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Rilanciare le aree interne: l’esempio della Sardegna

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Lo spopolamento è uno dei tanti problemi delle nostre aree interne, specie nel Sud, e l’Italia è un Paese pieno di posti meravigliosi ma piccoli, da cui spesso si scappa per mancanza di opportunità lavorative. Proprio per combattere questo fenomeno così capillare è nata in Sardegna la “Rete dei giovani delle aree interne” promossa da “Officine coesione per le aree interne” a supporto del Comitato tecnico aree interne (Ctai).

L’obiettivo è quello di creare un dialogo virtuoso tra associazioni, attivisti, operatori economici e dei servizi, per promuovere azioni che vadano a valorizzare le risorse del territorio.

“Speriamo che questo network in fase di costituzione possa diventare un laboratorio di idee e progetti volti al rilancio delle comunità attraverso il protagonismo giovanile”, spiega Danilo Lampis, 27 anni, consigliere comunale di Ortueri (Nuoro) e segretario della Rete delle Associazioni-Comunità per lo sviluppo Sardegna. Lampis sottolinea come le aree interne siano piene di potenzialità latenti ma è necessario scommetterci e lavorarci affinché possano diventare veri e propri laboratori di sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile.

Da qui la necessità di investire in primis su istruzione e formazione nonché in piani per la buona occupazione “che favoriscano la nascita e la cooperazione di attività che puntano sulla qualità del lavoro, sulla sostenibilità e l’innovazione tecnologica, progetti per la riqualificazione degli spazi pubblici e degli immobili privati, una rigenerazione della Pubblica Amministrazione”.

Lampis è nato a Ortueri, un paesino nel cuore della Sardegna ma si è laureato in filosofia a Bologna. Poco più di un anno fa ha deciso di tornare nell’isola, dopo anni di esperienze di attivismo nell’Unione degli Studenti, di cui è stato coordinatore nazionale, dentro Libera contro le Mafie e nell’Arci e la sua esperienza è simile a quella di tanti altri giovani professionisti che decidono di tornare nei luoghi di origine per trasformarli, applicando le competenze acquisite.

Anche in questo caso è pioniera la Sardegna. Artefici del progetto sei giovani donne che, volendo combattere lo spopolamento, hanno creato un’associazione di promozione sociale che è stata premiata con un finanziamento del Corpo Europeo di Solidarietà.

Si tratta di Sardinia Spop Tourism, nata in piena pandemia con l’obiettivo di valorizzare le aree rurali della Sardegna, in particolare quelle delle zone interne.

“Lanciamo un appello a tutti i viaggiatori che desiderano visitare la nostra isola: non fermatevi alla costa. Addentratevi anche nelle aree interne. Il mare è certamente meraviglioso, ma solo inoltrandovi nell’entroterra potrete capire perché amiamo così tanto la nostra terra e perché la vogliamo far conoscere, proteggere e valorizzare in tutte le sue forme”.

Quando potremo finalmente tornare a viaggiare, facciamoci un pensierino.

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