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Cosa succede al confine tra Bielorussia e Polonia?

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“Quanti migranti sono esposti anche in questi giorni a pericoli gravissimi e quanti perdono la vita alle nostre frontiere (…) sento dolore per le notizie sulla situazione in cui si trovano tanti di loro, quelli che sono morti nel Canale della Manica, al confine della Bielorussia, molti dei quali sono bambini, di quelli che annegano nel Mediterraneo”. Con queste parole domenica ci ha ammonito Papa Francesco in occasione dell’Angelus.

Prendendo spunto dalle parole del Pontefice proviamo a fare chiarezza sulla situazione al confine tra Bielorussia e Polonia. Da mesi migliaia e migliaia di migranti provenienti dalla Bielorussia cercano di passare il confine polacco per entrare in Europa ma vengono sistematicamente ricacciati indietro dalla polizia e dall’esercito polacchi. Restano così isolati tra i boschi, in un’area scarsamente popolata, esposti alle intemperie invernali, in carenza di cibo e acqua, ai limiti della sopravvivenza. Non possono oltrepassare un confine blindato, ma non possono neppure tornare indietro perché trovano a respingerli i militari bielorussi. In questa situazione decine sono i morti di freddo e di stenti, molti bambini. L’opinione pubblica occidentale si indigna ma sembra incapace di trovare una soluzione, sia essa politica o umanitaria.

Ma come si è potuta verificare questa assurda situazione? Non è semplice ricostruire la situazione ma è possibile mettere qualche punto fermo.

Il primo riguarda la provenienza dei migranti. Vengono in prevalenza dal medio-oriente e sono principalmente curdi e siriani. Non hanno fatto migliaia di chilometri a piedi, ma sembra abbiano preso un volo organizzato dalle autorità bielorusse e siano giunti dall’aeroporto al confine polacco con furgoni e camion. In altri termini si tratterebbe di un traffico di esseri umani appositamente orchestrato. Per questo la Polonia accusa Minsk di usare i migranti come un’arma contro l’Unione Europea. Per questo la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha parlato di inaccettabile strumentalizzazione, “un tentativo disperato del regime di Lukashenko di destabilizzare l’Unione e i suoi valori”.

Perché la Bielorussia ha ingaggiato questo scontro con l’Unione europea? È necessario rammentare che l’Unione ha giudicato illegittima la sesta rielezione di Lukashenko alla guida del Paese e già dall’estate scorsa ha comminato pesanti sanzioni. Minsk spera che l’uso spregiudicato dei migranti possa ricondurre Bruxelles a più miti consigli. Al momento non è così, tant’è che le sanzioni sono state rafforzate, l’Unione è schierata senza tentennamenti a fianco di Varsavia e la situazione rischia di degenerare. Negli ultimi giorni la Bielorussia ha minacciato di interrompere le forniture di gas, oggi più che mai necessarie all’Europa. Ma in questo caso l’ultima parola toccherebbe alla Russia, visto che la Bielorussia è solo un paese di transito. Finora Mosca non ha fatto mancare il proprio appoggio a Lukashenko in funzione antieuropea, anche se diversi osservatori ritengono che Putin prima o poi finirà per sbarazzarsi di un alleato “impresentabile”.

Ma qualche parola va dedicata anche alla Polonia che da un giorno all’altro è diventata terminale di flussi migratori inattesi e innaturali. La reazione, tuttavia, è stata del tutto scomposta e fuori misura. Filo spinato, muri, violenze inaccettabili. Neppure per un istante è stata valutata l’ipotesi dell’accoglienza, semmai chiedendo aiuto e supporto all’Europa. Gli osservatori sono stati tenuti il più possibile lontani, perché non fossero testimoniate le violenze che si stavano compiendo. Nessun ricorso a Frontex o a Europol. Nessun riconoscimento del diritto d’asilo, in dispregio delle convenzioni internazionali. Piuttosto il governo Morawiecki sta sfruttando la vicenda a uso interno per dimostrare all’opinione pubblica di essere capace di difendere con le proprie forze, senza paura e con determinazione, il territorio nazionale. In questa operazione sa di poter contare sull’antica ostilità polacca verso tutto ciò che, direttamente o indirettamente, abbia a che fare con la Russia.

In questo intricato nodo che la comunità internazionale non riesce a sbrogliare restano incagliati migliaia di migranti inermi e innocenti, a dimostrazione che i conflitti internazionali li vedranno sempre più spesso “utilizzati” come armi improprie.

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