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Cittadinanzattiva: i due volti della sanità

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Il 16 marzo il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva ha presentato il Rapporto “I due volti della sanità. Tra sprechi e buone pratiche, la road map per la sostenibilità vista dai cittadini”. Si tratta di una ricostruzione dello stato del Servizio Sanitario Nazionale tra il 2014 e il 2015, che illustra le principali aree di spreco segnalate da cittadini, associazioni e operatori sanitari ma anche le esperienze di eccellenza, le buone pratiche che hanno concorso alla XII edizione del Premio Andrea Alesini. L’indagine ha avuto il sostegno di Farmindustria, un sostegno “non condizionato”, ci tengono a sottolineare i promotori.

Macchinari non utilizzati o funzionanti a scarto ridotto, reparti chiusi anche se appena ristrutturati o sottoutilizzati per mancanza di personale, attrezzatture e dispositivi non adatti alle esigenze dei pazienti, personale sanitario costretto a turni di lavoro massacranti o in trasferta con costi aggiuntivi per le aziende sanitarie, burocrazia costosa e che ostacola il percorso di cura dei pazienti: sono queste le principali aree di sprechi in sanità segnalate nel Rapporto”.

Per altro verso la XII edizione del Premio dedicato ad Andrea Alesini – medico umbro della sanità pubblica prematuramente scomparso, che ha operato nel campo della medicina scolastica, dell’organizzazione sanitaria e della medicina preventiva – mette in evidenza esperienze tese a “offrire servizi di qualità e a misura di persona: presa in carico nel percorso di cura, farmaci, integrazione, appropriatezza, miglioramento, qualità, dolore, accessibilità”.

A margine della presentazione del Rapporto Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato, ha sostenuto che la lotta agli sprechi va condotta su due fronti. Da un lato “tutti possono e devono agire per ridurre sprechi e inefficienze, nessuno escluso. Per questo è indispensabile valorizzare competenze, sensibilità e dare attenzione alle segnalazioni di tutti e superare la logica che spetti sempre a qualcun altro agire o che tanto non cambia nulla”. Ma di contro lo Stato non più confondere generici e inefficaci tagli alla spesa con il contrasto agli sprechi. Per raggiungere risultati duraturi che non penalizzino i servizi è necessario “mettere a punto interventi selettivi per agire sulle cause e non sparare nel mucchio; riconoscere il valore che ogni attore può dare per contrastare le inefficienze, a partire da cittadini e professionisti; misurare gli effetti prodotti dagli interventi. Su appalti e acquisti occorre migliorare uniformemente impostazione, quindi cosa comprare, in che quantità e come farlo; verificare il rispetto di accordi e procedure, ed occuparsi anche della corretta esecuzione dei contratti, applicando penali in caso di irregolarità o ritardi”.

L’altra faccia della medaglia del Sistema Sanitario Nazionale la racconta il Premio Alesini. Secondo Aceti le sette menzioni e i tre premi assegnati “sono la prova evidente che in momenti come questi si può e si deve rilanciare sulle idee e avvicinare la sanità ai bisogni dei cittadini per produrre risultati positivi (…). Sono storie di professionisti che non si lasciano scoraggiare da ostacoli burocratici, pregiudizi, demotivazione ma si rimboccano le maniche, credono fortemente che un altro mondo e un altro modo è possibile e hanno il coraggio di metterlo in pratica”.

Di seguito la presentazione sintetica delle due parti del Rapporto e i link per la consultazione del testo integrale (leggi il rapporto e le buone pratiche del Premio Alesini).

LE OMBRE

Macchinari non utilizzati o funzionanti a scarto ridotto, reparti chiusi anche se appena ristrutturati o sottoutilizzati per mancanza di personale, attrezzatture e dispositivi non adatti alle esigenze dei pazienti, personale sanitario costretto a turni di lavoro massacranti o in trasferta con costi aggiuntivi per le aziende sanitarie, burocrazia costosa e che ostacola il percorso di cura dei pazienti.

