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Bella Dentro, la startup che guarda oltre

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Una lodevole iniziativa quella della startup milanese Bella Dentro, nata nel 2018, che porta con sé una riflessione filosofica oltre che pubblicitaria davvero originale: salvare frutta e ortaggi considerati “brutti”. È questo il progetto di due giovani, Camilla Archi e Luca Bolognesi che, insieme alla cooperativa L’Officina di Codogno, si occupano della trasformazione di prodotti considerati non appetibili sul mercato semplicemente perché imperfetti o non in linea con i canoni estetici dominanti. Fa sorridere un po’ questo snobismo, ma quante volte al supermercato abbiamo scelto i frutti più belli credendo che fossero anche più buoni?

L’obiettivo di Bella Dentro è dunque recuperare questi beni per tre motivi principali: innanzitutto contribuire a ridurre lo spreco alimentare, sostenere gli agricoltori e infine promuovere forme di inclusione trasformando parte dei prodotti in confetture, succhi o prodotti essiccati grazie alla cooperativa sociale L’Officina.

La cooperativa tra l’altro dà lavoro a persone con autismo o in condizioni di fragilità sociale, un traguardo raggiunto nel 2020, nel corso della pandemia, e sempre lo scorso anno è stato creato anche un laboratorio dedicato all’essiccazione che, come racconta Paola Pozzo, presidente della cooperativa di cui è fondatrice insieme a Marco Notari, va ad aggiungersi alle attività di assemblaggio e di trasformazione di prodotti ortofrutticoli avviata già da tempo, ad esempio col progetto L’Orto di tutti, facendo rete con realtà produttive del territorio impegnate nell’agricoltura sociale.

Rispetto al tema della disabilità, L’Officina segue un metodo che Paola Pozzo definisce innovativo: “Il nostro è un posto dove noi lavoriamo con loro, non per loro. Si tratta di un lavoro reale, non assistito, non di terapia occupazionale. Ecco perché all’interno della cooperativa non ci sono educatori. Formiamo i lavoratori con chi quel mestiere lo sa fare, anche se ci organizziamo momenti formativi con un gruppo esterno guidato dall’esperta Marilena Zacchini della Fondazione Sospiro”.

Per quanto riguarda i prodotti “salvati” questi ultimi vengono venduti online e in gran parte nel negozio che Camilla e Luca hanno aperto a settembre scorso a Milano dopo una prima avventura da venditori ambulanti a bordo di una stravagante Ape car, indovinate un po’? anche lei brutta. Inoltre l’invenduto viene donato a organizzazioni che aiutano persone bisognose del territorio.

Insomma un progetto sociale davvero ambizioso e curato nei dettagli a cui auguriamo lunga vita e che per quanto riguarda Camilla, affonda le radici nella storia della sua famiglia: “Mia nonna era un’imprenditrice agricola particolare; una donna alto borghese con una laurea in farmacia che ha tenuto in mano la sua azienda fino alla fine dei suoi giorni. Lei mi diceva sempre: ‘Qualunque cosa accada, potrai fare a meno di un avvocato, ma non di un agricoltore’. E questa pandemia ce lo ha dimostrato: l’agricoltura ci fa ancora mangiare nonostante in questo settore sia lecito pagare al di sotto dei costi di produzione”.

La prossima volta che entriamo in un supermercato alla ricerca del frutto perfetto, ricordiamoci di questa storia.

Ogni cosa ha la sua bellezza, ma non tutti la vedono. (Confucio)

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