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Civita di Bagnoregio patrimonio dell’umanità

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Quando ancora si poteva viaggiare, in quella che sembra davvero una vita fa (eppure era solo il 2019), sono stata, durante una gita domenicale con gli amici, a Viterbo e da lì a Civita di Bagnoregio.

Non ne avevo mai sentito parlare ma una delle mie più care amiche, conoscendo la mia passione per la morte, mi ha detto “devi assolutamente vederla, è la città che muore!”.

Fermi tutti. In che senso, mi sono chiesta? Da lì, googlando un po’, ho scoperto la storia di questa frazione di Bagnoregio, nel territorio della Tuscia, ai confini di Toscana e Umbria. Un borgo etrusco con più di duemila anni di storia, considerato uno dei borghi più belli d’Italia e che si sta lentamente sgretolando, essendo costruita su una montagna di tufo. Ecco perché è la città che muore, appellativo ideato dallo scrittore Bonaventura Tecchi, che a Civita trascorse la sua giovinezza.

La continua erosione della terra ha determinato lo svuotamento dell’antico paese che adesso ospita solo 11 residenti. Eppure grazie alla mobilitazione del mondo della cultura è diventata una delle mete turistiche più apprezzate del nostro Paese e viene visitata ogni anni da più di 700mila persone.

Per arrivarci l’unica via è attraversare a piedi un lungo ponte di cemento armato, sospeso sulla valle dei Calanchi, che offre ai visitatori uno scenario suggestivo di una bellezza mostruosa. Toglie il fiato la città che muore e la sensazione che si ha appena passato il ponte, una volta raggiunta la famosa piazzetta, è di entrare davvero in un’altra epoca, un altro tempo.

Ebbene, è di qualche giorno fa la notizia che “il paesaggio culturale di Civita di Bagnoregio” è candidato a patrimonio dell’umanità Unesco per il 2022, candidatura motivata come “esempio di eccezionale interazione umana con un ambiente ostile costantemente minacciato da forze naturali”.

L’eccezionale resilienza della comunità, che cerca di mitigare fenomeni irreversibili ininterrotti da secoli, contribuisce in modo sostanziale a rendere Civita di Bagnoregio un paesaggio culturale di straordinaria rilevanza, come descritto dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco.

Nel mio piccolo viaggio ricordo perfettamente quel senso di precarietà, di fragilità che si respira nell’aria ma allo stesso tempo la magia di un luogo antico e pieno di energia, che si aggrappa ancora alla vita, pur minacciato da frane ed erosioni del terreno già dal XVII secolo.

Eppure resiste Civita, anche se muore, e rimane uno dei luoghi più suggestivi che abbia mai visitato. Una meta imperdibile.

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