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Il Museo dell’Ottocento a Pescara

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E’ stato inaugurato lo scorso settembre a Pescara, con una lectio magistralis del critico d’arte Vittorio Sgarbi, il Museo dell’Ottocento Fondazione Di Persio-Pallotta. Ho avuto il piacere di visitarlo ed è stata un’esperienza meravigliosa per la quantità e la bellezza delle opere custodite.

Si tratta di un museo privato, frutto della grande passione del collezionista Venceslao Di Persio e di sua moglie Rosanna Pallotta. Di Persio, imprenditore illuminato con la passione per l’arte ottocentesca, ha ristrutturare un intero edificio a tre piani degli inizi del secolo scorso, ex sede della Banca d’ Italia, in via Gabriele D’Annunzio e lo ha trasformato in uno spazio espositivo accogliente e suggestivo, con ben 15 sale e 260 opere, soprattutto italiane e francesi, raccolte in 35 anni di ricerche.

Il Museo dell’Ottocento racconta ai visitatori un secolo cruciale per la pittura, come ci spiega la giovane e preparata guida che ci accompagna lungo il percorso. Nulla è lasciato al caso nel museo, tutto è studiato nei minimi dettagli a partire dall’accostamento delle opere e la scelta delle cornici, che sono altrettante opere d’arte, che vanno dal XVI secolo al XIX secolo, con una funzione non semplicemente decorativa ma di valorizzazione dell’opera stessa.

L’Ottocento nel museo si snoda dal vedutismo napoletano, in cui spiccano le tele di Joseph Rebell, alle opere della Scuola di Posillipo e della Scuola di Resina. Un ruolo chiave nella collezione spetta a Domenico Morelli, maestro del nostro abruzzese Francesco Paolo Michetti, di cui possiamo ammirare diverse opere tra cui alcuni “studi” forse addirittura più interessanti delle opere finite.

Il secondo piano è dedicato al rapporto tra Napoli e Parigi. Un grandissimo spazio è dedicato alla Scuola di Barbizon, i cosiddetti ”precursori dell’Impressionismo”.

Nell’ampia rappresentanza di autori presenti si incontrano Vincenzo Caprile, Giuseppe Casciaro, Edoardo Dalbono, Gaetano Esposito, Vincenzo Irolli, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Volpe e altri.

Due sono le sale monografiche: una su Antonio Mancini, con ben diciassette quadri, tra cui Prevetariello in preghiera e Verità, del 1873, quest’ultima considerata una delle perle dell’Ottocento italiano e un’altra su Michele Cammarano.

E ancora gli italiani che soggiornarono a Parigi, come Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi, Federico Rossano. Di grande rilievo i due paesaggi di Gustave Courbet, gli olii di Théodore Rousseau, i paesaggi di Narcisse Virgilio Díaz de la Peña, i dipinti di Charles-François Daubigny, antesignano di Monet e Van Gogh.

Unica donna nel museo è la pittrice Rosa Bonheur, femminista, che lottò duramente per vedersi riconosciuto il suo spazio nella scena artistica.

Insomma un vero e proprio viaggio tra Napoli, Parigi e tutti gli artisti più o meno noti che hanno contribuito a definire l’arte pittorica dell’Ottocento.
“Questo luogo è una vendetta, un riscatto del collezionismo rimasto sempre in una dimensione domestica, personale” ricorda Sgarbi in un video contenuto nel sito del museo. Ed è proprio così, un riscatto sorprendente in cui vale la pena immergersi.

Straconsigliato. Una collezione che anche Sgarbi considera la più importante del centro sud, che rischiava di finire nel Museo d’Orsay di Parigi e che invece abbiamo qui, in Abruzzo: un mare di bellezza a portata di mano. E di occhi.

Per maggiori info: https://museodellottocento.eu/

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