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Addio alle aste al doppio ribasso

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Sapete cosa sia un’asta al doppio ribasso? Probabilmente no, a meno che non siate un esperto del settore agroalimentare o della distribuzione. Il meccanismo funziona così. Via email un’azienda della grande distribuzione alimentare invita i propri fornitori a proporre un prezzo per un determinato stock di merce. I casi più comuni riguardano passate di pomodoro, olio, caffè, legumi, conserve di verdura, formaggi. L’offerta più bassa viene utilizzata come base d’asta per chiamare di nuovo le aziende fornitrici per offrire ulteriori ribassi e aggiudicarsi la fornitura. Qual è il risultato? Apparentemente un grande affare per i consumatori che trovano sugli scaffali offerte strabilianti, qualche volta addirittura sottocosto.

In realtà le aste al ribasso producono danni incalcolabili alla filiera agroalimentare. Il primo riguarda la falcidia del reddito dei produttori agricoli, che si vedono costretti a una competizione inaccettabile esclusivamente sul prezzo. Il secondo attiene alla retribuzione del lavoro agricolo nei campi. L’uso del caporalato non è affatto estraneo a queste pratiche di mercato. In più bisogna considerare che il ricorso alle aste al doppio ribasso finisce per condizionare la stessa formazione dei prezzi anche nel mercato “ordinario”, quello che non applica queste procedure sleali.

“In questi anni le aste hanno costretto i produttori a competere selvaggiamente per assicurarsi il contratto con la catena di distribuzione, in una guerra che spinge i prezzi verso il basso e scarica i suoi effetti dannosi sugli ultimi anelli della filiera, cioè agricoltori e braccianti – spiega Fabio Ciconte dell’Associazione Terra!–. Per scoraggiare il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura è fondamentale quindi abolire le pratiche che abbattono il costo dei prodotti che troviamo in vendita al supermercato”.

Per fortuna c’è una buona notizia. Il 4 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un Decreto Legislativo che attua una Direttiva europea in materia di pratiche commerciali sleali. Finalmente è stato introdotto il divieto della vendita di prodotti agricoli e alimentari, attraverso il ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, insieme alla proibizione di condizioni contrattuali eccessivamente gravose per il venditore, ivi compresa quella di vendere prodotti agricoli e alimentari a prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione.

“E’ un risultato storico che aspettavamo da tempo e che dà ragione alla battaglia che portiamo avanti da anni: fermare le aste al doppio ribasso. Si tratta di un chiaro segnale alla Grande distribuzione organizzata – ha affermato Fabio Ciconte – e restituisce dignità agli attori della filiera alimentare, a partire dagli agricoltori ai lavoratori agricoli”. “L’unico scopo di questa pratica è spuntare listini bassi a qualsiasi costo, non prendendo in considerazione nulla – ha dichiarato Raoul Tiraboschi vicepresidente di Slow Food -.  I prezzi bassi si ottengono contenendo i costi di produzione. Questi, nell’immediato, si raggiungono agendo su due fattori: abbassando i salari dei lavoratori e/o diminuendo la qualità delle materie prime. Per questo il provvedimento è sicuramente una decisione che porterà dei vantaggi a tutta la società”.

 

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