisti.

 

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