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La Russia sta per invadere l’Ucraina?

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Centomila soldati russi sono accampati al confine ucraino. Recentissime le manovre militari tra Russia e Bielorussia. Si annunciano esercitazioni congiunte con Cina e Iran nel Mediterraneo, nell’Atlantico e nei mari del Nord.
Non è un caso, quindi, che il Papa mostri preoccupazione per l’aumento della tensione e veda “la sicurezza dell’Europa a rischio”. D’altro canto grandi Paesi preparano l’evacuazione del personale diplomatico da Kiev e martedì 25 si annunciano incontri tra i consiglieri politici di Russia, Ucraina, Francia e Germania. Intanto il confronto tra il segretario di Stato Usa Antony Blinken e il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov non sembrano portare i frutti sperati.
Insomma, cosa sta succedendo in Ucraina? Davvero siamo sull’orlo dell’invasione russa?
Difficile rispondere a questi interrogativi. Proviamo piuttosto a fare qualche passo indietro e a cercar di capire come si è determinata questa nuova crisi internazionale.
Una questione rilevante è senza dubbio quella delle regioni orientali ucraine del bacino del Donec. La crisi, come noto, risale al 2014. Si è a lungo discusso se quanto accaduto possa essere classificato come una “guerra civile” o come un “conflitto internazionale”, caratterizzato da una “silenziosa” invasione russa. Di fatto le autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk da allora sono governate da amministrazioni filorusse e rappresentano una spina nel fianco del governo di Kiev. Quest’ultimo, negli ultimi mesi, da un lato ha approvato provvedimenti contro l’uso della lingua e la diffusione dei media russi, dall’altro ha progressivamente rafforzato l’apparato militare, grazie al generoso sostegno occidentale. Queste scelte preoccupano Mosca che teme una possibile riconquista dei territori oggi in mano ai suoi alleati. Non a caso minaccia il riconoscimento ufficiale delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, scelta che, inevitabilmente, provocherebbe una dura reazione internazionale.
Ma la questione centrale risiede nel rapporto dell’Ucraina (e non solo) con gli Stati Uniti e la NATO. E’ indiscutibile la consistenza degli aiuti militari americani a Kiev dal 2014 a oggi. Fonti accreditate parlano di circa 2 miliardi in materiale bellico – 250 milioni di dollari per anno – destinati a sistemi radar, antiartiglieria, missili anticarro, armamenti che indubbiamente preoccupano le forze armate russe. Inevitabile pensare a un rapido avvicinamento dell’Ucraina alla NATO.
Questa ipotesi è ritenuta intollerabile da Mosca. “Per noi è assolutamente obbligatorio garantire che l’Ucraina non diventi mai e poi mai un membro della Nato”, ha affermato il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov. Infatti a dicembre scorso la Russia ha presentato agli Stati Uniti un ultimatum nel quale chiede un impegno formale della NATO a negare l’ingresso dell’Ucraina e della Georgia nell’Alleanza. Condizione certamente inaccettabile, in primis dagli Stati Uniti, ma altrettanto in grado di esplicitare il punto di vista di Putin. L’accerchiamento della Russia messo in atto dall’Occidente, con la progressiva adesione all’Unione Europea e alla NATO degli ex stati satelliti non può spingersi oltre senza compromettere gli equilibri internazionali.
Fin dove si spingerà l’offensiva di Mosca? Davvero la Russia è interessata a invadere l’Ucraina? Difficile crederlo. I rischi sarebbero enormi e i vantaggi, al momento, indeterminati. Più probabile che Putin usi la minaccia come un deterrente nei confronti degli Stati Uniti, imponendo uno stop al sostegno alle politiche di riarmo messe in atto dall’Ucraina e all’espansionismo della NATO. Allo stesso tempo il Cremlino è già risuscito ad affermare la propria centralità nell’area e la piena titolarità per un confronto diretto, tra pari, con gli Stati Uniti, lasciando ancora una volta in un angolo l’Unione Europea.

 

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