Sono queste le principali aree di sprechi in sanità segnalate nel Rapporto “I due volti della sanità. Tra sprechi e buone pratiche, la road map per la sostenibilità vista dai cittadini”, fotografia del Servizio Sanitario Nazionale tra luci ed ombre presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il sostegno non condizionato di Farmindustria. Il Rapporto prende in esame 104 condizioni di spreco individuate da cittadini, associazioni ed operatori sanitari fra aprile 2014 e aprile 2015 e che a giugno 2015 risultavano ancora irrisolte. (…)

In un caso su due, per eliminare lo spreco dovrebbe intervenire la Asl, in un caso su tre la Regione, in uno su dieci l’istituzione nazionale, ossia principalmente il Ministero della Salute.

Ai cittadini che hanno segnalato i casi, abbiamo chiesto di scegliere la causa di spreco più attinente rispetto al caso individuato. Al primo posto con il 9% dei casi si fa riferimento ad una cattiva gestione del personale sanitario perché sovradimensionato o sottodimensionato; seguono, con l’8,6%, la cattiva allocazione delle risorse economiche, l’organizzazione dei servizi, il mancato utilizzo di beni e servizi; l’8,2% la mancata programmazione; al 7,3% il non utilizzo di attrezzatture costose; per il 6,5% l’uso improprio delle risorse; per il 6% strutture non utilizzate o sottoutilizzate. Raggruppando per macroaree si tratta di sprechi riferibili per il 46% al mancato o scarso utilizzo di dotazioni strumentali e strutture sanitarie, per il 37% a inefficiente erogazione di servizi e prestazioni, per il 17% a cattiva gestione delle risorse umane.

E questi sprechi fanno male ai diritti, in particolare quelli più violati, stando all’esperienza dei cittadini, sono: “diritto al rispetto degli standard di qualità” (14,7%) con, a seguire, il diritto al rispetto del tempo (14%), diritto alla sicurezza delle cure (11,6%) e all’accesso ai servizi sanitari (10,9%). Per questo Spreco nel Servizio Sanitario Nazionale è ogni attività, comportamento, bene e servizio che, utilizzando risorse, non produce risultati in termini di salute, benessere e qualità della vita per come li definisce la Carta Europea dei diritti del malato.

Alcuni casi di sprechi

Macchinari 
Presso l’Ospedale di Acireale, nel reparto di radiologia, un apparecchio per la risonanza magnetica viene utilizzato solo cinque mattine ed esclusivamente per i pazienti ricoverati; le ambulanze del 118 di Grugliasco (TO) dispongono di dispositivi per la teletrasmissione di elettrocardiogramma e parametri vitali che di fatto sono inadatti per le esigenze del 118 e spesso malfunzionanti; presso il Presidio ospedaliero Sirai (Asl Carbonia-CA) sono stati acquistati otto ecografi ma i medici formati per il loro utilizzo sono soltanto tre.

Reparti 
Il nuovo complesso operatorio del San Paolo di Napoli, costruito nel 2006 e dotato di circa 900 metri quadrati, quattro sala operatorie, una sala open space con quattro posti di rianimazione e post operatoria mai aperta, lavora solo cinque ore al giorno.
Nel presidio ospedaliero di Lanusei (provincia Ogliastra) è stata costruita una sala emodinamica con tutta l’attrezzatura di ultima generazione; da oltre un anno è ferma perché gli interventi previsti sono minimi e non ci sono gli specialisti.
A Tortona (AL) è stato chiuso il reparto di maternità, nonostante i locali fossero stati da poco rinnovati e tinteggiati; le attrezzature in dotazione, soprattutto una vasca per il parto in acqua e alcune incubatrici, sono rimaste inutilizzate.
A Cagliari, presso l’Unità operativa di ortopedia dell’ospedale, sono stati acquistati letti troppo grandi che non entrano negli ascensori.

Servizi e prestazioni 
Diverse segnalazioni riguardano la ripetizione degli esami pre-ricovero: ad esempio i pazienti in attesa di intervento chirurgico vengono spesso ricoverati per effettuare tutte le visite e gli esami preoperatori, salvo poi essere rimandati a casa perché la data dell’intervento viene spostata e così, a distanza di alcuni mesi, il cittadino deve ripetere tutti gli esami.

