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Una donna al Quirinale?

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È giunto il tempo di una donna al Quirinale? L’interrogativo imperversa da giorni su gran parte della stampa politica e di costume. Ne discutono tutti sui social e persino nei più domestici gruppi di whatsapp. Per altro verso cresce il numero di documenti e dichiarazioni di associazioni e gruppi femminili e femministi che argomentano sulla necessità di una presenza femminile al Colle.

L’Italia è pronta a compiere questa scelta? Dipende dal punto di osservazione. Sono convinto che l’opinione pubblica sia più che matura. Anche se il nostro Paese è ancora molto lontano da un’effettiva parità di genere, il protagonismo femminile si è affermato e in tanti sarebbero contenti di vedere una donna assumere la più alta carica dello Stato. Nessuno, ormai, può pubblicamente sostenere l’inadeguatezza di una donna per tale responsabilità. L’opinione pubblica riconosce il buon diritto delle donne a ricoprire qualsiasi livello della gerarchia pubblica, come peraltro è già avvenuto in altri Paesi occidentali.

Altra cosa è valutare quante possibilità concrete abbia una donna di essere eletta dalle Camere riunite in seduta congiunta a metà gennaio. Anche in questo caso possiamo misurare la distanza tra il Paese reale e le sue Istituzioni. Infatti saranno i grandi elettori a scegliere il nuovo Capo dello Stato e non certo l’opinione pubblica.  Nel ceto politico non solo il numero delle donne è ancora abbastanza limitato, ma le elette spesso sono nelle Istituzioni non tanto per il loro “peso politico” quanto per la necessità sempre più avvertita di “dare rappresentanza” al mondo femminile. Sia ben chiaro, non sono in discussione le capacità e il valore delle singole persone ma il meccanismo di selezione che ha portato alla loro presenza. Questa sorta di “dipendenza” delle donne elette nei momenti cruciali conta.

Allora, in una politica largamente maschilista, la scelta di una donna al Quirinale non avverrà perché si fa strada una candidatura tanto forte e autorevole da imporsi all’attenzione dei grandi elettori. Saranno piuttosto altri meccanismi a essere determinanti. Sarebbe auspicabile che dall’opinione pubblica salisse una richiesta inequivocabile per superare un tabù che dura dalla promulgazione della Repubblica. Ma non mi sembra che ce ne siano le condizioni. Oggi prevale la preoccupazione per il futuro immediato, fatto di pandemia e di difficoltà economiche. Non c’è la serenità necessaria per promuovere e sostenere un pressing verso il “palazzo” in grado di imporre una donna al Quirinale. E’ invece possibile che i veti incrociati tra i partiti, nei partiti e tra diversi gruppi di pressione sbarrino la strada ai candidati maschi più gettonati e finiscano per aprire uno spiraglio a una figura femminile su cui possa convergere un ampio consenso. Sembra guardare a questo scenario il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, ma siamo ancora alle prime mosse. Si tratta di una possibilità che, al momento, ha ancora una limitata probabilità di concretizzarsi.  Per fortuna non mancano le personalità femminili, in entrambi gli schieramenti, in grado di percorrere questo stretto sentiero. Inutile citarne i nomi. Certo, non è questa la strada maestra per il Colle, ma quel che conta è il risultato. Anche perché, inutile dirlo, una donna al Quirinale, con qualsiasi maggioranza venga eletta, determinerà una stagione nuova nella rappresentanza politica.

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