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Dal G20 alla COP26: il clima deve essere una priorità

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Una monetina lanciata di spalle nella Fontana di Trevi, come da tradizione, per esprimere un desiderio. Ma questa volta il desiderio è decisamente più ambizioso rispetto a quello, seppur nobile, di tornare a Roma almeno una volta nella vita. Tra i vari temi affrontati, i 20 “potenti” della Terra hanno assunto un impegno sul clima: mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, seppur eliminando la deadline del 2050 per un mondo a zero emissioni.

Questo in sintesi il risultato sul fronte climatico – definito dal premier Mario Draghi “un successo” – del G20 che si è appena concluso a Roma dove le grandi potenze del mondo hanno ribadito l’urgenza di azioni immediate e impegni a medio termine per contrastare il surriscaldamento globale.

“C’è stato anche un impegno a non intraprendere politiche di emissioni che vadano contro il trend che tutti si sono impegnati ad osservare fino al 2030”, ha spiegato il presidente del Consiglio Draghi. “Si può pensare che questo impegno venga mantenuto. Dopo Parigi le emissioni sono aumentate, soprattutto dopo il Covid. C’è una certa preoccupazione e occorre ora dimostrare credibilità attuando le promesse fatte”.

Draghi ha evidenziato come il summit appena concluso sia stato utile per gettare le basi per una ripresa più equa e per “mantenere vivi i nostri sogni”, ricordando anche come “la Russia e la Cina hanno accettato l’evidenza scientifica degli 1,5 gradi, che comporta notevolissimi sacrifici, non sono impegni facili da mantenersi. La Cina produce il 50% dell’acciaio mondiale, molti impianti vanno a carbone, è una transizione difficile. E’ facile suggerire cose difficili, difficile è eseguirle. Quello che ha fatto il G20 è un risultato straordinario che poteva essere raggiunto solo in un contesto multilaterale. Quello che stiamo facendo oggi è un passo avanti in situazione difficile”.

Il premier ha poi annunciato lo stop nazionale ai finanziamenti delle centrali a carbone nel 2021, che l’Italia triplicherà l’impegno finanziario a 1,4 miliardi l’anno per i prossimi 5 anni per il fondo green sul clima e ha ringraziato gli attivisti che “ci mantengono sulla rotta giusta”. Draghi ha poi aggiunto: “vogliamo essere giudicati da quello che faremo, non da quello che diciamo. La nostra credibilità dipende dalle nostre azioni. Siamo fieri dei risultati ottenuti al G20 ma è solo l’inizio”.

E mentre qualcuno già vede con estremo scetticismo l’impegno preso dai rappresentanti delle 20 potenze economiche mondiali, un ulteriore passo avanti è quello che ora ci si aspetta dalla COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, in fase di svolgimento in questi giorni a Glasgow.

Del resto, l’urgenza è ormai sotto gli occhi di tutti: non bisogna essere scienziati per notare che, in tutto il Pianeta, le catastrofi legate al clima sono sempre più drammatiche. Noi italiani abbiamo ancora nella memoria le immagini di Catania dei giorni scorsi o il record dei 48,8 gradi registrati in provincia di Sicuracusa ad agosto, ma nel 2021 gli episodi negativamente incredibili registrati sono numerosi. Solo per citare i principali: per la prima volta sulla calotta glaciale della Groenlandia ha piovuto invece di nevicare, in California si sono raggiunti i 54,4 gradi, le inondazioni hanno devastato diversi villaggi della Germania, del Belgio e della Cina nello stesso mese, mentre in America alcune importanti riserve idriche si svuotavano a causa di una siccità estrema durata per mesi. Per non parlare degli incendi che hanno mandato in fumo milioni di ettari di vegetazione.

Proprio in queste ore, l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha presentato il suo rapporto sullo Stato del Clima Globale 2021, dal quale emergono tanti dati allarmanti. Uno su tutti: gli ultimi sette anni sono stati i più caldi di sempre.

E allora forse è arrivato davvero il momento di agire perché, come ci ricorda quotidianamente Greta Thunberg e il movimento Fridays for Future, non esiste una Pianeta B.

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