Presidi, protesi ed ausili 
Diverse segnalazioni riguardano gli sprechi nell’erogazione e nelle gare di acquisto per protesi ed ausili. Ad esempio, in Campania sono stati acquistati un gran numero di presidi per stomizzati con un acquisto unico centralizzato. Ma i presidi giacciono nei vari distretti delle Asl perché non conformi a quelli adatti ai pazienti.
I cittadini evidenziano in taluni casi, come nella AUSL di Forlì (Bagno di Romagna), che i plantari costano presso le sanitarie 120 euro, mentre la pubblica amministrazione li acquista a 180 euro ognuno.

Personale sanitario
L’ospedale di Venere in provincia di Bari ha un reparto di ginecologia e ostetricia ristrutturato da poco, ma la sala operatoria di ostetricia è chiusa per carenza di personale.
Nell’azienda ospedaliera di Reggio Calabria dal 2010 è stato realizzato un reparto di cardio-chirurgia con apparecchiature all’avanguardia mai utilizzate, a causa della mancata nomina di una equipe. I malati nel frattempo si curano altrove e l’azienda spende soldi per controllare i macchinari.
Nella provincia di Salerno, a causa del blocco del turn over, i medici vengono mandati in trasferta tra i vari ospedali e aziende ospedaliere, con un costo l’ora di 63 euro.
Presso l’ospedale di Pantalla-Todi (PG) sono stati assunti solo gli infermieri, mentre i medici vengono da Perugia, con una spesa della Asl che ammonta a 350mila euro l’anno.

La road map per la sostenibilità dal punto di vista dei cittadini
Sulla base delle segnalazioni raccolte e delle evidenze rese dai cittadini su quanto e cosa si spreca in sanità, Cittadinanzattiva ha messo a punto una road map, ossia una ricetta con ingredienti per la sostenibilità del SSN, con l’obiettivo di passare da una sostenibilità intesa come compatibilità con le risorse allocate in base ad una scala gerarchica delle priorità fissate dal governo, ad una sostenibilità basata sugli esiti che riesce a produrre in termini di salute e mantenimento della qualità della vita.

Ecco i primi 5 ingredienti di una ricetta ricca (34 azioni) individuati per la sostenibilità:

  1. Ammodernare e organizzare il SSN a partire dalla centralità del malato, dei suoi bisogni e non di altri interessi, che nulla hanno a che vedere con il servizio di cura, assistenza e produzione di salute che al SSN è affidato;
  2. Attuare, e per tempo, le decisioni assunte con l’approvazione di atti nazionali-regionali-aziendali, rendendole effettive;
  3. Adottare una strategia nuova per la misurazione e definizione di standard per il personale, per l’assistenza sanitaria territoriale, oltre che per il dimensionamento (per bacini di utenza) delle strumentazioni/apparecchiature/tecnologie sanitarie, funzionale agli investimenti e alla gestione;
  4. Realizzare una banca dati delle dotazioni strumentali e dei beni eccedenti e pienamente funzionanti (quindi sicuri e di qualità) non utilizzati dalle strutture in cui sono ubicati, così da poter essere messi a disposizione delle altre strutture sanitarie;
  5. Promuovere la trasparenza come strategia di fondo per operare le scelte, per la valutazione, per la promozione del merito, per il contrasto a fenomeni di illegalità e corruttivi. Per questo è necessario superare l’approccio burocratico nell’applicazione delle norme.

LE LUCI

55 progetti provenienti da 11 regioni, maggiormente dal Centro–Nord (di cui un quarto rappresentato dal Veneto), caratterizzati dalla pratica quotidiana del diritto alla dignità umana e dell’impegno alla lotta all’esclusione sociale, nel pieno rispetto della Carta europea dei diritti del malato. Questi i “numeri” del Premio Andrea Alesini per le buone pratiche in sanità, celebrato oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, e realizzato con il sostegno non condizionato di Farmindustria.
Veneto, Lazio, Trentino, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Campania, Piemonte, Toscana, Marche, Valle D’Aosta sono le regioni italiane da cui sono pervenuti i progetti candidati al premio.
Le parole chiave emerse dall’analisi critica dei progetti candidati danno il senso di quello che professionisti della salute mettono in campo, anche insieme ai cittadini, per offrire servizi di qualità e a misura di persona: presa in carico nel percorso di cura, farmaci, integrazione, appropriatezza, miglioramento, qualità, dolore, accessibilità.

