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Usa e il grottesco assalto al Congresso

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Credevamo di aver già fatto un brutto tuffo nel passato con la pandemia che nel 2020 ci ha riportato indietro di 100 anni e soprattutto speravamo che il nuovo anno iniziasse con maggiore serenità.

E invece non è trascorsa neanche una settimana dall’inizio del 2021 e già abbiamo dovuto registrare un episodio che ha lasciato a bocca aperta tutto il mondo e che ci ha riportato tristemente indietro di diversi secoli. Mi riferisco, chiaramente, a quanto accaduto nei giorni scorsi negli Stati Uniti d’America e precisamente all’assalto al Congresso di Washington, violentemente assediato da centinaia di sostenitori dell’ex presidente Donald Trump. Una rivolta dai toni grotteschi, sia per il numero di vittime (4) e di feriti (13), sia per le modalità di attuazione e, non ultimo, per il travestimento scelto dallo “sciamano”, uno dei facinorosi che ha guidato l’assalto e che finirà, nostro malgrado, sulle pagine di storia.

Un colpo al cuore soprattutto per gli americani che da sempre si proclamano paladini della democrazia, ma soprattutto per coloro che pensavano finalmente di aver chiuso un triste capitolo della storia statunitense, fatto di tanto odio e violenze, mandando a casa l’aizzatore per eccellenza Trump e lasciando spazio al rassicurante Joe Biden. Che la transizione non sarebbe stata facile era apparso evidente da subito, ma nessuno si sarebbe mai aspettato un colpo di scena simile.

L’assalto a Capitol Hill, promosso da “semplici” manifestanti e non da esperti terroristi o squadre militari, ha messo in luce una falla nel sistema della sicurezza americana che lascia quanto mai sbigottiti. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo riportano indietro nel tempo e ricordano le scene viste in alcuni film, come ad esempio quelli sulla Rivoluzione francese. Peccato che in quel caso, però, si parli di episodi accaduti diversi secoli fa e soprattutto di lotte per la democrazia.

Quella verificatasi il giorno dell’Epifania a Washington, invece, è una protesta che nulla ha a che fare con la democrazia e la libertà. E’ la dimostrazione di come i fomentatori di odio, razzismo, rancore e violenza – di cui Trump è uno dei rappresentanti più illustri di questo secolo – riescano facilmente a far presa su persone senza un briciolo di lucidità, capacità di dialogo o semplicemente di buon senso. Ma anche di come i social network, troppo spesso, amplifichino questo fenomeno. Non è un caso se, a poche ore dall’assalto del Campidoglio, sede del Congresso,  gli account del presidente Trump, che ha continuato a sostenere la sua tesi complottistica, siano stati temporaneamente sospesi. Così come bene ha fatto, a mio avviso, il “padre” di Facebook Mark Zuckerberg ad annunciare che non saranno riattivati prima del 21 gennaio, giorno dell’insediamento del nuovo presidente e data fino alla quale il sindaco di Washington ha esteso lo stato di emergenza temendo nuovi scontri.

Intanto per il Tycoon c’è chi propone l’ipotesi di invocare il 25esimo emendamento della Costituzione – che prevede che il vicepresidente prenda i poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico – e chi, come la deputata democratica Ocasio-Cortez, annuncia di essere già al lavoro per la stesura degli articoli per l’impeahchment.

Indipendentemente da come andrà, Donald Trump uscirà di scena (speriamo che lo faccia il prima possibile) nella maniera meno dignitosa che potesse scegliere, ma probabilmente concludendo con estrema coerenza il pessimo percorso umano, politico e amministrativo che ha portato avanti in questi ultimi 4 anni. Far scendere a più miti consigli i suoi sostenitori più accaniti, invece, probabilmente sarà un compito più arduo.

 

Il direttore

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