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Non c’è pace per il Myanmar

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Dal Myanmar (ex Birmania), dopo il colpo di Stato di cui avevamo parlato in questo articolo, arrivano notizie  sempre più incredibili e agghiaccianti.

Infatti, dalla rete di associazioni e organizzazioni umanitarie arrivano testimonianze scritte, video e foto che dimostrano una situazione politica, sociale, economica e sanitaria decisamente devastante.

Qualche giorno fa è giunto un annuncio ufficiale, attraverso reti televisive internazionali, della formazione di un Governo-ombra che intende opporsi agli occupanti militari protagonisti del colpo di Stato di febbraio.

Purtroppo i militari al governo sequestrano anche i bambini, allo scopo di ricattare gli oppositori; non di rado gli agenti del governo reprimono con mano pesante le manifestazioni a Yangon (capitale del Paese) e hanno, per esempio, rapito e tenuto in ostaggio un ragazzo di quattordici anni per poter ricattare suo padre, un ex leader locale della Lega Nazionale per la Democrazia, affinché si consegnasse ai militari.

Ma organizzazioni come Save the Children o Unicef, presenti in Myanmar, affermano in diverse note: «Non risparmiano nemmeno i bambini piccoli di coloro che vogliono arrestare a tutti i costi».

Nel suo ultimo rapporto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite il relatore Tom Andrews ha accennato ad alcuni dei terribili fatti di cui è venuto a conoscenza dall’interno del Paese dopo il golpe.

Non solo, ha spiegato come da luglio a oggi la giunta abbia ucciso almeno 75 bambini di età compresa tra 14 mesi e 17 anni, ma secondo lo stesso Andrew, ai soldati è richiesto regolarmente perfino di rapire i figli, oltre ai parenti stretti, dei sospetti ribelli. «Ho ricevuto rapporti credibili su 177 casi. Queste vittime di arresti arbitrari includono bambini molto piccoli, di 20 settimane».

Nella sua denuncia il relatore ha anche sottolineato: «Le organizzazioni della società civile del Myanmar stanno salvando vite, hanno bisogno e meritano il nostro sostegno». Per questo secondo lui è necessario che la comunità internazionale faccia un cambiamento di rotta se vuole risolvere una crisi che vede, oltre alle violenze quotidiane, più di 230.000 civili sfollati a causa della repressione militare. «Il piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite per il Myanmar del 2021 – ha spiegato – ha ricevuto fino ad oggi solo il 46% dei fondi richiesti. Possiamo e dobbiamo fare di meglio».

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