La giuria ha decretato i tre vincitori e ha ritenuto di attribuire sette menzioni speciali a progetti che hanno saputo guardare oltre e superare steccati con idee semplici e concrete, valutate per il loro grado di innovatività, sostenibilità, riproducibilità, misurabilità, valore aggiunto.

Ecco i tre vincitori della edizione 2016 del Premio Alesini per le Buone Pratiche in sanità e i 7 menzionati speciali. Primo classificato: “Il Pronto Soccorso vive il proprio territorio e ne assume i bisogni specifici come obiettivi. Per questo si organizza per dare Accoglienza e Supporto alle Fragilità, Riconoscere e Tutelare Vittime della tratta”, Policlinico Casilino di Roma. Secondo classificato: “La salute è nelle nostre mani”, Ulss 9 di Treviso. Terzo  classificato: “Ridefinizione e implementazione degli spazi verdi”, Complesso ospedaliero Ospedale Mauriziano Umberto I° di Torino.

Menzioni speciali a: “Il ruolo della musica in anestesia e rianimazione cardiochirurgica”, APSS S. Chiara Trento Dipartimento Anestesia E Rianimazione 2; “Supporto psicologico ai pazienti oncologici”, U.O. di Oncologia Medica – A.O.R.N. “S. Giuseppe Moscati” Avellino; “La Riabilitazione basata sulla comunità, un’ idea per il futuro”, Comune Di Bertinoro/Simfer; “Orto-Terapia in Cure Palliative”, ANTEA Associazione Onlus; “Progetto Codice Argento”, Azienda Ulss 12 Veneziana; “Avevamo un tappeto volante e non lo sapevamo”, Ausl di Bologna-Dipartimento Cure Primarie; “Telemedicina per le ferite difficili “Fai ‘centro’ con noi”, UOD Telemedicina AO San Camillo-Forlanini.

Di seguito le principali caratteristiche dei progetti premiati e le motivazioni.

PRIMO CLASSIFICATO: Progetto “Il Pronto Soccorso vive il proprio territorio e ne assume i bisogni specifici come obiettivi. Per questo si organizza per dare Accoglienza e Supporto alle Fragilità, Riconoscere e Tutelare Vittime della tratta” – Policlinico Casilino – Roma
Il Policlinico Casilino di Roma insiste su un’area caratterizzata da disagio sociale, con un elevato numero di anziani assistiti dai servizi sociali, fenomeni di delinquenza, alti tassi di disoccupazione e una elevata presenza di migranti (18,5%). Il risultato è che il 20% degli accessi al PS è costituito da stranieri; 26% per motivi ginecologici (sono più di 700 i parti di donne straniere). Da circa un anno sono a disposizione della struttura interpreti per 101 lingue, attraverso un Servizio di Interpretariato Telefonico che in 2-3 minuti permette il contatto con gli interpreti che, attraverso una doppia cornetta telefonica, traducono in tempo reale le domande del medico e le risposte del paziente. Il prossimo step consisterà in un servizio online che traduce le ricette, compreso dosaggio e modalità di somministrazione in 14 lingue affinché terapie e comportamenti consigliati siano resi compatibili con le condizioni di vita reali dei pazienti, compresi coloro i quali vivono in condizioni di disagio abitativo.

Motivazione dell’Assegnazione del Premio
Per avere espresso in maniera innovativa i bisogni delle persone fragili del V e VI Municipio di Roma servito dal Policlinico Casilino, grazie al servizio di “Accoglienza, supporto alle fragilità, riconoscimento e tutela delle vittime di violenza ed esseri umani oggetto di tratta”.
Per aver dato modo a queste persone, attraverso il servizio di interpretariato telefonico, di poter esprimere il proprio disagio, abbattendo le barriere linguistiche e culturali.
Questa esperienza costituisce un pregresso innovativo di integrazione socio-sanitaria e presa in carico del paziente sul territorio.

