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L’economia sociale in Italia

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Che cos’è l’economia sociale? Quali i suoi protagonisti? Quanto pesa in termini di fatturato e occupazione in Italia? In quali settori interviene? In quali regioni incide maggiormente?

A queste e ad altre domande hanno cercato di rispondere l’Euricse e l’Istat mettendo insieme i dati disponibili per il periodo 2015-2017 con la pubblicazione del rapporto L’Economia Sociale in Italia. Dimensioni, caratteristiche e settori chiave, presentato on line l’11 maggio scorso. L’evento, moderato dal giornalista del Corriere della Sera Dario Di Vico, ha visto la partecipazione della viceministra dell’Economia e Finanze, Laura Castelli, del segretario generale Euricse Gianluca Salvatori, di Caterina Viviano responsabile Servizio registri statistici Istat. I risultati della ricerca, presentati da Eddi Fontanari e Massimo Lori, curatori del rapporto, sono stato oggetto del dialogo tra il presidente di Euricse Carlo Borzaga e il presidente del CNEL Tiziano Treu. La registrazione dell’iniziativa è disponibile alla pagina https://www.youtube.com/watch?v=mIxTGnjZaQY

I dati del rapporto
Sono quasi 380 mila le organizzazioni dell’economia sociale (associazioni, cooperative, mutue, fondazioni e altre istituzioni nonprofit) per un valore aggiunto complessivo di oltre 49 miliardi di euro e oltre 1 milione e mezzo di addetti, più di 5,5 milioni i volontari. Tre su quattro sono associazioni, ma le cooperative impiegano i tre quarti degli addetti e contribuiscono alla creazione di quasi il 60% del valore aggiunto.

In prevalenza operano nell’ambito delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (37%), ma i settori più rilevanti dal punto di vista economico e dell’occupazione sono quelli dell’istruzione (oltre il 60% del comparto privato), della sanità e dell’assistenza sociale (35,9% del valore aggiunto, 45,1% degli addetti sempre del settore privato).

A livello geografico, le presenze più significative si riscontrano in Lombardia (il 15% delle organizzazioni e il 22% del valore aggiunto) e in Emilia-Romagna (l’8% delle organizzazioni e il 15% del valore aggiunto).

I dipendenti sono in maggioranza donne (57,2%) con un elevato livello di istruzione (21,4% contro il 14,6% di chi lavora nelle imprese tradizionali); diffusissimo l’utilizzo del part-time anche a motivo del peso della componente femminile (45,9% contro il 26,8% delle altre imprese).

Nel periodo preso in considerazione (2015-2017) il numero di organizzazioni dell’economia sociale aumenta del 4,2%, così come è cresciuto il numero di dipendenti (+3,5%). L’incremento maggiore al Sud mentre, rispetto ai settori di attività crescono gli ambiti dell’istruzione (+16,2%) e della cultura e sport (+13,6%).

“L’ultima parte del rapporto è dedicata a focus settoriali su sanità e assistenza sociale, istruzione e formazione, cultura, sport e ricreazione: l’analisi evidenzia che il processo di policy making a livello degli enti territoriali e locali ha prodotto un welfare a geometria variabile in cui cambia l’apporto di amministrazioni locali, mercato ed economia sociale e che restituisce una rappresentazione di quest’ultima che va oltre la tradizionale separazione tra Nord e Sud del Paese”.

Come ha rilevato il presidente di Euricse Carlo Borzaga “oggi serve una visione complessiva della rilevanza e della diffusione di tutte le organizzazioni centrate sulle persone e gestite di conseguenza. È fondamentale soprattutto in questo momento in cui è necessario alleviare le sofferenze sociali e contestualmente rilanciare l’economia, anche attraverso la messa a terra di molti dei progetti del Pnrr dove, anche se il Piano non lo prevede in modo esplicito, le organizzazioni dell’economia sociale avranno un ruolo determinate”.

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