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Haiti: terremoto e tempesta tropicale l’hanno devastata

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Haiti, il 14 agosto scorso, è stata colpita da un devastante terremoto di magnitudo 7,2 e di nuovo l’isola si trova in ginocchio. Il sisma ha lasciato dietro di sé l’usuale scia di morti e devastazioni il cui bilancio, attualmente, è stimato in oltre 2.200 morti e almeno 12.000 feriti. Ma non basta, perché esiste un numero ancora imprecisato di dispersi, probabilmente molto alto. E il tragico fenomeno ha provocato distruzione e  fango, con migliaia di persone  che – ancora una volta – hanno perso tutto e chiedono soccorso.

Non possiamo infatti dimenticare che proprio ad Haiti un altro violentissimo terremoto aveva provocato, nel 2010, oltre 230.000 vittime, con un conseguente crollo dell’economia dell’isola che non è mai stato recuperato. Senza contare la successiva epidemia di colera che ha mietuto quasi 10.000 vittime.

Ma torniamo ad oggi: l’Unicef stima che, su una popolazione di 11 milioni di persone, siano state colpite almeno 1.200.000 persone dalla violenza del sisma, compresi almeno 540.000 bambini per i quali è praticamente impossibile trovare un riparo sicuro, acqua potabile, cibo e tantomeno un’adeguata assistenza sanitaria.

È MSF, presente da subito, a fornire un quadro della situazione con Alessandra Giudiceandrea, capo missione di Medici Senza Frontiere ad Haiti, che ha spiegato: «Una situazione che resta critica per gli haitiani e che il terremoto ha solo aggravato. Infatti è arrivato in un momento non facile per Haiti. Da mesi a causa dei conflitti politici, la popolazione era già in estrema difficoltà, era carente di cibo e di sostentamento. Quindi i problemi strutturali restano, con in più i gravi disagi dovuti al terremoto. Il principale ostacolo ai soccorsi resta l’inaccessibilità delle strade, in alcuni casi è necessario ricorrere all’elicottero. In questo modo – afferma la capo missione – non è facile arrivare a tutti. Per fortuna, nei villaggi dove siamo arrivati di recente c’erano pochi feriti. Ma temo che ci siano altri villaggi dove nessuno è arrivato. Fra l’altro – evidenzia – i soccorsi si sono concentrati nelle grandi città, perché più facilmente raggiungibili e questo ha creato anche delle tensioni sociali. Sull’unica strada nazionale facilmente percorribile ci sono state violenze, convogli carichi di aiuti umanitari che sono stati bloccati da chi si sentiva scavalcato e non aiutato». (fonte Ansa)

Purtroppo al peggio non c’è mai fine: sull’Isola caraibica si è scatenata anche la tempesta tropicale Grace che non solo ha rallentato i soccorsi, ma a sua volta ha provocato inondazioni, crolli e frane. Le ultime stime parlano di oltre 60.000 case distrutte e più di 76.000 abitazioni hanno subito danni importanti. È inoltre crollato un ponte dove transitavano i camion per i soccorsi; ci sono stati prolungati black out e sono saltate le linee telefoniche.

Anche Unicef è in piena attività per fornire teloni per rifugi di emergenza, latrine e docce, serbatoi per la distribuzione sicura dell’acqua potabile, compresse per il trattamento dell’acqua, sapone e kit igienici. Gli aiuti arrivano, ma a rilento e purtroppo bande armate bloccano i convogli che portano assistenza, chiedendo denaro per il rilascio dei mezzi. Come spesso siamo costretti a constatare, è l’uomo l’animale più feroce verso il suo simile.

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