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Le donne afgane e l’Occidente

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In queste settimane tutti parlano delle donne afgane, coloro che se ne sono sempre interessati come quelli che non se ne sono mai occupati. L’Occidente, all’improvviso, scopre le donne afgane e chiede a gran voce tutele e libertà. Grandi testate e piccoli giornali locali, radio e televisioni moltiplicano servizi e speciali, ma anche nei social media un’infinità di persone scrive, commenta, condivide. D’altra parte le immagini delle madri che “offrono” ai soldati i loro bambini hanno indignato e commosso. Le donne costrette ad abbandonare il lavoro e le ragazze escluse dalle scuole lasciano senza parole. Di fronte a tutto ciò l’opinione pubblica occidentale “impazzisce”, grida allo scandalo e si fa inflessibile paladina delle donne oppresse dall’oscurantismo talebano. Giusto, giustissimo, ma…

Quanto durerà l’attenzione per queste donne? Quanto l’indignazione? In poche settimane si sono già attenuate, presto scompariranno. Perché si tratta di interesse superficiale, di buoni sentimenti disponibili a cedere il passo quando altro preme.

D’altra parte su cosa si basa questo grande interesse? Spero di sbagliarmi, non credo sul rispetto e la considerazione per la storia delle persone. Temo prevalga il principio di omologazione. Anche per le donne, come per i migranti e qualsiasi tipo di minoranza, desideriamo che tutti siano uguali a noi, in breve, tutti occidentali. Se gli statunitensi hanno pensato di esportare la democrazia, nel piccolo ciascuno desidera che l’altro sia sempre più simile a sé. La differenza turba, infastidisce, preoccupa. Quindi, quale migliore occasione della difesa dei diritti delle donne per consolidare l’esportazione di un unico stile di vista, di una stessa visione del mondo!

Ma c’è un altro elemento che non posso tacere. Come si può dividere la sorte delle donne afgane da quella dell’intero popolo afgano? Tutto l’Afghanistan soffre, prima strumentalizzato dall’Occidente, poi oppresso dalla minoranza talebana. Le donne sono in questa vicenda, non una storia a parte.

Quindi, quanto ascoltiamo e leggiamo è solo frutto di ipocrisia? No, l’indignazione è autentica, tante persone mostrano una sensibilità nuova verso le donne ma non farei molto affidamento sulla dimensione politica internazionale, sulla grande comunicazione.

Cosa possiamo fare, allora, per uscire dal coro senza essere indifferenti? Intanto evitare di partecipare all’indignazione di maniera, abbandonare le ipocrisie e le falsità che hanno segnato la storia recente del rapporto tra Paesi occidentali e Afghanistan. Occupiamoci della sostanza. Lo stanno facendo Emergency e Croce Rossa Internazionale rimanendo lì e svolgendo con grande impegno il proprio lavoro. Lo possiamo fare anche noi dimostrando un interesse autentico, costante e rispettoso per quel popolo, per quelle donne, per quel Paese. La partita sarà lunghissima. I nuovi talebani sono una realtà da scoprire. Ma una cosa è certa: ad ogni latitudine chi lotta per la libertà, per i diritti, per l’eguaglianza, per l’emancipazione dalle oppressioni di qualsiasi tipo ha sempre bisogno di interlocutori attenti, di relazioni internazionali, di sostegno dell’opinione pubblica. Questo può essere il nostro impegno per l’Afghanistan e per le donne afgane.

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