SECONDO CLASSIFICATO: Progetto: “La salute è nelle nostre mani” – ULSS9 Treviso
La persona con disabilità che fa ritorno a domicilio dopo il trattamento riabilitativo in regime di ricovero ha spesso bisogno di essere assistita da un familiare o caregiver, che deve essere opportunamente addestrato alle più comuni manovre assistenziali, e a stimolare la persona alla maggiore attività ed autonomia possibili. Spesso però tale addestramento è difficile per problemi culturali o linguistici. Inoltre, il caregiver può avere necessità di supporto continuativo nel verificare se esegue correttamente le manovre assistenziali. Attraverso il progetto, avviato nel 2011, sono stati realizzati dei brevi filmati, visibili attraverso YouTube, in cui si mostra, con l’aiuto di una fisioterapista e di una persona con disabilità, come effettuare alcune semplici manovre di assistenza (trasferire dal letto a carrozzina, aiuto nel salire/scendere le scale). I filmati sono stati realizzati con il supporto del servizio audiovisivi aziendale, hanno una durata di pochi minuti, e sono comprensibili anche senza i dialoghi audio. Sono visibili al pubblico attraverso il portale www.ulss.tv.it (cliccando “guarda i video della salute nelle nostre mani” dalla pagina principale). I filmati comprendono anche video didattici su aree diverse dalla riabilitazione, alle corrette modalità di assunzione di farmaci, o alle corrette posizioni per l’allattamento del neonato.

Motivazione dell’Assegnazione del Premio
Per l’attenzione e la sensibilità rivolta alle persone con disabilità nelle fasi di riabilitazione a casa e per aver utilizzato strumenti che favoriscono l’empowerment e l’autogestione delle condizioni di salute. Il progetto, attraverso lo strumento innovativo del tutorial, aiuta i caregivers a rendere la vita quotidiana dei propri cari più agevole ed integrata con quella degli altri.
Il progetto contribuisce a ridurre il disagio fisico e psicologico di pazienti e familiari. Questi ultimi, imparando da brevi filmati, a gestire anche semplici manovre, migliorano la vita quotidiana dei propri cari.

TERZO CLASSIFICATO: “Ridefinizione e implementazione degli spazi verdi compresi nel perimetro del complesso ospedaliero Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino”
Il progetto è intervenuto su un’area che si presentava come uno spazio non utilizzato, potenzialmente fruibile grazie alla presenza di un tetto piano in cui è stata immaginata la realizzazione di un giardino pensile intensivo con finalità terapeutiche indirizzate ai malati con disabilità di tipo fisico o psicofisico. L’idea progettuale nasce dall’importanza che questo spazio offre per i malati, i loro familiari, per chi lavora e per chi va in visita.
Il giardino terapeutico fa da complemento alle cure perché è un luogo di armonia e rilassamento: evoca distrazione, compensa lo stress, stimola piacevolmente i sensi. Con il progetto del ‘giardino terapeutico’, l’anonimo tetto piano della mensa dell’Azienda Ospedaliera ‘Ordine Mauriziano di Torino’ diventa uno spazio per rendere più leggera e luminosa la sosta.
Questo progetto rappresenta un importante esempio di come l’intera struttura ospedaliera possa essere recuperata attraverso la creazione di una serie di giardini terapeutici in cui il ruolo centrale è rivestivo dai pazienti, dai familiari e dal personale di servizio.

Motivazione dell’Assegnazione del Premio
Perché questo progetto rappresenta un importante esempio di creazione di bellezza a servizio del recupero e della qualità di salute dei pazienti. Per aver utilizzato “madre – natura” quale leva fondamentale di un processo di recupero della salute da parte di chi è in ospedale, sottolineando l’inscindibilità del legame tra qualità della vita delle comunità e condizioni dei luoghi dove esse vivono, lavorano e trascorrono il tempo libero.

 

 

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