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Luca Attanasio: in ricordo di un giovane ambasciatore italiano

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Alle ore 13:00 del 22 febbraio 2021, l’account Twitter del Ministero degli Affari Esteri rende ufficiale la notizia della morte dell’Ambasciatore Straordinario Plenipotenziario accreditato presso la Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio e di Vittorio Iacovacci, carabiniere che scortava l’ambasciatore. Il comunicato viene corredato da una fotografia parata a lutto del Palazzo della Farnesina. Da una prima ricostruzione dei fatti, pare si sia trattato di un attacco al convoglio ONU con il quale viaggiava il diplomatico da parte di una delle numerose organizzazioni terroristiche attive nella zona nel tentativo di rapirlo. Lascia sua moglie Zakia e tre bambine piccolissime.

Lo sgomento seguito alla notizia è stato – forse anche inaspettatamente – molto forte; una sensazione di malessere per qualcosa che si percepisce essere sbagliato, fuori posto. Con l’arrivo dei dettagli sull’accaduto, l’opinione pubblica italiana ha conosciuto il talento, la dedizione e l’instancabile lavoro di un diplomatico italiano in servizio in uno Stato fallito. Ho tuttavia la sensazione che il riflettore acceso sull’operato della rete diplomatico-consolare italiana sia destinato a spegnersi di nuovo molto presto. Mi sento dunque di commentare i fatti da tre punti di vista.

Da studente magistrale di Relazioni Internazionali, desidererei prima di tutto sottolineare quanto coraggiosa sia stata la decisione dell’ambasciatore Attanasio di accettare l’assegnazione in RDC. Il Paese centroafricano versa in condizioni tragiche da anni, tra guerre e periodi di seria instabilità politica. Da vent’anni è attiva nel Paese la missione ONU di Peacekeeping MONUSCO – Mission de l’Organisation des Nations Unies pour la stabilisation de la République démocratique du Congo – per la ricostruzione di un sistema-paese che possa garantire pace a lungo termine. Un padre di famiglia, nonché uno dei massimi esperti italiani in affari internazionali, era perfettamente conscio dei rischi e ciononostante ha posto il servizio del Paese prima della propria vita. Perché sì, non sono soltanto i militari a servire l’Italia con dedizione all’estero.

Da cittadino italiano, la tristezza per la scomparsa di una vita così giovane è profonda. L’ultima comunicazione video da parte dei canali social dell’Ambasciata d’Italia a Kinshasa è del 2 giugno 2020, in occasione della Festa della Repubblica. Si tratta di un video di auguri a tutti gli italiani residenti in RDC. Un video cordiale, che cercava di portare un po’ di conforto ai concittadini presenti in Congo nel bel mezzo di una pandemia globale che, anche se non ha colpito troppo duramente il continente africano, non permetteva il rientro in patria. L’uomo apparso in video era sorridente, allegro e dal tono quanto più caldo possibile, non sembrava neanche si trovasse nel Paese più pericoloso del mondo per una persona che svolge la sua professione. Le numerose testate giornalistiche che hanno parlato dell’accaduto hanno anche riportato l’assegnazione del Premio Nassiriya per la Pace nel 2020. Il premio, assegnato dall’Associazione Culturale Elaia e dallo Stato Maggiore della Difesa, è un riconoscimento a chi quotidianamente si impegna per lasciare un mondo un po’ più sicuro e pacifico di quello che ha trovato alla nascita. E Luca Attanasio stava lavorando esattamente per questa ragione.

E infine a livello personale. Ho 22 anni, sto studiando e facendo esperienze per ottenere quelle conoscenze e competenze che in un futuro non troppo lontano vorrei poter mettere al servizio del mio Paese. La carriera diplomatica è, a ragione, un ambiente altamente competitivo che richiede alti livelli di preparazione, in modo da poter sostenere il peso di altrettanto alte responsabilità. Mi piace immaginare un giovane Attanasio alla fine degli anni ’90, studente in Bocconi, con ambizioni non troppo dissimili dalle mie. Magari un ragazzo giovane che sa ciò che vuole, sa come ottenerlo e sa quanto sia difficile il percorso. E’ mai possibile che si sia resa necessaria la morte di un brillante diplomatico per mostrare all’Italia il lavoro che 950 diplomatici italiani svolgono per questa nazione? La mia speranza a questo punto è che più giovani ragazzi, dall’alta vocazione civile, si rendano conto che è possibile dare il proprio contributo per mostrare il proprio amore per l’Italia. Lo si fa attraverso lo studio e l’impegno. Io lo farò anche per Luca Attanasio, gli è quanto meno dovuto.

Ciao Luca.

 

di Ivan Rappa

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